16/06/2019, 11.39
VATICANO-ITALIA
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Papa ai terremotati di Camerino: Ci vuole più forza per riparare che per costruire, per ricominciare che per iniziare

In visita alle zone terremotate dell’arcidiocesi di Camerino- San Severino Marche, papa Francesco conforta i fedeli alla ricostruzione, ripartendo dal fatto che “Dio si ricorda di noi”. “Sono passati quasi tre anni e il rischio è che, dopo il primo coinvolgimento emotivo e mediatico, l’attenzione cali e le promesse vadano a finire nel dimenticatoio, aumentando la frustrazione di chi vede il territorio spopolarsi sempre di più. Il Signore invece spinge a ricordare, riparare, ricostruire, e a farlo insieme, senza mai dimenticare chi soffre…”. “Ciascuno può fare un po’ di bene, senza aspettare che siano gli altri a cominciare”. La nuova beata sarda. L’appello per il Golfo Persico.

Camerino (AsiaNews) – “Ci vuole più forza per riparare che per costruire, per ricominciare che per iniziare, per riconciliarsi che per andare d’accordo”. Lo ha sottolineato papa Francesco nella messa che stamane ha celebrato nella piazza Cavour di Camerino, in occasione della solennità della Trinità. Francesco è in visita alle popolazioni colpite dal terremoto del 2015. La piazza - dove sono radunati alcune migliaia di fedeli davanti a un sobrio altare - porta ancora le ferite del sisma: costruzioni avvolte da tubi innocenti; finestre messe in sicurezza, travature di sostegno.

Il papa è partito stamattina alle 7.50 in elicottero dal Vaticano. Giungendo a Camerino, dopo l’incontro con le autorità, il pontefice ha visitato alcune strutture abitative di emergenza, che dovevano essere delle case temporanee e invece sembrano diventare abitazioni definitive, dato che la ricostruzione – come ha detto il vescovo, mons. Francesco Massara - rimane lenta a causa della burocrazia, che genera scetticismo nelle persone.

Il papa suggerisce la forza da cui ripartire: “Chi si avvicina a Dio non si abbatte, va avanti: ricomincia, riprova, ricostruisce”.

“Nell’incertezza che avvertiamo fuori e dentro – ha detto - il Signore ci dà una certezza: Egli si ricorda di noi. Si ri-corda, cioè ritorna col cuore a noi, perché Gli stiamo a cuore. E mentre quaggiù troppe cose si dimenticano in fretta, Dio non ci lascia nel dimenticatoio”.

Riferendosi poi al vangelo del giorno (Giov. 16, 12-15), in cui Gesù promette il Consolatore, egli ha spiegato: “Per liberare il cuore dal passato che ritorna, dai ricordi negativi che tengono prigionieri, dai rimpianti che paralizzano, serve qualcuno che ci aiuti a portare i pesi che abbiamo dentro. Oggi Gesù dice proprio che di tante cose non siamo “capaci di portare il peso” (cfr Gv 16,12). E che cosa fa di fronte alla nostra debolezza? Non ci toglie i pesi, come vorremmo noi, che siamo sempre in cerca di soluzioni rapide e superficiali; no, il Signore ci dà lo Spirito Santo. Di Lui abbiamo bisogno, perché è il Consolatore, Colui cioè che non ci lascia soli sotto i pesi della vita. È Colui che trasforma la nostra memoria schiava in memoria libera, le ferite del passato in ricordi di salvezza… lo Spirito Santo è il ricostruttore della speranza. Speranza. Di quale speranza si tratta?... È una speranza che lascia dentro pace e gioia, indipendentemente da quello che capita fuori. È una speranza che ha radici forti, che nessuna tempesta della vita può sradicare. È una speranza, dice oggi San Paolo, che «non delude» (Rm 5,5), che dà la forza di superare ogni tribolazione (cfr vv. 2- 3)”.

“Prego il Dio Vicino – ha detto concludendo l’omelia - perché susciti gesti concreti di prossimità. Sono passati quasi tre anni e il rischio è che, dopo il primo coinvolgimento emotivo e mediatico, l’attenzione cali e le promesse vadano a finire nel dimenticatoio, aumentando la frustrazione di chi vede il territorio spopolarsi sempre di più. Il Signore invece spinge a ricordare, riparare, ricostruire, e a farlo insieme, senza mai dimenticare chi soffre… Ciascuno può fare un po’ di bene, senza aspettare che siano gli altri a cominciare. Ciascuno può consolare qualcuno, senza aspettare che i suoi problemi siano risolti. Che cosa è mai l’uomo? È il tuo grande sogno, Signore, di cui ti ricordi sempre. Fa’ che anche noi ci ricordiamo di essere al mondo per dare speranza e vicinanza, perché siamo figli tuoi, «Dio di ogni consolazione» (2 Cor 1,3)”.

Alla fine della messa, prima della recita dell’Angelus, Francesco ha ricordato che ieri, a Pozzomaggiore, in Sardegna, è stata proclamata beata Edvige Carboni, da lui definita “una semplice donna del popolo che nell’umile quotidianità abbracciò la Croce, dando testimonianza di fede e di carità”. E ha chiesto un applauso alla nuova beata.

Egli ha poi ricordato che oggi si celebra nel mondo la Giornata mondiale dell’Onu per i rifugiati. “Questa ricorrenza – ha detto - invita tutti alla solidarietà con gli uomini, le donne e i bambini in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti fondamentali”.

Infine, il papa ha espresso preoccupazione per l’innalzamento della tensione nel Golfo Persico, dopo l’attentato a due navi di un armatore giapponese, che gli Usa attribuiscono all’Iran. Francesco ha sottolineato che ogni problema o questione vada risolta attraverso vie pacifiche e diplomatiche.

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