05/07/2014, 00.00
VATICANO-ITALIA
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Papa in Molise: Testimonianza della carità, via maestra dell'evangelizzazione

Papa Francesco, in visita a una delle regioni più povere dell'Italia, domanda ai fedeli di essere come Maria, "serva del Signore" e a servizio dei "fratelli che hanno bisogno". Dio ci libera dalla tristezza e dall'egoismo. All'università di Campobasso, l'appello per un "patto del lavoro" che salvaguardi la dignità dei disoccupati. "Custodire" la terra, senza "sfruttarla". Occorre "perdere il tempo con i nostri bambini". "Forse è giunto il momento di domandarci se quella di lavorare alla domenica è una vera libertà".

Campobasso (AsiaNews) - "La testimonianza della carità" nelle "realtà ordinarie, in famiglia, in parrocchia, al lavoro, con i vicini...", è "la via maestra dell'evangelizzazione": è questo il tema centrale dell'omelia che papa Francesco ha rivolto alle decine di migliaia di fedeli del Molise, radunati nell'ex stadio Romagnoli questa mattina. L'eucaristia è uno dei momenti della sua visita pastorale a questa che è una delle più piccole e povere regioni italiane. In precedenza egli aveva incontrato rappresentanti del mondo del lavoro (agricoltura e industria) nell'aula magna dell'università di Campobasso, chiedendo attenzione alla dignità delle persone disoccupate e domandando che i ritmi del lavoro non distruggano il riposo domenicale e soprattutto il tempo della gratuità e dei rapporti in famiglia e in comunità.

Durante la messa papa Francesco ha ricordato la devozione dei molisani alla "Madonna della Libera", e ha ribadito spesso che "l'icona della Chiesa è la Vergine Maria, la «serva del Signore» (Lc 1,38; cfr 1,48)".

"Subito dopo aver ricevuto l'annuncio dell'Angelo e aver concepito Gesù - ha aggiunto -  Maria parte in fretta per andare ad aiutare l'anziana parente Elisabetta. E così mostra che la via privilegiata per servire Dio è servire i fratelli che hanno bisogno".

"La testimonianza della carità è la via maestra dell'evangelizzazione... C'è tanto bisogno di questo impegno, di fronte alle situazioni di precarietà materiale e spirituale, specialmente di fronte alla disoccupazione, una piaga che richiede ogni sforzo e tanto coraggio da parte di tutti Quella del lavoro è una sfida che interpella in modo particolare la responsabilità delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e finanziario. È necessario porre la dignità della persona umana al centro di ogni prospettiva e di ogni azione. Gli altri interessi, anche se legittimi, sono secondari".

Servendo il Signore, la Chiesa "sperimenta la sua liberazione e vive in questa libertà che Egli le dona".  "Questa - ha sottolineato  - è la libertà che, con la grazia di Dio, sperimentiamo nella comunità cristiana, quando ci mettiamo al servizio gli uni degli altri. Allora il Signore ci libera da ambizioni e rivalità, che minano l'unità e la comunione. Ci libera dalla sfiducia, dalla tristezza, dalla paura, dal vuoto interiore, dall'isolamento, dai rimpianti, dalle lamentele".

Quasi a conferma della vicinanza della Chiesa alle "situazioni di precarietà materiale e spirituale", in precedenza il pontefice, nell'incontro all'università, aveva  ascoltato un giovane studente e imprenditore agricolo e una donna operaia, madre di un figlio e gestante di un altro.

Egli ha apprezzato la scelta del giovane "di fare il corso di laurea in agraria e di lavorare la terra 'per vocazione', per far restare il contadino sulla terra, per fare un dialogo dell'uomo con la sua terra, la fa fiorire, la fa diventare feconda per tutti noi".

"Condivido pienamente  - ha aggiunto - ciò che è stato detto sul "custodire" la terra, perché dia frutto senza essere 'sfruttata'. Questa è una delle più grandi sfide della nostra epoca: convertirci ad uno sviluppo che sappia rispettare il creato".

Riferendosi poi alla testimonianza della mamma operai, il papa ha detto: "Il suo è un appello per il lavoro e nello stesso tempo per la famiglia. Grazie di questa testimonianza! In effetti, si tratta di cercare di conciliare i tempi del lavoro con i tempi della famiglia.

Quando io vado al confessionale - ora non più come prima - viene una mamma, io gli faccio sempre una domanda: Tu giochi con i tuoi bambini? Stiamo perdendo questa scienza: perdere il tempo con i nostri bambini. La domenica è la domenica della famiglia, in cui perdere il tempo.

Questo è un punto 'critico', un punto che ci permette di discernere, di valutare la qualità umana del sistema economico in cui ci troviamo. E all'interno di questo ambito si colloca anche la questione della domenica lavorativa, che non interessa solo i credenti, ma interessa tutti, come scelta etica. E' questo spazio della gratuità che stiamo perdendo.

La domanda è: a che cosa vogliamo dare priorità? La domenica libera dal lavoro - eccettuati i servizi necessari - sta ad affermare che la priorità non è all'economico, ma all'umano, al gratuito, alle relazioni non commerciali ma familiari, amicali, per i credenti alla relazione con Dio e con la comunità. Forse è giunto il momento di domandarci se quella di lavorare alla domenica è una vera libertà".

A braccio ha poi aggiunto: "Vorrei tornare su una parola...: dignità. Non avere lavoro non è soltanto non avere denaro per vivere. Possiamo mangiare tutti i giorni, andiamo alla Caritas, di qua e di là. Il problema è non portare il pane a casa e questo toglie la dignità. Il problema più grave non è la fame, ma la dignità. Dobbiamo lavorare e difendere la nostra dignità".

Alla fine della messa, la visita del papa continua con un'adorazione eucaristica in cattedrale, seguita da un saluto a un gruppo di malati. Poi il pontefice si trasferisce alla "Casa degli Angeli" di Campobasso dove prenderà il pranzo insieme ai poveri assistiti dalla Caritas diocesana".

 

 

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