28/11/2018, 10.28
VATICANO
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Papa: il Decalogo è la ‘radiografia’ di Gesù, che ci dà un cuore nuovo

In Gesù i Comandamenti non sono più una serie di prescrizioni negative, “ma la carne stessa di Cristo, che ci ama, ci cerca, ci perdona, ci consola e nel suo Corpo ricompone la comunione con il Padre, perduta per la disobbedienza del peccato”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Per i cristiani il Decalogo è “contemplare Cristo per aprirci a ricevere il suo cuore, i suoi desideri, il suo Santo Spirito”. “Desiderare secondo lo Spirito” è ciò che indica la trasformazione dei Comandamenti fatta da Gesù, venuto non ad abolire, ma a completare la legge. Il “desiderare secondo lo Spirito” è la chiave di lettura data da papa Francesco a conclusione delle catechesi sul Decalogo nel discorso per l’udienza generale di oggi.

Un incontro allegramente “disturbato” da un bambino argentino che ha salutato il Papa e poi è rimasto a lungo sul grande palco dell’Aula Paolo VI, correndo intorno a lui. “Questo bambino – ha detto sorridendo Francesco in spagnolo - è muto, non sa parlare, ma sa comunicare ed è libero, indisciplinatamente libero”.

Alle ottomila persone presenti all’udienza, il Papa in precedenza aveva spiegato che “nella catechesi di oggi, che conclude il percorso sui Dieci Comandamenti, possiamo utilizzare come tema-chiave quello dei desideri, che ci permette di ripercorrere il cammino fatto e riassumere le tappe compiute leggendo il testo del Decalogo, sempre alla luce della piena rivelazione in Cristo”.

“Siamo partiti dalla gratitudine come base della relazione di fiducia e di obbedienza: Dio, abbiamo visto, non chiede niente prima di aver dato molto di più. Egli ci invita all’obbedienza per riscattarci dall’inganno delle idolatrie che tanto potere hanno su di noi. Infatti, cercare la propria realizzazione negli idoli di questo mondo ci svuota e ci schiavizza, mentre ciò che ci dà statura e consistenza è il rapporto con Lui che, in Cristo, ci rende figli a partire dalla sua paternità (cfr Ef 3,14-16). Questo implica un processo di benedizione e di liberazione, che sono il riposo autentico. Come dice il Salmo: «Solo in Dio riposa l’anima mia: da lui la mia salvezza» (Sal 62,2)”.

“Questa vita liberata diventa accoglienza della nostra storia personale e ci riconcilia con ciò che, dall’infanzia al presente, abbiamo vissuto, facendoci adulti e capaci di dare il giusto peso alle realtà e alle persone della nostra vita. Per questa strada entriamo nella relazione con il prossimo che, a partire dall’amore che Dio mostra in Gesù Cristo, è una chiamata alla bellezza della fedeltà, della generosità e della autenticità. Ma per vivere così abbiamo bisogno di un cuore nuovo, inabitato dallo Spirito Santo (cfr Ez 11,19; 36,26). Come avviene questo ‘trapianto’ di cuore? Attraverso il dono di desideri nuovi (cfr Rm 8,6), che vengono seminati in noi dalla grazia di Dio, in modo particolare attraverso i Dieci Comandamenti portati a compimento da Gesù, come Lui insegna nel ‘discorso della montagna’ (cfr Mt 5,17-48). Infatti, nella contemplazione della vita descritta dal Decalogo, ossia un’esistenza grata, libera, autentica, benedicente, adulta, custode e amante della vita, fedele, generosa e sincera, noi, quasi senza accorgercene, ci ritroviamo davanti a Cristo. Il Decalogo è la sua ‘radiografia’, lo descrive come un negativo fotografico che lascia apparire il suo volto – come nella sacra Sindone. E così lo Spirito Santo feconda il nostro cuore mettendo in esso i desideri che sono un dono suo, i desideri dello Spirito. Desiderare secondo lo Spirito, al ritmo dello Spirito”.

“Guardando a Cristo vediamo la bellezza, il bene, la verità. E lo Spirito genera una vita che, assecondando questi suoi desideri, innesca in noi la speranza, la fede e l’amore. Così scopriamo meglio cosa significhi che il Signore Gesù non è venuto per abolire la legge ma per dare compimento, e mentre la legge secondo la carne era una serie di prescrizioni e di divieti, secondo lo Spirito questa stessa legge diventa vita (cfr Gv 6,63; Ef 2,15), perché non è più una norma ma la carne stessa di Cristo, che ci ama, ci cerca, ci perdona, ci consola e nel suo Corpo ricompone la comunione con il Padre, perduta per la disobbedienza del peccato. E così la negatività nella espressione dei Comandamenti: non rubare, non uccidere, si trasforma in atteggiamento positivo”.

“In Cristo, e solo in Lui, il Decalogo smette di essere condanna (cfr Rm 8,1) e diventa l’autentica verità della vita umana, cioè desiderio di amore, di gioia, di pace, di magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Da quei no si passa a questi sì, atteggiamento positivo per la forza dello Spirito Santo. Ecco a che cosa serve cercare Cristo nel Decalogo: a fecondare il nostro cuore perché sia gravido di amore, e si apra all’opera di Dio. Quando l’uomo asseconda il desiderio di vivere secondo Cristo, allora sta aprendo la porta alla salvezza, la quale non può che arrivare, perché Dio Padre è generoso e, come dice il Catechismo, «ha sete che noi abbiamo sete di lui» (n. 2560)”.

“Se sono i desideri malvagi che rovinano l’uomo (cfr Mt 15,18-20), lo Spirito depone nel nostro cuore i suoi santi desideri, che sono il germe della vita nuova (cfr 1 Gv 3,9). La vita nuova infatti non è il titanico sforzo per essere coerenti con una norma, ma lo Spirito stesso di Dio che inizia a guidarci fino ai suoi frutti, in una felice sinergia fra la nostra gioia di essere amati e la sua gioia di amarci. Si incontrano le due gioie”. “Ecco cos’è il Decalogo per noi cristiani: contemplare Cristo per aprirci a ricevere il suo cuore, i suoi desideri, il suo Santo Spirito”.

Nel salutare i polacchi, infine, Francesco ha ricordato la famiglia polacca Ulma, “fucilata dai nazisti tedeschi durante la IIa guerra mondiale, per aver nascosto e dato aiuto agli Ebrei. Nel contesto delle meditazioni sul Decalogo, questa numerosa Famiglia di Servi di Dio, che attende la beatificazione, sia per tutti noi un esempio di fedeltà a Dio e ai Suoi comandamenti, di amore al prossimo e di rispetto alla dignità umana”.

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