15/09/2018, 09.07
RUSSIA-UCRAINA
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Onufrij di Kiev: non ci serve l’autocefalia ucraina

di Vladimir Rozanskij

Mosca sospende i rapporti con Costantinopoli. Rifiutata “l’invasione di campo” dei rappresentanti del Fanar nel territorio canonico moscovita. Onufrij prende le distanze da ogni interpretazione politica.

Mosca (AsiaNews) - Il metropolita Onufriy (Berezovsky), capo della Chiesa Ortodossa Ucraina legata al Patriarcato di Mosca, ha rilasciato un’intervista ieri durante il programma televisivo russo Al mattino su Inter, in cui si sviluppano i temi “caldi” della rete e dei social. Intanto, il Sinodo di Mosca ha lanciato accuse pesanti contro il patriarcato di Costantinopoli, rompendo ogni rapporto. Al centro del dibattito vi è la possibile concessione della “autocefalia” o totale indipendenza da Mosca della Chiesa ortodossa ucraina e l’invio di due rappresentanti del Fanar per studiare la situazione.

Nell’intervista, Onufriy, leader del maggior raggruppamento di ortodossi in Ucraina, ha ribadito la sua convinzione di essere già in una situazione canonica di sufficiente autonomia.

La parte “moscovita” della Chiesa ucraina, in effetti, è organizzata in modo indipendente, anche se partecipa alle attività del Sinodo della Chiesa ortodossa russa. Commentando le polemiche attuali, Onufrij ci tiene a precisare che “oggi ci trattano secondo categorie politiche, come se non fosse Cristo a guidarci, ma qualcuno dei leader di partito. Se avessi voluto fare il politico, probabilmente lo sarei diventato, senza bisogno di indossare queste vesti solenni… Quelli che si mettono la tonaca e poi fanno politica, costruendo fantastici piani geopolitici, sono semplicemente delle persone disoneste, che non riuscendo a fare veramente i preti, cercano di attirare l’attenzione del pubblico usando l’autorità spirituale di cui sono investiti”.

Onufrij ribadisce che “noi siamo una Chiesa indipendente. Abbiamo tutti i necessari attributi di autonomia che ci servono oggi per il normale servizio a Dio e al popolo: abbiamo il nostro Sinodo, la conferenza dei vescovi, che prende le sue decisioni in assoluta autonomia, senza che nessuno abbia su di esse alcun potere di veto. Questo vale anche per il tribunale ecclesiastico, per le strutture amministrative ed economiche… il Tomos di autocefalia sarebbe per noi una limitazione della libertà di cui ora godiamo, e non ci serve a nulla”.

Per il metropolita di Kiev le relazioni con Mosca sono “normali”, seguendo le tradizionali relazioni spirituali, canoniche e culturali, che la Chiesa del resto intrattiene con ogni uomo e ogni popolo: “La Chiesa ama tutti, noi amiamo Mosca, amiamo i russi, ma anche gli americani, gli africani e gli asiatici. Noi non abbiamo nemici né avversari, e preghiamo per tutti”.

Anche Onufrij ritiene che i due “esarchi” inviati da Costantinopoli in Ucraina rappresentino una misura anti-canonica e non necessaria. A questo proposito il Sinodo di Mosca ha rilasciato ieri una dichiarazione ufficiale in cui si esprime il “profondo disappunto e dispiacere” per la decisione di Bartolomeo, presa senza accordarsi con lo stesso Onufrij, e che costituisce una “invasione di una Chiesa locale nel territorio di un’altra”. I “rappresentanti del Fanar”, come vengono chiamati nella nota di Mosca i due visitatori (senza nominarli) si limiterebbero a fare propaganda della tesi secondo cui “la metropolia di Kiev non sarebbe mai stata sottomessa alla giurisdizione di Mosca”, al contrario di quanto sostengono i russi.

In realtà i due inviati di Costantinopoli, l’arcivescovo Daniel di Pamphilon (Stati Uniti) e il vescovo Ilarion di Edmonton (Canada), sono due prelati nati in Ucraina e in servizio soprattutto presso la grande diaspora ucraina nell’America del Nord, e non è la prima volta che si recano nel Paese nativo a svolgere missioni di dialogo e informazione per il Patriarcato ecumenico. Al di là delle reazioni quasi apocalittiche di Mosca, che ha di fatto sospeso le relazioni con Bartolomeo a meno di due settimane dall’incontro con Kirill del 31 agosto, i due vescovi non hanno alcuna autorità da esercitare sopra il clero locale, ma soltanto il compito di verificare le possibili svolte di questa lunga diatriba.

Concludendo la sua intervista, il metropolita Onufrij ha cercato di rassicurare i suoi fedeli, prendendo le distanze da ogni interpretazione politica e garantendo che “la nostra Chiesa rimarrà tale fino alla fine dei tempi, perché il Signore ci ha detto che le porte degli inferi non prevarranno su di essa”. Quindi non ci sarà prevaricazione neanche dalla Turchia dell’antico patriarcato e dalle sue pretese egemoniche. A meno che non di egemonia si tratti, ma di una nuova stagione della comunione ortodossa universale.

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