24/10/2014, 00.00
ISRAELE - PALESTINA

Offensiva finale all’Onu per il riconoscimento della Palestina

Allo studio una bozza di risoluzione da sottoporre al Consiglio di sicurezza. Svezia, Gran Bretagna e Francia pronte al sostegno, critica la Germania che mantiene l’asse con Usa e Israele. Dall’Ue sanzioni contro lo Stato israeliano per gli insediamenti, probabile via libera per altre 1600 nuove case. Scambi di accuse fra Israele e Palestina per la morte di una bambina di tre anni a Gerusalemme e per la morte di una bambina palestinese.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) -  A novembre i leader palestinesi finalizzeranno la campagna per il riconoscimento  internazionale dello Stato palestinese all'Onu e in centinaia di organismi mondiali. a È quanto ha affermato Saeb Erakat, uno dei capi negoziatori del fronte palestinese, dal quartier generale di Ramallah, in Cisgiordania.  Dopo i fallimento dei colloqui di pace nell'aprile scorso, e le rovine causate dall'ultimo conflitto a Gaza, il presidente Mahmoud Abbas vuole incriminare Israele di genocidio e presentare una bozza di risoluzione al Consiglio di sicurezza dell'Onu. Lo sforzo diplomatico messo in campo dall'Autorità palestinese prevede anche l'adesione alla Corte penale internazionale, dove verrà presentata una denuncia contro Israele per crimini di guerra. 

L'iniziativa incontrerà la quasi certa opposizione della Casa Bianca in sede di Consiglio di sicurezza Onu, dove i vertici americani sono pronti a mettere il veto su qualsiasi risoluzione che possa "mettere in pericolo" Israele. 

L'offensiva diplomatica, meglio conosciuta a Ramallah col nome di "Palestina 194" (Stato palestinese sui confini precedenti la Guerra dei Sei Giorni e Gerusalemme Est come capitale), sembra trovare sempre maggiori adesioni. La Svezia intende riconoscere la Palestina come Stato indipendente e i parlamentari del Regni Unito hanno approvato una risoluzione - non vincolante - che va nella medesima direzione. A settembre Abbas ha compiuto una visita ufficiale in Francia, in cui il presidente Hollande non ha escluso il sostegno di Parigi alla battaglia palestinese. Vi sono poi alcune (significative) sanzioni adottate dall'Unione europea contro prodotti provenienti dai coloni israeliani nei territori occupati, che hanno fatto scattare il campanello d'allarme sul versante israeliano. Altre sanzioni sono in arrivo, se Israele continuerà la politica espansionista negli insediamenti. E proprio la  prossima settimana è in programma l'approvazione di 1.600 nuove case nel sobborgo ultra-ortodosso di Ramat Shlomo, oltre la Linea Verde. 

La fine dell'isolamento per la Palestina è il frutto di anni di lavoro diplomatico, che punta ora in due direzioni: ottenere importanti finanziamenti dai Paesi donatori che hanno partecipato a metà mese alla Conferenza del Cairo (fra cui una delegazione Ue), e una data certa per il ritiro di Israele dai territori. Analisti ed esperti spiegano che, ad oggi, la Palestina più contare fra i 7 e i 9 voti favorevoli in sede di Consiglio di Sicurezza Onu; con la presenza di tradizionali alleati come Venezuela e Malaysia - membri non permanenti - il numero potrebbe arrivare fino a 12. Del resto 10 voti sono la quota sufficiente per ottenere la maggioranza e far passare una risoluzione, sempre che gli Stati Uniti - come appare probabile - non esercitino il diritto di veto. 

In ogni caso, se anche dovesse fallire il tentativo in sede di Consiglio di Sicurezza Onu, il negoziatore palestinese annuncia già una ulteriore iniziativa diplomatica per ottenere il riconoscimento e adesioni in 522 organizzazioni internazionali. Una offensiva che Israele farà fatica a contenere. 

Intanto non si placa il nuovo fronte di scontro fra Israele e Palestina, apertosi all'indomani dell'incidente avvenuto il 22 ottobre scorso a Gerusalemme. Un palestinese di 21 anni, Abdel Rahman a-Shaludi, alle spalle un periodo di detenzione nelle carceri di Israele per aver partecipato a manifestazioni, è piombato con la propria auto contro una decina di persone a una fermata del tram. Nello schianto è rimasta uccisa una bambina di tre mesi; il giovane alla guida del mezzo ha cercato di fuggire a piedi, ma è stato colpito da una guardia civile ed è morto poco più tardi per le gravi ferite riportate. Per i familiari si è trattato di uno sfortunato incidente: Abdel avrebbe perso il controllo del mezzo e non vi erano affatto mire estremiste o la volontà di uccidere. 

Israele accusa il giovane di attivismo pro Hamas; ma per i familiari, pur essendo egli nipote di un membro di primo piano del gruppo estremista palestinese ucciso nel 1998, non avrebbe intrecciato legami (diretti o indiretti) con il movimento islamista. Nelle ultime ore Israele ha sfruttato la vicenda per lanciare pesanti accuse nei confronti di Abu Mazen, ritenendolo responsabile di fomentare il terrorismo e le violenze. Pronta la replica dei vertici palestinesi, secondo cui è il governo di Tel Aviv a lanciare "accuse incendiarie e prive di qualsiasi fondamento", che costituiscono un grave ostacolo per la pace. Per i palestinesi Israele adotta una politica dei "due pesi e due misure", perché fomenta lo scontro per l'incidente avvenuto a Gerusalemme, ma ha fatto passare sotto silenzio l'attacco di un colono ebraico ai danni di due bambine palestinesi il 19 ottobre nel nord della West Bank, in cui è morta una bambina di cinque anni. 

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