12/02/2018, 08.36
RUSSIA
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Ondata di persecuzioni contro mormoni, Testimoni di Geova e indù

di Vladimir Rozanskij

Proibita la costruzione di una chiesa mormone a Novosibirk, nonostante il parere della Corte suprema. Raid polizieschi in case private di Testimoni di Geova: soldati in pieno assetto di guerra e schiere di delatori. Un “guru” indù osteggiato e spiato anche da falsi discepoli.

Mosca (AsiaNews) - La Corte suprema della Federazione russa ha ingiunto al sindaco di Novosibirsk, una delle principali città della Russia asiatica, di concedere ai Mormoni la licenza edilizia per costruire la loro chiesa, su un appezzamento di terra regolarmente acquistato nel 2014 dai rappresentanti della “Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni”. L’amministrazione comunale ha comunicato di voler comunque rimandare l’esecuzione di tale sentenza, secondo una dichiarazione rilasciata nei giorni scorsi agli organi di stampa.

No alla chiesa mormone

Il 1 febbraio scorso, la commissione per le proprietà terriere del consiglio comunale di Novosibirsk si è riunita per discutere la possibilità di riqualificare il terreno in questione da zona ricreativa a zona edilizia di interesse sociale e commerciale. La valutazione era obbligata in seguito alla decisione della Corte Suprema del 20 dicembre 2017, che imponeva appunto al sindaco di inserire tali modifiche nel Regolamento comunale, al fine di permettere ai mormoni di costruire la chiesa. Tale progetto aveva suscitato la contrarietà di alcune parti dell’opinione pubblica locale, legate in vari modi alla Chiesa ortodossa.

Sotto la loro pressione, il comune aveva modificato le finalità titolari del terreno, in modo da impedire la costruzione dell’edificio di culto. La comunità mormone si era allora rivolta al tribunale per le cause civili di Novosibirsk, che aveva imposto all’amministrazione di concedere il permesso. Il sindaco aveva fatto appello, ma la seconda istanza ha confermato l’obbligo imposto, fino alla definitiva conferma della Corte suprema federale.

Tuttavia, il 1 febbraio scorso il direttore del dipartimento per l’edilizia e l’architettura del comune, Aleksandr Kondratiev, ha annunciato che l’amministrazione ha intenzione di trattenere ulteriormente la decisione in merito: “Abbiamo passato tre anni a spiegare le nostre ragioni, ma la Corte suprema non ci ha capiti. Vorrà dire che useremo altri metodi”, ha dichiarato Kondratiev. Il consigliere comunale Valerij Naumenko ha definito la chiesa mormone un “gruppo satanico”.

Contrastare il “fanatismo terrorista”

La posizione dei politici locali siberiani si accompagna a una lunga serie di episodi degli ultimi mesi, tutti legati all’interpretazione della “legge Jarovoj”, dal nome della deputata russa che la propose due anni fa allo scopo di contrastare il fanatismo terrorista. In realtà, la legge sta limitando sempre più la libertà di espressione religiosa in Russia, a causa delle norme molto restrittive sulle possibilità di aggregazione per motivi religiosi a qualunque livello, anche in case private, e ancor di più in contesti pubblici. A farne le spese sono stati anzitutto i Testimoni di Geova, proibiti a livello federale come “estremisti religiosi”, ma anche molte altre associazioni non “tradizionali” come appunto i Mormoni.

In diverse città della Russia si è scatenata una vera e propria “caccia all’uomo” nei confronti degli esponenti delle “sette estremiste”. A Kemerovo in Siberia, come a Belgorod nella Russia europea meridionale, decine di appartamenti sono stati perquisiti, alla ricerca di materiali compromettenti di propaganda religiosa. Molti cittadini sono stati arrestati e trattenuti in prigione per alcuni giorni, prima di contestare accuse formali; si tratta per lo più di appartenenti ai Testimoni di Geova. Alcuni di essi si sono sdraiati per terra o legati ai mobili, e sono stati portati in prigione con la forza. In prigione a Belgorod è stato portato anche un gruppo di sordomuti, che si erano radunati in una casa privata per una semplice colazione tra amici. In generale, le perquisizioni sono avvenute in maniera molto rude, con insulti e forme di violenza verbale e fisica, confisca di libri di preghiere e Bibbie, oltre che di tutti gli strumenti informatici, dei passaporti e dei soldi, e perfino delle fotografie appese al muro.

I Testimoni di Geova

Il diffuso clima di intolleranza si manifesta non soltanto nei metodi brutali della polizia, ma anche nelle sempre più numerose delazioni di privati cittadini nei confronti di vicini e conoscenti, sospettati di attività religiose “estremiste”. Qualche giorno fa, il tribunale di Kemerovo ha emesso un mandato di perquisizione per 12 case in un solo in giorno, in base appunto alle denunce di privati cittadini. La polizia ha effettuato tali verifiche dalla mattina fino a notte fonda, anche sfondando le porte, in assetto bellico, con le armi spianate, gli scudi e i caschi di protezione. Agli arrestati è stata negata anche la possibilità di fare una telefonata o chiamare un avvocato: “Qui non siamo in America”, ha risposto il capitano delle forze speciali Stanislav Shlagov a un Testimone di Geova di Kemerovo. I vicini “delatori” hanno spesso accompagnato le forze dell’ordine in queste azioni, suggerendo dove cercare i materiali incriminati, facendo assumere alle irruzioni la forma di veri “pogrom”.

Il “guru” indù

A Mosca è stata perquisita anche l’abitazione e il Centro dove svolge le sue attività un popolare leader induista, Shri Prakash Dzhi, giunto dall’India come studente di medicina nel 1990 per fermarsi in Russia, dove ha formato una famiglia e ha aperto un centro di spiritualità induista. Negli ultimi tempi il “guru” è stato particolarmente preso di mira dal principale esponente della “lotta antisettante” del Patriarcato di Mosca, il sociologo Aleksandr Dvorkin, le cui accuse hanno portato al raid della polizia contro il gruppo induista. In un’intervista a Newsweek dello scorso dicembre, il guru Dzhi aveva raccontato di essere continuamente perseguitato da falsi giornalisti o addirittura falsi adepti, mandati al suo centro allo scopo di raccogliere informazioni.

Nonostante tutti questi fatti, il Ministero della Giustizia russo ha emesso in questi giorni una nota, secondo cui “il diritto alla professione della propria fede religiosa nel Paese non viene messo in discussione”.

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