07/09/2013, 00.00
VATICANO
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Papa: La violenza e la guerra non è mai la via della pace!

di Papa Francesco
Alla veglia di digiuno e preghiera per la pace in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo, papa Francesco chiede a tutti, cristiani, membri di altre religioni e persone di buona volontà di essere strumento di riconciliazione e di pace. La violenza e la guerra parlano "il linguaggio della morte" e fanno "rinascere Caino". "Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace".

Città del Vaticano (AsiaNews) - "La violenza e la guerra non è mai la via della pace!": è il grido di papa Francesco alla fine della sua meditazione durante la veglia di digiuno e preghiera che si è tenuta stasera in piazza san Pietro. La veglia è parte di una Giornata intera di preghiera e digiuno per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero.

La Giornata è stata lanciata dal pontefice, invitando tutti i cattolici, le altre confessioni cristiane, i membri delle altre religioni. Nella folla che riempiva la piazza - almeno 40mila persone di tutte le età e provenienze - vi erano anche personalità musulmane italiane ed estere. Durante la sua meditazione si è rivolto anche a loro: "Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani, i fratelli delle altre Religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace!".

La Giornata è stata voluta da Francesco proprio mentre diventa sempre più probabile un attacco militare Usa contro la Siria, colpevole di aver usato armi chimiche contro la sua popolazione, con un rischio molto alto di una guerra regionale o mondiale. Nella meditazione il papa cita la Siria e il Medio Oriente solo una volta ("Fratelli e sorelle, perdono, dialogo, riconciliazione sono le parole della pace: nell'amata Nazione siriana, nel Medio Oriente, in tutto il mondo!").  Per il resto, le parole del pontefice  sono un richiamo a tutti ad essere costruttori di pace: "Preghiamo questa sera per la riconciliazione e per la pace, lavoriamo per la riconciliazione e per la pace, e diventiamo tutti, in ogni ambiente, uomini e donne di riconciliazione e di pace".

Nella meditazione Francesco ha sottolineato che la creazione è "cosa buona",  e che essa è la nostra casa, un luogo di armonia. Ma in essa penetra "la violenza, la divisione, lo scontro, la guerra", quando "l'uomo, vertice della creazione, lascia di guardare l'orizzonte della bellezza e della bontà, si chiude nel proprio egoismo". La conseguenza è il rifiuto ad essere "custodi di mio fratello", facendo di continuo rinascere Caino: "in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti".

Per fermare il "linguaggio della morte" parlato dalla violenza e dalla guerra, il papa invita tutti a guardare al Crocifisso: "Lì si può leggere la risposta di Dio: lì, alla violenza non si è risposto con violenza, alla morte non si è risposto con il linguaggio della morte. Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace".

La meditazione del pontefice  è stata  preceduta dal rosario, da letture bibliche, da commenti ai misteri di santa Teresa di Gesù Bambino, da momenti di silenzio e da assoli di musica d'arpa e di violino.

Dopo la meditazione del papa, è seguita l'adorazione eucaristica con lunghi momenti di silenzio inframezzati da letture bibliche e preghiere per la pace scritte dagli ultimi papi:  Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI; Giovanni Paolo II, Benedetto XVI.

Persone dalla Siria, dall'Egitto, dalla Terra Santa, dagli Stati Uniti, dalla Russia hanno portato incenso  per bruciarlo in un braciere posto al lato destro dell'altare, dove era esposta l'icona di Maria, Salus Populi Romani, venerata nella basilica di Santa Maria Maggiore, molto cara al pontefice. Riportiamo di seguito la meditazione di papa Francesco:

 

«Dio vide che era cosa buona» (Gen 1,12.18.21.25). Il racconto biblico dell'inizio della storia del mondo e dell'umanità ci parla di Dio che guarda alla creazione, quasi la contempla, e ripete: è cosa buona. Questo, carissimi fratelli e sorelle, ci fa entrare nel cuore di Dio e, proprio dall'intimo di Dio, riceviamo il suo messaggio.

Possiamo chiederci: che significato ha questo messaggio? Che cosa dice questo messaggio a me, a te, a tutti noi?

1. Ci dice semplicemente che questo nostro mondo nel cuore e nella mente di Dio è la "casa dell'armonia e della pace" ed è il luogo in cui tutti possono trovare il proprio posto e sentirsi "a casa", perché è "cosa buona". Tutto il creato forma un insieme armonioso, buono, ma soprattutto gli umani, fatti ad immagine e somiglianza di Dio, sono un'unica famiglia, in cui le relazioni sono segnate da una fraternità reale non solo proclamata a parole: l'altro e l'altra sono il fratello e la sorella da amare, e la relazione con il Dio che è amore, fedeltà, bontà si riflette su tutte le relazioni tra gli esseri umani e porta armonia all'intera creazione. Il mondo di Dio è un mondo in cui ognuno si sente responsabile dell'altro, del bene dell'altro. Questa sera, nella riflessione, nel digiuno, nella preghiera, ognuno di noi, tutti pensiamo nel profondo di noi stessi: non è forse questo il mondo che io desidero? Non è forse questo il mondo che tutti portiamo nel cuore? Il mondo che vogliamo non è forse un mondo di armonia e di pace, in noi stessi, nei rapporti con gli altri, nelle famiglie, nelle città, nelle e tra le nazioni? E la vera libertà nella scelta delle strade da percorrere in questo mondo non è forse solo quella orientata al bene di tutti e guidata dall'amore?

