12/02/2020, 13.54
VATICANO
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Papa: in Amazzonia una Chiesa ‘indigena’, ma senza preti sposati né donne diacono

Pubblicata l’Esortazione apostolica post-sinodale, “Querida Amazonia”. Una Chiesa a fianco degli oppressi, spesso indigeni, che ne rispetta le tradizioni culturali, si cura al tempo stesso dell’ambiente e delle persone, propone uno sviluppo sostenibile e si sforza di proporre Gesù in un territorio immenso e variegato, anche dando ai laici, donne comprese, spazi più ampi all’interno delle comunità.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Una Chiesa a fianco degli oppressi, spesso indigeni, che ne rispetta le tradizioni culturali, si cura al tempo stesso dell’ambiente e delle persone, propone uno sviluppo sostenibile e si sforza di proporre Gesù in un territorio immenso e variegato, anche dando ai laici, donne comprese, spazi più ampi all’interno delle comunità. Ma lasciando ai sacerdoti ciò che è esclusivo dell’Ordine sacro: la celebrazione dell’Eucaristia, l’assoluzione dai peccati e anche l’Unzione dei malati.

E’ l’Esortazione apostolica post-sinodale, “Querida Amazonia” resa pubblica oggi. Un lungo documento – 28 pagine nell’edizione originale, in spagnolo – nel quale papa Francesco parla dei suoi “sogni” per l’Amazzonia: sociale, culturale ed ecclesiale che consiste nello “sviluppare una Chiesa dal volto amazzonico”. E’ il capitolo nel quale il Sinodo, a maggioranza, ipotizzò l’ordinazione sacerdotale per i diaconi permanenti, anche se sposati. Ipotesi che Francesco non fa sua – anche se afferma che non intende né sostituire né ripetere il Documento finale del Sinodo – pur auspicando maggiori ruoli per i laici, uomini e donne, e ricordando (nella nota 136) che il Diritto canonico prevede la possibilità di affidare a un non sacerdote “la cura pastorale di una parrocchia”.

“L’amata Amazzonia si mostra di fronte al mondo con tutto il suo splendore, il suo dramma, il suo mistero”. Sono le prime parole del documento articolato sui cosi “quattro grandi sogni” di Francesco: che l’Amazzonia “lotti per i diritti dei più poveri”, “che difenda la ricchezza culturale”, che “custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale” e che abbia comunità cristiane “capaci di impegnarsi e di incarnarsi”.

Al centro del pensiero di Francesco, in questo documento, c’è il concetto di ecologia integrale. Così, nel primo capitolo, dedicato al “sogno sociale” si afferma che “un vero approccio ecologico” è anche “approccio sociale”, “per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”. C’è la denuncia del colonialismo, “vecchio e nuovo”, di coloro “che hanno esteso ed estendono – legalmente e illegalmente – il taglio di legname e l’industria mineraria, e che sono andati scacciando e assediando i popoli indigeni, rivieraschi e di origine africana”. E accanto all’apprezzamento per il “buon vivere” degli indigeni, c’è una messa in guardia dal “conservazionismo” che si preoccupa solo dell’ambiente, mentre una “mistica amazzonica” presenta l’Amazzonia “come un enorme spazio vuoto da occupare, come una ricchezza grezza da elaborare, come un’immensità selvaggia da addomesticare. Tutto ciò con uno sguardo che non riconosce i diritti dei popoli originari o semplicemente li ignora, come se non esistessero, o come se le terre in cui abitano non appartenessero a loro”.

Di fronte a tutto questo servono “reti di solidarietà e di sviluppo” che chiedono l’impegno di tutti, politici compresi.

Il “sogno culturale” di Francesco chiede rispetto per una terra che non va “colonizzata culturalmente”. Rivolgendosi in particolare ai giovani, il documento chiede di “farsi carico delle radici”. Quanto ai fattori di debolezza culturale, osserva, “anche le culture urbane dell’Occidente li hanno. Fattori come il consumismo, l’individualismo, la discriminazione, la disuguaglianza e molti altri costituiscono aspetti fragili delle apparentemente più evolute. Le etnie che hanno sviluppato un tesoro culturale stando legate alla natura, con forte senso comunitario, avvertono con facilità le nostre ombre, che noi non riconosciamo in mezzo al preteso progresso. Di conseguenza, raccogliere la loro esperienza di vita ci farà bene”.

