04/12/2018, 10.58
VATICANO
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Papa: l’Avvento, tempo per portare pace in noi stessi, in famiglia, nel mondo

“Non sparlare degli altri”. “Se tutti noi facessimo solo questo - non sparlare degli altri – la pace andrebbe più avanti. Che il Signore ci prepari il cuore per il Natale del Principe della pace. Ma, ci prepari facendo noi del tutto, la nostra parte, per pacificare: pacificare il mio cuore, la mia anima, pacificare la mia famiglia, la scuola, il quartiere, il posto di lavoro”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – L’Avvento è il tempo per costruire la pace nella propria anima, in famiglia e nel mondo. E il primo passo è quello di non sparlare degli altri. L’ha detto papa Francesco all’omelia della messa celebrata stamattina a Casa santa Marta, prendendo spunto dalla Prima Lettura della Liturgia di oggi (Isaia 11,1-10) e dal Vangelo (Luca 10,21-24).

Nelle parole di Isaia c’è una promessa di come saranno i tempi quando verrà il Signore: “il Signore farà la pace” e “tutto sarà in pace”. Isaia, ha detto Francesco, lo descrive con “immagini un po’ bucoliche” ma belle: “il lupo dimorerà insieme con l’agnello”, “il leopardo si sdraierà accanto al capretto” “e un piccolo fanciullo li guiderà”. Questo significa che Gesù porta una pace capace di trasformare la vita e la storia e per questo è chiamato “Principe della pace”, perché viene a offrirci questa pace.

Il tempo di Avvento è, quindi, proprio “un tempo per prepararci a questa venuta del Principe della pace. E’ un tempo per pacificarsi”. Si tratta, ha esortato il apa, di una pacificazione prima di tutto “con noi stessi, pacificare l’anima”. “Tante volte noi non siamo in pace” ma “in ansia”, “in angoscia, senza speranza”. E la domanda che ci rivolge il Signore è: “Come è la tua anima, oggi? È in pace?”. Se non lo è, il Papa invita a chiedere al Principe della pace di pacificarla per prepararsi all’incontro con Lui. Noi “siamo abituati a guardare l’anima altrui” ma - è l’invito del Papa - “guarda la tua anima”.

Poi, bisogna “pacificare la casa”, la famiglia. “Ci sono tante tristezze nelle famiglie, tante lotte, tante piccole guerre, tanta disunione delle volte”. E anche questo caso bisogna chiedersi se la propria famiglia sia in pace o in guerra, se uno sia contro l’altro, se vi sia disunione, se vi siano ponti o “muri che ci separano”.

Il terzo ambito che il Papa chiede di pacificare è il mondo dove “c’è più guerra che pace”, “c’è tanta guerra, tanta disunione, tanto odio, tanto sfruttamento. Non c’è pace”. “Cosa faccio io per aiutare la pace nel mondo? ‘Ma il mondo è troppo lontano, padre’. Ma cosa faccio io per aiutare la pace nel quartiere, nella scuola, nel posto di lavoro? Io prendo sempre qualche scusa  per entrare in guerra, per odiare, per sparlare degli altri? Questo è fare la guerra! Sono mite?  Cerco di fare dei ponti? Non condanno? Anche, domandiamo ai bambini: ‘Cosa fai a scuola? Quando c’è un compagno, una compagna che non ti piace, è un po’ odioso o è debole, tu fai il bullismo o fai la pace? cerchi di fare pace? Perdono, tutto?’. Artigiani di pace. Ci vuole questo tempo di Avvento, di preparazione alla venuta del Signore che è il Principe della pace”.

La pace sempre va avanti, non è mai ferma, “è feconda”, “incomincia dall’anima e poi torna all’anima dopo aver fatto tutto questo cammino di pacificazione”, ha evidenziato ancora il Papa. “E fare la pace è un po’ imitare Dio, quando ha voluto fare la pace con noi e ci ha perdonati, ci ha inviato Suo Figlio a fare la pace, ad essere il Principe della pace. Qualcuno può dire: ‘Ma, padre, io non ho studiato come si fa la pace, non sono una persona colta, non so, sono giovane, non so …’. Gesù nel Vangelo ci dice quale deve essere l’atteggiamento: ‘Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli’. Tu non hai studiato, non sei sapiente … Fatti piccolo, fatti umile, fatti servitore degli altri. Fatti piccolo e il Signore ti darà la capacità di capire come si fa la pace e la forza di farla”.

La preghiera di questo tempo di Avvento deve, quindi, essere quella di “pacificare”, vivere in pace nella nostra anima, in famiglia, nel quartiere. “E ogni volta che noi vediamo che c’è la possibilità di una piccola guerra sia a casa sia nel mio cuore sia a scuola, a lavoro, fermarsi, e cercare di fare la pace. Mai, mai ferire l’altro. Mai. ‘E padre, come posso incominciare per non ferire l’altro?’ – ‘Non sparlare degli altri, non buttare la prima cannonata’. Se tutti noi facessimo solo questo - non sparlare degli altri – la pace andrebbe più avanti. Che il Signore ci prepari il cuore per il Natale del Principe della pace. Ma, ci prepari facendo noi del tutto, la nostra parte, per pacificare: pacificare il mio cuore, la mia anima, pacificare la mia famiglia, la scuola, il quartiere, il posto di lavoro. Uomini e donne di pace”.

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