15/01/2020, 10.16
VATICANO
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Papa: siate evangelizzatori coraggiosi e gioiosi.

La Chiesa “pur se perseguitata, fraintesa e incatenata, mai si stanca di accogliere con cuore materno ogni uomo e ogni donna per annunciare loro l’amore del Padre che si è reso visibile in Gesù”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Essere evangelizzatori coraggiosi e gioiosi”. Con questa esortazione, suggerita dall’esempio di san Paolo, papa Francesco ha concluso all’udienza generale di oggi il ciclo di catechesi dedicato agli Atti degli Apostoli, parlando della prigionia di Paolo a Roma, dove “gli viene concesso di abitare per conto proprio sotto custodia militaris, cioè con un soldato che gli fa da guardia. Era ai domiciliari”.

“Con l’arrivo di Paolo nel cuore dell’Impero – ha detto Francesco alle settemila persone presenti nell’Aula Paolo VI - termina il racconto degli Atti degli Apostoli, che non si chiude con il martirio di Paolo, ma con la semina abbondante della Parola” e mostra che la Chiesa “pur se perseguitata, fraintesa e incatenata, mai si stanca di accogliere con cuore materno ogni uomo e ogni donna per annunciare loro l’amore del Padre che si è reso visibile in Gesù”.

Pur prigioniero a Roma, infatti, Paolo “può incontrare i notabili giudei per spiegare come mai sia stato costretto ad appellarsi a Cesare e per parlare loro del regno di Dio. Egli cerca di convincerli riguardo a Gesù, partendo dalle Scritture e mostrando la continuità tra la novità di Cristo e la «speranza d’Israele» (At 28,20)”.

“Paolo si riconosce profondamente ebreo e vede nel Vangelo che predica, cioè nell’annuncio di Cristo morto e risorto, il compimento delle promesse fatte al popolo eletto. Dopo questo primo incontro informale che trova i Giudei ben disposti, ne segue uno più ufficiale durante il quale, per un’intera giornata, Paolo annuncia il regno di Dio e cerca di aprire i suoi interlocutori alla fede in Gesù, a partire «dalla legge di Mosè e dai Profeti» (At 28,23). Poiché non tutti sono convinti, egli denuncia l’indurimento di cuore del popolo di Dio, causa della sua condanna (cfr Is 6,9-10), e celebra con passione la salvezza delle nazioni che si mostrano invece sensibili a Dio e capaci di ascoltare la Parola del Vangelo della vita (cfr At 28,28)”.

“A questo punto, Luca conclude la sua opera mostrandoci non la morte di Paolo ma il dinamismo della sua predica, di una Parola che «non è incatenata» (2Tm 2,9) ma pronta a lasciarsi seminare a piene mani dall’Apostolo. Paolo lo fa «con tutta franchezza e senza impedimento» (At 28,31), in una casa dove accoglie quanti vogliono ricevere l’annuncio del regno di Dio e conoscere Cristo. Questa casa aperta a tutti i cuori in ricerca è immagine della Chiesa che, pur se perseguitata, fraintesa e incatenata, mai si stanca di accogliere con cuore materno ogni uomo e ogni donna per annunciare loro l’amore del Padre che si è reso visibile in Gesù”.

“Cari fratelli e sorelle, al termine di questo itinerario, vissuto insieme seguendo la corsa del Vangelo nel mondo, lo Spirito ravvivi in ciascuno di noi la chiamata ad essere evangelizzatori coraggiosi e gioiosi. Renda capaci anche noi, come Paolo, di impregnare le nostre case di Vangelo e di renderle cenacoli di fraternità, dove accogliere il Cristo vivo, che «viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo» (cfr II Prefazio di Avvento)”.

L’esortazione a essere evangelizzatori è stata ripetuta dal Papa nei saluti in tutte le lingue usate nell’udienza. Così, in francese, “possa lo Spirito Santo ravvivare in ognuno di noi la chiamata ad essere evangelizzatori coraggiosi e gioiosi”, in tedesco: “il cammino della Parola di Dio prosegue, anche nei nostri giorni. Il Signore ci chiama come testimoni, nonostante i nostri limiti”. E “non ci trattenga il timore di sbagliare e la paura di percorrere sentieri nuovi, perché le nostre povertà non sono ostacoli, ma strumenti preziosi, perché la grazia di Dio ama manifestarsi nella debolezza”, ha detto nel saluto ai fedeli arabi. Ai polacchi, infine: “lo Spirito ravvivi in ciascuno di voi la chiamata ad essere evangelizzatori coraggiosi e gioiosi. Vi renda capaci di impregnare le vostre case di Vangelo e di renderle cenacoli di fraternità, dove accogliere il Cristo vivo, che viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo”.

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