In qualsiasi progetto per l’Amazzonia, poi, “è necessario assumere la prospettiva dei diritti dei popoli”. Questi “difficilmente potranno conservarsi indenni” se l’ambiente, in cui sono nati e si sono sviluppati, “si deteriora”.

E siamo al sogno ecologico, una ecologia che unisce cura dell’ambiente e cura delle persone, in particolare dei poveri. Serve un progetto di sviluppo sostenibile. “L’equilibrio planetario – ricorda Francesco - dipende anche dalla salute dell’Amazzonia”. Per questo “il grido dell’Amazzonia raggiunge tutti, perché «l’aspetto di conquista e di sfruttamento delle risorse […] è giunto oggi a minacciare la stessa capacità ospitale dell’ambiente: l’ambiente come ‘risorsa’ rischia di minacciare l’ambiente come ‘casa’”. “L’interesse di poche imprese potenti non dovrebbe esser messo al di sopra del bene dell’Amazzonia e dell’intera umanità”.

L’obiettivo dello sviluppo sostenibile richiede che gli abitanti siano sempre informati sui progetti che li riguardano e auspica la creazione di “un sistema normativo” con “limiti inviolabili”.

Una ecologia integrale, infine, “non si accontenta di accomodare questioni tecniche o di decisioni politiche, giuridiche e sociali. La grande ecologia comprende sempre un aspetto educativo che sollecita lo sviluppo di nuove abitudini nelle persone e nei gruppi umani. Purtroppo molti abitanti dell’Amazzonia hanno acquisito usanze tipiche delle grandi città, dove il consumismo e la cultura dello scarto sono già molto radicati. Non ci sarà ecologia sana e sostenibile, in grado di cambiare qualcosa, se non cambiano le persone, se non le si sollecita ad adottare un altro stile di vita, meno vorace, più sereno, più rispettoso, meno ansioso, più fraterno”.

Il sogno ecclesiale, infine, è sviluppare una Chiesa dal “volto amazzonico”.

Detto che non si parla di ordinazione per uomini sposati, non sembra ci sia spazio neppure per le donne diacono, di cui pure si era parlato al Sinodo. Il documento chiede maggiore spazio per le donne, ricorda che “in Amazzonia alcune comunità si sono sostenute solo grazie alla presenza di donne forti e generose”, ma non vanno “clericalizzate”, perché diminuirebbe il grande valore di quanto esse hanno già dato e “provocherebbe un impoverimento del loro indispensabile contributo”.

Il sogno ecclesiale si incentra su un “grande annuncio missionario”, “indispensabile in Amazzonia”. I popoli dell’Amazzonia, infatti, hanno “diritto all’annuncio del Vangelo”, altrimenti “ogni struttura ecclesiale diventerà” una ONG. In proposito, il documento contiene l’esortazione a “tutti i vescovi, in particolare quelli dell’America Latina, non solo a promuovere la preghiera per le vocazioni sacerdotali, ma anche a essere più generosi, orientando coloro che mostrano una vocazione missionaria affinché scelgano l’Amazzonia”. “Colpisce il fatto che in alcuni Paesi del bacino amazzonico vi sono più missionari per l’Europa o per gli Stati Uniti che per aiutare i propri Vicariati dell’Amazzonia”.

Nella evangelizzazione dell’Amazzonia, poi,  vanno tenuti in conto i valori presenti nelle comunità originarie. Una inculturazione che riguarda anche la liturgia. Il capitolo termina con il tema della “convivenza ecumenica e interreligiosa”. Il Papa invita i credenti a “trovare spazi per dialogare e agire insieme per il bene comune”. “Come non lottare insieme? – si chiede Francesco – Come non pregare insieme e lavorare fianco a fianco per difendere i poveri dell’Amazzonia?“. (FP)

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