14/10/2018, 11.37
VATICANO
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Papa: Paolo VI, Oscar Romero e gli altri santi, ‘hanno tradotto con la vita la Parola di oggi, senza tiepidezza, senza calcoli’

Alla messa di canonizzazione di sette nuovi santi, papa Francesco propone la loro imitazione. Paolo VI “timoniere” del Concilio; mons. Romero “col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli”; Nunzio Sulprizio, “giovane, coraggioso, umile, che ha saputo amare Gesù con tutto se stesso”. No “alle mezze misure”; non una Chiesa che “soltanto predica buoni precetti” e non “si lancia nell’amore”. La “monotonia di una vita cristiana senza slancio”, piena di narcisismo e di tristezza.Il saluto a Rowan Williams e ai capi di Stato. L’udienza privata al vice-presidente Chen Chien-jen di Taiwan.

Città del Vaticano (AsiaNews) - I santi che papa Francesco ha canonizzato oggi, “hanno tradotto con la vita la Parola di oggi, senza tiepidezza, senza calcoli, con l’ardore di rischiare e di lasciare. Il Signore ci aiuti a imitare i loro esempi”. Così il pontefice ha concluso l’omelia durante la celebrazione solenne in piazza san Pietro, insieme a decine di migliaia di fedeli venuti da tutto il mondo.

I nuovi santi

I beati offerti alla devozione di tutta la Chiesa provengono da “diversi contesti”: il papa Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1897 –1978), che ha guidato la Chiesa dopo il Concilio Vaticano II; mons. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador (1917-1980), ucciso mentre celebrava la messa; Francesco Spinelli (1853- 1913), sacerdote diocesano milanese, fondatore dell’istituto delle suore Adoratrici del Santissimo Sacramento e delle Sacramentine di Bergamo; Vincenzo Romano (1751-1831), sacerdote diocesano di Torre del Greco (Napoli), famoso per il suo impegno di evangelizzazione verso i giovani, i poveri, i malviventi; Maria Caterina Kasper (1820- 1898), vergine, tedesca, fondatrice dell’istituto delle Povere ancelle di Gesù Cristo, che ha vissuto un apostolato per i poveri, gli anziani, i bambini, gli orfani; Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù (al secolo: Nazaria Ignazia March Mesa, 1889- 1943), vergine, fondatrice della congregazione delle Suore Misioneras Cruzadas de la Iglesia. Di origine spagnola, ha lavorato anche in Argentina per la promozione delle donne e a servizio dei poveri; Nunzio Sulprizio (1817-1836), un giovane operaio innamorato di Gesù, morto a soli 19 anni, considerato protettore degli invalidi e delle vittime del lavoro.

Nell’omelia Francesco ha ricordato in particolare Paolo VI, che “ha speso la vita per il Vangelo di Cristo, valicando nuovi confini e facendosi suo testimone nell’annuncio e nel dialogo, profeta di una Chiesa estroversa che guarda ai lontani e si prende cura dei poveri. Paolo VI, anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente. Oggi ci esorta ancora, insieme al Concilio di cui è stato il sapiente timoniere, a vivere la nostra comune vocazione: la vocazione universale alla santità. Non alle mezze misure, ma alla santità”.

Alcune parole anche per il martire mons. Romero: “che ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli”.

Staccandosi dal testo scritto, egli ha anche dedicato alcune parole a Nunzio Sulprizio, “il nostro giovane, coraggioso, umile, che ha saputo amare Gesù con tutto se stesso”.

Dall’osservanza delle leggi al dono di sé

L’omelia è tutta un invito a compiere lo stesso cammino dei santi, prendendo come spunto il vangelo di oggi (28ma domenica per anno, B, Marco 10, 17-30), quello del giovane ricco che rifiuta di seguire Gesù.

Il giovane “chiede la vita per sempre, la vita in pienezza: chi di noi non la vorrebbe? Ma, notiamo, la chiede come un’eredità da avere, come un bene da ottenere, da conquistare con le sue forze”.

E invece, “Gesù gli propone una storia di amore. Gli chiede di passare dall’osservanza delle leggi al dono di sé, dal fare per sé all’essere con Lui. E gli fa una proposta di vita ‘tagliente’: «Vendi quello che hai e dallo ai poveri [...] e vieni! Seguimi!» (v. 21).

“Gesù è radicale. Egli dà tutto e chiede tutto: dà un amore totale e chiede un cuore indiviso. Anche oggi si dà a noi come Pane vivo; possiamo dargli in cambio le briciole? A Lui, fattosi nostro servo fino ad andare in croce per noi, non possiamo rispondere solo con l’osservanza di qualche precetto. A Lui, che ci offre la vita eterna, non possiamo dare qualche ritaglio di tempo. Gesù non si accontenta di una “percentuale di amore”: non possiamo amarlo al venti, al cinquanta o al sessanta per cento. O tutto o niente”.

Autocompiacimento egocentrico

Il papa propone allora un esame di coscienza: “Chiediamoci a che punto siamo nella nostra storia di amore con Dio. Ci accontentiamo di qualche precetto o seguiamo Gesù da innamorati, veramente disposti a lasciare qualcosa per Lui? Gesù interroga ciascuno di noi e tutti noi come Chiesa in cammino: siamo una Chiesa che soltanto predica buoni precetti o una Chiesa-sposa, che per il suo Signore si lancia nell’amore? Lo seguiamo davvero o ritorniamo sui passi del mondo, come quel tale? Insomma, ci basta Gesù o cerchiamo tante sicurezze del mondo? Chiediamo la grazia di saper lasciare per amore del Signore: lasciare le ricchezze, le nostalgie di ruoli e poteri, le strutture non più adeguate all’annuncio del Vangelo, i pesi che frenano la missione, i lacci che ci legano al mondo. Senza un salto in avanti nell’amore la nostra vita e la nostra Chiesa si ammalano di «autocompiacimento egocentrico» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 95): si cerca la gioia in qualche piacere passeggero, ci si rinchiude nel chiacchiericcio sterile, ci si adagia nella monotonia di una vita cristiana senza slancio, dove un po’ di narcisismo copre la tristezza di rimanere incompiuti”.

Le ricchezze e la tristezza

Al di fuori di questo slancio vi è solo l’attaccamento alle ricchezze e la tristezza:

“Se il cuore è affollato di beni – ha detto - non ci sarà spazio per il Signore, che diventerà una cosa tra le altre. Per questo la ricchezza è pericolosa e – dice Gesù – rende difficile persino salvarsi. Non perché Dio sia severo, no! Il problema è dalla nostra parte: il nostro troppo avere, il nostro troppo volere ci soffocano il cuore e ci rendono incapaci di amare”.

“La tristezza è la prova dell’amore incompiuto. È il segno di un cuore tiepido. Invece, un cuore alleggerito di beni, che libero ama il Signore, diffonde sempre la gioia, quella gioia di cui oggi c’è grande bisogno”.

Prima della preghiera dell’Angelus, a conclusione della messa, Francesco ha salutato tutti i presenti, in particolare Rowan Williams e la delegazione dell’arcivescovo di Canterbury. Fra le personalità politiche, egli ha salutato “la regina Sofia [di Spagna], il presidente della Repubblica Italiana, i presidenti del Cile, di El Salvador e di Panama”.  Alla cerimonia  ha partecipato anche il vice-presidente della Repubblica di Cina (Taiwan), il cattolico Chen Chien-jen, che ha avuto anche un’udienza personale con il pontefice.

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