10/06/2019, 12.44
VATICANO
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Papa: l’ira di Dio si scatenerà con chi parla di pace e vende armi per le guerre

Siria, Terra Santa, Medio Oriente e Ucraina nell’incontro di Francesco con i partecipanti alla 92ma assemblea plenaria della Riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali (R.O.A.C.O.). “Un pensiero insistente mi accompagna pensando all’Iraq, dove ho la volontà di andare il prossimo anno”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Preoccupato per la situazione della Siria, rattristato dall’angoscia di quanti fuggono da guerre e carestie e trovano i porti chiusi, papa Francesco “tante volte” pensa anche “all’ira di Dio che si scatenerà… con quelli responsabili dei Paesi che parlano di pace e vendono le armi per fare queste guerre”. L’incontro con i partecipanti alla 92ma assemblea plenaria della Riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali (R.O.A.C.O.) è stata occasione per papa Francesco di fare il punto su diverse realtà delle Chiese orientali, a partire da Terra Santa e Medio Oriente, ma senza dimenticare situazioni come l’Ucraina.

“In questi giorni – ha detto infatti - gli interventi dei rappresentanti pontifici di alcuni Paesi, come anche dei relatori che sono stati scelti, vi aiuteranno a mettervi in ascolto del grido di molti che in questi anni sono stati derubati della speranza: penso con tristezza, ancora una volta, al dramma della Siria e alle dense nubi che sembrano riaddensarsi su di essa in alcune aree ancora instabili e ove il rischio di una ancora maggiore crisi umanitaria rimane alto. Quelli che non hanno cibo, quelli che non hanno cure mediche, che non hanno scuola, gli orfani, i feriti e le vedove levano in alto le loro voci. Se sono insensibili i cuori degli uomini, non lo è quello di Dio, ferito dall’odio e dalla violenza che si può scatenare tra le sue creature, sempre capace di commuoversi e prendersi cura di loro con la tenerezza e la forza di un padre che protegge e che guida”.

“Ma a volte penso anche all’ira di Dio che si scatenerà contro i responsabili dei Paesi che parlano di pace e vendono le armi per fare queste guerre. Questa ipocrisia è un peccato”.

 “Un pensiero insistente – ha detto ancora - mi accompagna pensando all’Iraq, dove ho la volontà di andare il prossimo anno, perché possa guardare avanti attraverso la pacifica e condivisa partecipazione alla costruzione del bene comune di tutte le componenti anche religiose della società, e non ricada in tensioni che vengono dai mai sopiti conflitti delle potenze regionali”.

“E non dimentico l’Ucraina, perché possa trovare pace la sua popolazione, le cui ferite provocate dal conflitto ho cercato di lenire con l’iniziativa caritativa alla quale molte realtà ecclesiali hanno contribuito”.

“In Terra Santa, auspico che il recente annuncio di una seconda fase di studio dei restauri del Santo Sepolcro, che vede fianco a fianco le comunità cristiane dello Statu quo, si accompagni agli sforzi sinceri di tutti gli attori locali ed internazionali perché giunga presto una pacifica convivenza nel rispetto di tutti coloro che abitano quella Terra, segno per tutti della benedizione del Signore”.

E Francesco è tornato a pensare ai migranti. “Gridano le persone in fuga ammassate sulle navi, in cerca di speranza, non sapendo quali porti potranno accoglierli, nell’Europa che però apre i porti alle imbarcazioni che devono caricare sofisticati e costosi armamenti, capaci di produrre devastazioni che non risparmiano nemmeno i bambini. Questa è l’ipocrisia della quale ho parlato”.

“Insieme al lamento e al pianto, sentirete in questi giorni voci di speranza e consolazione: sono gli echi di quella instancabile opera di carità che è resa possibile anche attraverso ciascuno di voi e gli organismi che rappresentate. Essa manifesta il volto della Chiesa e contribuisce a renderla viva, in particolare alimentando la speranza per le giovani generazioni. I giovani hanno il diritto di sentirsi annunciare la parola affascinante ed esigente di Cristo e, come abbiamo avuto modo di condividere durante l’assemblea del Sinodo dei vescovi dello scorso ottobre, quando incontrano un testimone autentico e credibile non hanno paura di seguirlo e di interrogarsi sulla loro vocazione”. “Vi prego di proseguire e aumentare l’impegno perché nei Paesi e nelle situazioni che sostenete i giovani possano crescere in umanità, liberi da colonizzazioni ideologiche, con il cuore e la mente aperti, apprezzando le proprie radici nazionali ed ecclesiali e desiderosi di un futuro di pace e di prosperità, che non lasci indietro nessuno e nessuno discrimini”.

Francesco ha infine raccomandato di far conoscere il documento sottoscritto ad Abu Dhabi insieme al Grande Imam di Al-Ahzar, “alleanza buona per il futuro dell’umanità in esso contenuto”, e a preservare realtà come le scuole e le università che, ad esempio in Libano, rappresentano “laboratori autentici di convivenza e palestre di umanità a cui tutti possano facilmente accedere”.

Il programma dei lavori dell’assemblea prevede per domani “alcune considerazioni sulla situazione delle Chiese in India ed in Etiopia”. Una nota della Congregazione per le Chiese Orientali rende noto che “sarà anche oggetto di attenzione la situazione ecclesiale in Terra Santa, verificando nel contempo gli aiuti grazie ai proventi della Colletta del Venerdì Santo”. A seguire sarà oggetto di riflessione l’Ucraina.

“Il giorno 12 sarà interamente dedicato alla riflessione sul tema  Giovani: vocazione e formazione per la Chiesa e per la società”. I lavori della Plenaria si concluderanno con lo Steering Committee Meeting previsto per la serata di mercoledì.

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