14/03/2019, 09.09
PAKISTAN – INDIA – CINA
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Pechino contro l’Onu: Masood Azhar non è un terrorista. In salvo la Via della seta

Il governo cinese utilizza una “sospensione tecnica” per guadagnare altri nove mesi di tempo. Usa, Gran Bretagna e Francia – su pressione di Delhi – volevano l’inserimento del radicale islamico pakistano nella lista dei terroristi a livello mondiale. Questo avrebbe consentito il congelamento dei suoi beni.

New York (AsiaNews/Agenzie) – Per la quarta volta nel giro di pochi anni, la Cina ha bloccato in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la richiesta d’inserire il nome di Masood Azhar nella lista dei terroristi a livello mondiale. Egli è il capo del gruppo fondamentalista islamico pakistano Jaish-e-Muhammed (JeM) che il 14 febbraio ha compiuto il più sanguinoso attentato contro militari dell’esercito indiano in Kashmir, uccidendone 44. L’attacco ha fatto ripiombare India e Pakistan sull’orlo di una nuova guerra.

La richiesta è stata bocciata ieri durante una riunione del Consiglio a New York. L’iniziativa era promossa da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna – su pressione del governo di Delhi – che avevano depositato la mozione il 27 febbraio scorso. I diplomatici cinesi hanno respinto la richiesta poco prima della scadenza del termine ponendo una “sospensione tecnica” che fa guadagnare altri nove mesi di tempo per decidere.

La delegazione cinese sostiene di non aver avuto tempo a sufficienza per esaminare la richiesta e ritiene il proprio veto un “atteggiamento responsabile”. Da parte sua, il governo dell’India ha condannato la posizione cinese e afferma che “farà tutto il necessario per assicurare alla giustizia i leader terroristi coinvolti in odiosi attacchi contro i nostri cittadini”.

L’inclusione di Azhar nella lista Onu degli “sponsor del terrorismo internazionale” avrebbe consentito il congelamento dei beni del gruppo, un embargo sulla possibilità di effettuare viaggi e acquistare armi. In precedenza, Pechino ha bloccato il voto su Azhar in tre occasioni: 2009, 2016 e 2017.

Secondo gli esperti, il veto cinese ha messo in salvo gli interessi di Pechino in Pakistan, suo fedele alleato. Al contrario, se il governo cinese avesse ceduto alle pressioni internazionali, avrebbe potuto pagare a caro prezzo la sua decisione in termini di sicurezza per le infrastrutture della Nuova Via della seta che corrono sul suolo pakistano.

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