30/06/2020, 08.18
HONG KONG - CINA
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Pechino: la legge sulla sicurezza per Hong Kong passa ‘all’unanimità’

di Paul Wang

È stata votata in 15 minuti dal Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo. La gente di Hong Kong non ne conosce il testo. Joshua Wong, Nathan Law e Agnes Chow lasciano il partito Demosisto: si impegneranno solo a livello personale. E’ ragionevole “temere per la propria vita e sicurezza nell’impegno per una resistenza democratica”. Amnesty: “Il più grande tradimento ai diritti umani nella storia recente della città”.

Hong Kong (AsiaNews) – Il Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo (il parlamento cinese) ha votato all’unanimità una legge sulla sicurezza nazionale che sarà imposta sulla popolazione di Hong Kong a partire da domani, primo luglio, a 23 anni dal ritorno del territorio alla madrepatria.

La legge previene e punisce atti e attività di secessione, sovversione, terrorismo e collaborazione con forze straniere che mettono in pericolo la sicurezza nazionale.

A sottolineare l’aspetto dittatoriale della decisione, fino ad ora nessuno della popolazione di Hong Kong ne conosce il contenuto. Il testo della legge sarà pubblicato nel pomeriggio da Xinhua. Secondo fonti presenti a Pechino, la legge è stata votata in soli 15 minuti all’unanimità dal Comitato di 162 membri. Essa prevede condanne a oltre 10 anni di prigione, ma sembra non esserci alcun potere retroattivo.

L’unico membro di Hong Kong che fa parte del Comitato permanente che ha votato la legge, Tam Yu-chung, ha confidato ai giornalisti che la legge “non è troppo piccante”. In realtà, avvocati e giudici del territorio hanno denunciato che la legge mette in crisi lo stato di diritto e l’indipendenza della magistratura. Il movimento democratico afferma che la legge mette fine al principio “Un Paese, due sistemi”, che garantisce lo stile liberale del territorio.

La costituzione di Hong Kong (Basic Law) prevede che il territorio si doti di una legge sulla sicurezza. Nel 2003, il governo di allora ha cercato di far passare una legge simile, ma ha incontrato la resistenza della popolazione, preoccupata del potere che la legge dava alla polizia su individui, gruppi, assemblee. Il governo di allora, guidato dal pro-Pechino Tung Chee-hwa, è stato costretto a ritirare la legge.

In tutti questi anni, la popolazione di Hong Kong ha chiesto una democrazia piena – anche questa iscritta come esigenza nella Basic Law – ma Pechino continua a rimandare questo passo, proponendo invece elezioni controllate del capo dell’esecutivo.

Da oltre un anno, il movimento democratico ha continuato a fare pressione per la piena democrazia, a partire dal rifiuto per una legge che favoriva l’estradizione di possibili sospetti in Cina.

Secondo molti osservatori, la nuova legge sulla sicurezza frenerà il cammino democratico e riporterà la legge sull’estradizione nel territorio.

In questi ultimi anni, nella lotta per la democrazia si era distinto il partito Demosisto, con venature indipendentiste. I membri di questo partito pensano di essere il primo obiettivo della legge sulla sicurezza. Tre fra i più importanti membri di Demosisto, Joshua Wong, Nathan Law e Agnes Chow hanno annunciato oggi che essi lasceranno il partito.

Sul suo profilo Facebook, Wong ha scritto oggi che d’ora in poi è ragionevole “temere per la vita e la propria sicurezza nell’impegno per una resistenza democratica”. Egli praticherà quanto crede in modo personale e non più come segretario del Partito.

Un gruppo di 22 parlamentari del Legco (il parlamento di Hong Kong) hanno chiesto un incontro urgente con il capo dell’esecutivo Carrie Lam.

La decisione di Pechino di varare la legge sulla sicurezza per Hong Kong è stata criticata da molti Paesi. Gli Stati Uniti hanno approvato una legge che toglie le condizioni fiscali favorevoli per il territorio, valide solo se Hong Kong si distingue dalla Cina. La legge prevede anche sanzioni per individui che minino alla libertà di Hong Kong.

Critiche anche le organizzazioni internazionali. Amnesty International definisce la legge “il più grande tradimento ai diritti umani nella storia recente della città”.

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