13/06/2018, 12.44
PAKISTAN
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Pakistan, partiti islamici: ‘Dopo le elezioni, subito sharia’. Contrari musulmani e cristiani

di Shafique Khokhar

Il prossimo 25 luglio il Paese è chiamato alle urne. L’alleanza elettorale Muttahida Majlis-e-Amal è composta da cinque partiti regionali ultraconservatori. Esperti: “La carta della religione usata per attirare voti”. La Costituzione già promuove la legge islamica. “Puntare su diritti delle donne e istruzione imparziale”.

Lahore (AsiaNews) – Una coalizione di partiti radicali islamici promette che imporrà la sharia in tutto il Pakistan se dovesse vincere alle prossime elezioni generali del 25 luglio. Si tratta della Muttahida Majlis-e-Amal (Mma), alleanza composta da cinque partiti ultraconservatori e fondamentalisti. In un raduno organizzato a Islamabad, essi hanno presentato un programma elettorale di 12 punti: il primo è l’applicazione delle legge islamica. Ad AsiaNews musulmani e cristiani esprimono il loro dissenso nei confronti della proposta e ricordano come i partiti radicali islamici abbiano sempre utilizzato la carta della religione per attirare voti.

La Mma è formata da Jamiat Ulema-e-Islam (Jui-F), Jamaat-e-Islami (Ji), Markazi Jamiat Ahle Hadith (Ja), Tehreek-e-Jafaria Pakistan (Tjp) e Jamiat Ulema-e-Pakistan (Jup). Si tratta di movimenti che hanno la propria base elettorale a livello regionale, soprattutto nelle province di Khyber Pakhtunkhwa e Balochistan, al confine con l’Afghanistan.

Secondo la Costituzione del 1973, in Pakistan tutte le leggi devono essere conformi ai dettati islamici, ma la sharia non è mai stata applicata. Esperti lamentano che spesso i manifesti elettorali ne promettono l’attuazione, ma allo stesso tempo non esplicitano i dettagli della realizzazione. Tra questi vi è Ata-ur-Rehman Saman, coordinatore della Commissione nazionale Giustizia e pace (Ncjp), che ritiene che i partiti regionali abbiano solo “rispolverato vecchi slogan per attrarre consenso. Secondo l’articolo 227, non può essere approvata nessuna legge che vada contro i principi dell’islam. Inoltre il governo già promuove lo stile di vita islamico, così come previsto dalla Costituzione all’articolo 31, e la Corte federale della sharia ha il potere di annullare una legge non conforme all’islam”.

Per Hamza Arshad, insegnante e giornalista, “la coalizione non otterrà grandi numeri alle prossime elezioni, ma la sua influenza ideologica potrebbe avere un impatto di gran lunga superiore, e per questo è pericolosa. Se anche le persone non dovessero votare per questi partiti, di certo ascolteranno il loro messaggio. Dato che essi non hanno una grande piattaforma elettorale, tentano di sfruttare il sentimento religioso per guadagnare voti. Per ora i pakistani non hanno ancora abboccato all’esca, ma se questa tendenza dovesse continuare, potrebbe creare problemi al governo eletto”.

Muhammad Zubair, attivista e manager della South Asia Partnership Pakistan, aggiunge: “I mullah hanno poco sostegno elettorale ed esso si è assottigliato ancora di più con l’avanzata dei social media. Per questo sfruttano la religione. L’alleanza di partiti politici che vogliono applicare la sharia è solo un mezzo per entrare nelle sale del potere. Il loro obiettivo è fare pressione sul governo per ottenere alcune richieste, ma non hanno la capacità di conquistare seggi”.

Secondo Peter Jacob, ex segretario esecutivo della Ncjp e attuale direttore del Centro per la giustizia sociale, il manifesto radicale “serve solo per guadagnare voti”. Per questo egli organizza corsi dedicati alla formazione dei politici in 15 distretti. “Per noi – sostiene – i partiti sono la porta d’ingresso. È il momento di negoziare con loro e prendere impegni. A partire dall’istruzione imparziale, bisogna aumentare del 5% la quota destinata alle minoranze”. Sumera Saleem, attivista, si sta occupando della formazione del personale dei seggi. Chiede ai partiti di occuparsi di più dei diritti delle donne e afferma: “Facciamo parte di un villaggio globale. I liberali sono incolpati di deviare i giovani, ma niente viene fatto per rafforzare le famiglie e migliorare il sistema educativo”.

(Ha collaborato Kamran Chaudhry)

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