07/02/2019, 09.36
EAU - VATICANO
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Mons. Hinder: dialogo con l’islam, l’eredità del Papa in terra d’Arabia

Il vicario parla di entusiasmo “superiore a ogni aspettativa” per la visita di Francesco. Il documento firmato con l’imam segno di una “volontà seria” di costruire nuove relazioni con i musulmani. Con i vertici degli Emirati rapporti “onesti e autentici”. Le parole del pontefice “fonte di orgoglio” per i cattolici locali. L’incontro con una “piccola delegazione” dallo Yemen.

Abu Dhabi (AsiaNews) - L’ingresso allo stadio accompagnato da “un’esplosione di entusiasmo” dei partecipanti superiore a ogni aspettativa, cui è seguita una “messa semplice, ma bellissima”; l’incontro con il mondo musulmano, la firma di un documento storico frutto di una “volontà seria di fare un passo in avanti nel dialogo interreligioso”. È il bilancio affidato ad AsiaNews mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale (Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen), all’indomani della prima, storica visita di un pontefice nel Golfo. “Per i nostri fedeli - aggiunge - in larga maggioranza immigrati, l’incontro con Francesco è stato fonte di grande incoraggiamento”.

Negli Emirati si vive ancora un’atmosfera di gioia ed entusiasmo per i molti appuntamenti che hanno caratterizzato la tre giorni del papa, dalla prima messa pubblica davanti a più di 120mila persone, anche musulmani, all’incontro interreligioso di Abu Dhabi. Analisti ed esperti sottolineano inoltre l’importanza del documento sottoscritto dal pontefice e dal grande imam di Al-Azhar (Egitto), Ahmad Muhammad Al-Tayyib, dal valore “profetico e rivoluzionario”.

“A livello personale - spiega mons. Hinder - l’apice della visita è stato l’ultimo giorno, trascorso per intero con il papa. Dalla mattina, con la colazione assieme cui è seguito l’incontro con alcuni rappresentanti del mio presbiterio. Poi la cattedrale, il saluto ai disabili, bambini, alle famiglie e agli anziani. Particolarmente toccante l’incontro con il prete più anziano del vicariato, di 92 anni. Infine, il tragitto compiuto assieme e il saluto commosso alla folla dalla papamobile... fino all’ingresso allo stadio e l’esplosione di gioia che lo ha accompagnato. A seguire la messa, semplice e al tempo stesso bellissima. La sensazione è di aver condiviso una esperienza”.

Nel tragitto fra la casa episcopale e lo stadio “ho parlato con il papa” ricorda il prelato, e “abbiamo discusso della situazione del vicariato. È stato importante per il papa osservare in prima persona la realtà locale andando oltre i documenti e i rapporti. Una conoscenza diretta di una Chiesa composta in massima parte da migranti, con i suoi problemi e peculiarità. Una comunità di filippini, indiani, africani che è al tempo stesso semplice ma ricca di fede”. “Sul piano personale - racconta - il momento più importante è stato l’incontro con la comunità locale e la messa”; tuttavia, in un’ottica globale “assumono grande valore la conferenza interreligiosa e la firma del documento con l’imam, che rappresenta un passo in avanti importante nel dialogo con l’Islam”. Il prelato osserva che anche dai leader religiosi musulmani e dalla leadership degli Emirati “non vi è stata solo una accoglienza formale come vuole la cultura locale, ma onestà e autenticità nei rapporti. Se questo si tramuterà in una rafforzamento nel campo dei diritti, primo fra tutti la libertà religiosa, questo lo si potrà vedere solo con il tempo” .

Mons. Hinder giudica “coraggioso” il richiamo di papa Francesco sulla libertà di religione in terra d’Arabia e aggiunge che “non vi sono stati commenti negativi anzi, fino all’ultimo momento, si è respirato un clima di grande cordialità”. Per i fedeli “le sue parole sono state fonte di orgoglio e un invito a continuare a vivere la fede”, contribuendo a “costruire” con i cristiani di altre denominazioni e cittadini di religioni diversa, soprattutto i musulmani, una “società pluralistica pur senza perdere le proprie tradizioni”.

In questi giorni il 76enne prelato di origini svizzere ha inoltre incontrato “una piccola delegazione” dallo Yemen, che ha potuto uscire dal Paese nonostante la guerra. “È stato bello poterli consolare - osserva - in questa situazione ancora difficile per loro”, In conclusione, egli traccia una riflessione personale: “Questa visita così colma di dignità - osserva - è stata fonte di grande gioia in quella che è l’ultima fase della mia missione in una realtà che è assai cresciuta in questi 15 anni. E, in ultimo, il pensiero va al mio predecessore mons. Bernardo Gremoli: oggi [ieri, per chi legge] ho scritto ai suoi parenti, sono sicuro che ci ha accompagnato con la preghiera”.

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