21/10/2019, 11.30
ALGERIA-ISLAM
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Musulmani riaprono con la forza la chiesa di Tizi-Ouzou, chiusa dalle autorità

di Kamel Abderrahmani

Per la prima volta nella storia algerina contemporanea, i cittadini di fede islamica sostengono i cristiani. Il movimento popolare resta unito e denuncia gli “inganni del regime”. Da gennaio 2018, le autorità hanno posto i sigilli a 15 luoghi di culto cristiani.

Parigi (AsiaNews) – La mattina dello scorso 17 ottobre, le autorità algerine hanno posto i sigilli alla più grande chiesa protestante d’Algeria. Lo ha deciso il prefetto della willaya (provincia) di Tizi-Ouzou, che nel recente passato ha attaccato i musulmani ibaditi di Ghardaia (nel sud del Paese). Sin dalla loro apertura, queste chiese non sono mai state un problema, soprattutto in questa regione nota per la sua tolleranza verso tutte le fedi religiose. Subito dopo tale repressione contro i cristiani, questi ultimi hanno organizzato un sit-in a Tizi Ouzou (foto) per protestare contro la chiusura delle chiese. La manifestazione è stata soffocata con l'arresto di almeno 17 cittadini cristiani.

Tali chiusure e arresti arbitrari hanno reali obiettivi politici. In questo regime, nulla avviene per caso! Dati gli eventi avvenuti in Algeria a partire dal 22 febbraio 2019 e la determinazione del popolo algerino a sbarazzarsi della dittatura ibrida che ha regnato nel Paese sin dall'indipendenza, tutto è più chiaro! Per quale motivo, nel mezzo di una rivoluzione popolare, il potere pone in primo piano le questioni religiose e la libertà di coscienza? È questa la domanda sollevata dalla chiusura delle chiese di Tizi-Ouzou e dall’ingiusta repressione che la comunità cristiana subisce?

In effetti, sono nove mesi che questo regime politico è tormentato dal movimento popolare; il potere ha tentato, tenta e tenterà di attuare strategie diversive per dividere i saldi ranghi di questo moto. Giocare su sensibilità culturali, religiose e identitarie è il suo passatempo preferito. Dopo il divieto dell'emblema culturale berbero, la fallita strumentalizzazione del discorso religioso nelle moschee, oggi il regime attacca la comunità cristiana! In altre parole, maltratta in modo strumentale tutto ciò che può essere utile per rimanere al potere. Dividi e impera è l'unico motto riconosciuto dal regime militare di Algeri!

Tuttavia “il vento sta girando” e la società algerina, come altre nel mondo, sta cambiando. Muta, realizza, integra nuove idee e si libera di quelle che non sono più valide. Per la prima volta nella storia contemporanea del Paese, i cittadini musulmani stanno reagendo e sostenendo i cristiani. A partire dal mattino [del 17 ottobre], la mobilitazione degli avvocati e le loro visite nelle stazioni di polizia hanno dato i loro frutti. Tutti i detenuti cristiani sono stati rilasciati. Nel pomeriggio, i cittadini di fede musulmana, come segno di solidarietà e di consapevolezza, hanno riaperto a forza la chiesa chiusa.

In effetti, i cittadini hanno capito le manovre machiavelliche di questo potere. Attivisti politici hanno annunciato sulle proprie pagine Facebook: “Non dimenticheremo le principali esigenze della rivoluzione popolare; non accetteremo di deviarla per concentrarci su altri affari. Tuttavia, abbiamo il diritto di non lasciarci ingannare dalle azioni del regime, che priva i nostri concittadini cristiani della loro libertà individuale e di culto”.

Questo discorso è rivelatore e tutti gli algerini dovrebbero essere adottate tali idee, perché dobbiamo fondare uno Stato in cui tutti i cittadini sono uguali, a prescindere dalla fede religiosa; uno Stato che tutela e garantisce le libertà individuali. Questo è il motivo per cui gli algerini continuano a scendere in piazza: fondare lo Stato di diritto. Quattro giorni fa era il 35mo venerdì della sollevazione collettiva contro quanti hanno rovinato il Paese, alimentato il fondamentalismo e seminato divisione tra figli dello stesso popolo.

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