16/09/2020, 12.37
CINA-VATICANO
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Paura per l’Accordo sino-vaticano: ricorda la storia della Chiesa con Hitler

di Li Ruohan*

Dopo la firma dell’accordo, la situazione della Chiesa in Cina è divenuta sempre peggiore. Il concordato con la Germania nazista nel 1933 ha dato libertà alla Chiesa per pochi mesi. Poi sono stati tolti crocifissi dalle scuole; associazioni cattoliche sono rifluite nel partito nazista; obbligo per tutti di studiare il nazismo. Fritz Stern: Il concordato con la Santa Sede ha accresciuto la rispettabilità di Hitler in Germania e all’estero.

Pechino (AsiaNews) – Varie voci – fra cui quella del Segretario di Stato vaticano – affermano che l’accordo sino-vaticano dovrebbe essere rinnovato. L’accordo è stato firmato nel settembre 2018 e scade nel settembre di quest’anno. Alcune personalità vaticane affermano che lo scopo dell’accordo è promuovere l’unificazione della Chiesa in Cina e il miglioramento della vita della Chiesa sotterranea. Purtroppo, proprio dopo la firma, la situazione della Chiesa in Cina è divenuta sempre peggiore. La campagna di demolizione delle croci non è cessata e ai giovani minori di 18 anni è vietato entrare in chiesa. Tutte queste azioni sono parte di una politica di persecuzione.

Questo accordo sino-vaticano mi ricorda per alcuni aspetti l’accordo che la Germania nazista ha stretto con la Santa Sede.

Dopo l’unificazione della Germania negli anni ’70 del 1800, i cattolici tedeschi sono divenuti una minoranza in una nazione a maggioranza protestante. I fedeli venivano spesso accusati di non essere veri tedeschi perché accettavano l’autorità di Roma.

Il cancelliere Otto Von Bismarck ha iniziato la battaglia culturale (Kulturkampf) contro la Chiesa cattolica in Germania. Il suo governo ha chiuso chiese, monasteri e espulso il clero. Nello stesso periodo i cattolici tedeschi fondano il Partito centrale cattolico, ricevendo il sostegno della Chiesa. Alla fine, lottando contro Bismark, la Chiesa è riuscita a proteggere i suoi interessi. La Santa Sede ha allora firmato alcuni accordi con diversi governi locali (Prussia, Baviera, Baden) durante la repubblica di Weimar (1918-1933). In ogni caso, la Santa Sede avrebbe voluto firmare un accordo a livello nazionale con il governo centrale tedesco.

Nelle elezioni generali del 1933, Adolf Hitler, leader del partito nazista, diviene il nuovo cancelliere. Hitler pensava che il suo governo non fosse troppo stabile e aveva bisogno di un’alleanza con il Partito centrale cattolico. E così ha invitato Franz Von Papen, capo del partito cattolico, di diventare il vice-cancelliere del governo nazista.

La maggioranza dei fedeli cattolici non ha un’impressione favorevole verso il partito nazista. Per far cambiare questa attitudine negativa, Hitler dà mandato a Franz von Papen di iniziare i negoziati con la Santa Sede per un concordato.

Anche il Segretario di Stato Eugenio Pacelli (il futuro papa Pio XII) e papa Pio XI sono interessati a raggiungere un accordo con la Germania nazista. In questa cornice, il 20 luglio 1933 il Vaticano e la Germania nazista firmano il concordato.

Secondo questo concordato, la Chiesa cattolica accettava di non andare contro la politica e le teorie sociali del Partito nazista. Da parte sua, il governo tedesco garantiva libertà di professione e di pratica pubblica della religione cattolica, confermando il diritto della Santa Sede di nominare un nunzio a Berlino e per il governo tedesco di avere un ambasciatore a Roma. I vescovi tedeschi dovevano giurare lealtà alla nazione.

Il concordato ha protetto la libertà degli ordini religiosi e il loro impegno caritativo, pastorale ed educativo. Protette, secondo la legge tedesca, anche le proprietà della Chiesa cattolica. Inoltre, la Chiesa ha avuto il diritto di fondare collegi teologici per l’educazione dei sacerdoti e ha mantenuto le facoltà accademiche cattoliche nelle università statali.

Per quanto buono fosse questo concordato, il problema è stato la sua attuazione. Dopo sei mesi dal concordato, le associazioni cattoliche giovanili - con tutte le altre associazioni – sono state forzate a entrare nell’associazione giovanile nazista; il crocifisso è stato bandito dalle scuole e i figli delle famiglie cattoliche sono stati obbligati – come tutti gli altri – a studiare in scuole naziste approvate. Oltre un centinaio di sacerdoti sono stati imprigionati per aver criticato il nazismo.

Nel 1937, Pio XI pubblica la sua enciclica “Mit brennender Sorge” che condanna le violazioni al concordato. E sebbene Pio XI denunci la persecuzione del partito nazista, il danno era ormai fatto.

Il concordato non poteva essere cambiato per miglirare la situazione dei cattolici nella Germania nazista. Invece, quell’accordo taeva in inganno i fedeli, spingendoli ad accettare il dominio nazista in Germania, indebolendo l’autorità della Santa Sede e inducendo tanti a pensare che la Santa Sede fosse alleata alla Germania nazista.

Lo storico Fritz Stern ha detto: “Hitler aveva più di un motivo per essere soddisfatto. Il concordato è stata il suo primo accordo internazionale, che ha accresciuto la sua rispettabilità in Germania e all’estero. Una grande autorità morale aveva avuto fiducia nelle sue parole”[1].

La storia si ripete oggi con la Cina e per questo occorre non dimenticare la lezione della Germania nazista, per non causare un’altra tragedia.

Che non avvenga che in nome dell’amore e dell’unificazione [della Chiesa in Cina] si dia campo alla tortura e all’assassinio della Chiesa in Cina.

* Li Ruohan (uno pseudonimo), è uno studioso del nord della Cina.

 


 [1] Fritz Stern, Dreams and Delusions: The Drama of German History (New Haven: Yale University Press, 1999), 169.

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