2. Ma domandiamoci adesso: è questo il mondo in cui noi viviamo? Il creato conserva la sua bellezza che ci riempie di stupore, rimane un'opera buona. Ma ci sono anche "la violenza, la divisione, lo scontro, la guerra". Questo avviene quando l'uomo, vertice della creazione, lascia di guardare l'orizzonte della bellezza e della bontà, si chiude nel proprio egoismo.

Quando l'uomo pensa solo a sé stesso, ai propri interessi e si pone al centro, quando si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere, quando si mette al posto di Dio, allora guasta tutte le relazioni, rovina tutto; e apre la porta alla violenza, all'indifferenza, al conflitto. Esattamente questo è ciò che vuole farci capire il brano della Genesi in cui si narra il peccato dell'essere umano: l'uomo entra in conflitto con se stesso, si accorge di essere nudo e si nasconde perché ha paura (Gen 3,10), ha paura dello sguardo di Dio; accusa la donna, colei che è carne della sua carne (v. 12); rompe l'armonia con il creato, arriva ad alzare la mano contro il fratello per ucciderlo. Possiamo dire che dall'armonia si passa alla "disarmonia"? No, non esiste la "disarmonia": o c'è armonia o si cade nel caos, dove c'è violenza, contesa, scontro, paura...

Proprio in questo caos è quando Dio chiede alla coscienza dell'uomo: «Dov'è Abele tuo fratello?». E Caino risponde: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9). Anche a noi è rivolta questa domanda e anche a noi farà bene chiederci: Sono forse io il custode di mio fratello? Sì, tu sei custode di tuo fratello! Essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri! E invece, quando si rompe l'armonia, succede una metamorfosi: il fratello da custodire e da amare diventa l'avversario da combattere, da sopprimere. Quanta violenza viene da quel momento, quanti conflitti, quante guerre hanno segnato la nostra storia! Basta vedere la sofferenza di tanti fratelli e sorelle. Non si tratta di qualcosa di congiunturale, ma questa è la verità: in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti! E anche oggi continuiamo questa storia di scontro tra fratelli, anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello. Anche oggi ci lasciamo guidare dagli idoli, dall'egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte!

 Dopo il caos del diluvio ha smesso di piovere e la colomba ha portato un rametto di ulivo. Tutti i rappresentanti delle religioni A Buenos Aires in Plaza de Mayo abbiamo piantato un albero di olivo chiedendo che non ci sia più il caos e la violenza...

 3. A questo punto mi domando: E' possibile percorrere un'altra strada? Possiamo uscire da questa spirale di dolore e di morte? Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace? Invocando l'aiuto di Dio, sotto lo sguardo materno della Salus populi romani, Regina della pace, voglio rispondere: Sì, è possibile per tutti! Questa sera vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: Sì, è possibile per tutti! Anzi vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni, rispondesse: Sì, lo vogliamo! La mia fede cristiana mi spinge a guardare alla Croce. Come vorrei che per un momento tutti gli uomini e le donne di buona volontà guardassero alla Croce! Lì si può leggere la risposta di Dio: lì, alla violenza non si è risposto con violenza, alla morte non si è risposto con il linguaggio della morte. Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace. Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani, i fratelli delle altre Religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace! Ognuno si animi a guardare nel profondo della propria coscienza e ascolti quella parola che dice: esci dai tuoi interessi che atrofizzano il cuore, supera l'indifferenza verso l'altro che rende insensibile il cuore, vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione: guarda al dolore del tuo fratello - penso ai bambini, solo a quello - e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l'armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l'incontro! Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l'umanità. Risuonino ancora una volta le parole di Paolo VI: «Non più gli uni contro gli altri, non più, mai!... non più la guerra, non più la guerra!» (Discorso alle Nazioni Unite, 4 ottobre 1965: AAS 57 [1965], 881). «La pace si afferma solo con la pace, quella non disgiunta dai doveri della giustizia, ma alimentata dal sacrificio proprio, dalla clemenza, dalla misericordia, dalla carità» (Messaggio per Giornata Mondiale della pace 1976: AAS 67 [1975], 671). Fratelli e sorelle, perdono, dialogo, riconciliazione sono le parole della pace: nell'amata Nazione siriana, nel Medio Oriente, in tutto il mondo! Preghiamo questa sera per la riconciliazione e per la pace, lavoriamo per la riconciliazione e per la pace, e diventiamo tutti, in ogni ambiente, uomini e donne di riconciliazione e di pace. Così sia.

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