11/03/2020, 09.56
CINA
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Pechino, Xu Zhiyong recluso con l’accusa di sovversione

L’attivista per i diritti umani è sorvegliato in una residenza segreta. Rischia tra gli 8 e i 15 anni di carcere. Ha accusato Xi Jinping di aver gestito male la crisi del coronavirus, la guerra commerciale con gli Usa e le proteste a Hong Kong. Gli intellettuali cinesi criticano il regime; alcuni in Occidente lo esaltano.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – L’attivista per i diritti umani Xu Zhiyong è recluso in una prigione segreta per “incitamento alla sovversione contro il potere dello Stato”. Egli ha di recente consigliato al presidente cinese Xi Jinping di dimettersi per i suoi fallimenti personali. Amici e familiari sostengono che l’ex docente di diritto all’università di Pechino ora rischi tra gli 8 e i 15 anni di carcere. Essi affermano di aver ottenuto l’informazione dalla polizia di Pechino dopo ripetute richieste.

La misura restrittiva a cui Xu è sottoposto, in attesa del completamento delle indagini, può durare fino a sei mesi, e non permette contatti con la famiglia e il suo legale. La sua fidanzata, Li Qiaochu, è reclusa con la medesima accusa e le stesse modalità.

In fuga da tempo, dopo aver partecipato lo scorso dicembre a un incontro con attivisti democratici a Xiamen (Fujian), Xu è stato arrestato il 15 febbraio a Guangzhou (Guangdong) nel corso di un “controllo sanitario” per prevenire il propagarsi del coronavirus (Covid-19). L’accademico, fondatore del Movimento dei nuovi cittadini, è un noto critico del Partito comunista. Per le sue idee a difesa della democrazia, e per aver denunciato la corruzione dei leader cinesi, egli è stato imprigionato nel gennaio 2014, scontando una pena di quattro anni.

Xu ha pubblicato a inizio febbraio un articolo sul web in cui sostiene che Xi è stato “incapace di gestire” la crisi del coronavirus. La sua accusa è che la stretta del regime sulla libertà di espressione abbia contribuito alla diffusione incontrollata dell’infezione polmonare. Per l’attivista, il presidente cinese ha fallito anche nell’affrontare la guerra dei dazi con gli Stati Uniti e le proteste pro-democrazia a Hong Kong.

Non solo, Xu attacca il “leader supremo” per quelli che definisce progetti “stravaganti”: la Belt and Road Initiative, che dovrebbe accrescere l’influenza geopolitica del Paese attraverso il miglioramento dei collegamenti commerciali tra Asia, Africa ed Europa; la “Xiong’an New Area”, che punta a creare tre zone di sviluppo speciali nella provincia interna dell’Hubei; e il programma nazionale di “alleviamento della povertà”.

In passato, Xu aveva accusato il presidente cinese di aver dato vita a un “nuovo modello di totalitarismo”. Mentre in Occidente serpeggia l’idea che la natura dittatoriale del regime abbia favorito il contenimento dell’epidemia in Cina, egli – come anche Xu Zhangrun e He Weifang, altri accademici critici del Partito e della sua leadership – hanno alzato la voce per sottolineare che l’azione repressiva e tirannica delle autorità ha in realtà provocato ritardi nella risposta, portando cosi all’espandersi del Covid-19.

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