07/08/2015, 00.00
IRAQ
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Mar Sako: ad un anno dalla tragedia di Mosul, solo unità e riconciliazione salveranno l’Iraq

di Louis Raphael I Sako*
Nel primo anniversario del grande esodo dalla piana di Ninive, il patriarca caldeo invia una lettera appello al governo e al Parlamento. Egli denuncia le difficili condizioni in cui vivono ancora oggi cristiani e yazidi, e le migliaia di morti fra i musulmani. La pace unica risposta alla violenza dei gruppi estremisti che “sfruttano la religione”.

Baghdad (AsiaNews) - Nella notte fra il 6 e il 7 agosto dello scorso anno centinaia di migliaia di persone hanno lasciato i villaggi della piana di Ninive, da Qaraqosh a Karameles, a grande maggioranza cristiana, per sfuggire alle milizie dello Stato islamico, trovando rifugio a Erbil e in altre aree del Kurdistan. Per ricordare questo momento drammatico della storia recente dei cristiani in Iraq, il patriarca Mar Louis Raphael I Sako ha indirizzato in queste ore una lettera-appello ai membri del governo di Baghdad e al Parlamento, chiedendo risposte concrete a una crisi che si fa sempre più drammatica.

Per il prelato è essenziale promuovere un cammino di riconciliazione nazionale e unità per raggiungere l’obiettivo di una pace duratura. “La base più autentica per una vera riconciliazione - avverte sua beatitudine - è la lealtà all’Iraq, l’unica terra formata da tutti i suoi cittadini, e non solo da alcuni individui o gruppi di persone”. 

La scorsa settimana lo stesso patriarca caldeo aveva indirizzato a papa Francesco e ai vescovi di tutto il mondo una preghiera per ricordare il dramma della comunità perseguitata. Un appello alla pace e alla sicurezza “prima che sia troppo tardi” e la forza “di rimanere saldi in questa tempesta”. Di seguito, la lettera di Mar Sako alle più alte cariche dell’Iraq. Traduzione a cura di AsiaNews: 

Ad un anno dalla cacciata, i cristiani e gli yazidi vivono ancora oggi in condizioni difficili a livello fisico, psicologico e sociale, all’interno dei centri di accoglienza; intanto le loro terre restano occupate e il loro patrimonio minacciato di estinzione. A questo si aggiungono le migliaia di morti fra i musulmani irakeni, gli oltre tre milioni di rifugiati e la distruzione di gran parte delle infrastrutture. 

I gruppi estremisti che sfruttano il manto della religione e usano la violenza per estendere il loro dominio e la loro ideologia sono un pericolo per tutti noi. Per questo, tutti i politici e i membri del governo dovrebbero impegnarsi a fondo per dar luogo a un sincero dialogo e iniziative volte alla riconciliazione e a rapporti di collaborazione per la pace. Le operazioni militari, esse sole, non bastano. 

Questa riconciliazione nazionale dovrebbe fondarsi su alcuni principi strutturali e umani fondamentali, perché nessun progetto concreto, in particolar modo un progetto morale come quello di una “riconciliazione nazionale”, può avere successo se manca una chiara visione del Paese, un modello di Stato che vogliamo costruire, insieme a un meccanismo efficace per mettere in pratica tale modello. 

La nostra situazione si fa sempre più tragica e i conflitti sono in continua crescita. Non è certo un segreto che vi siano forze che vogliono far continuare tutto questo fino alla completa distruzione!

Il pericolo e le sue implicazioni dovrebbero unire i figli e le figlie della nostra unica patria! Nonostante tutto, la riconciliazione resta la sola opzione per la nostra comunità. 

L’obiettivo della riconciliazione nazionale è la base di tutto. Essa è la condizione essenziale per la fine dei conflitti e per riportare la coesione in seno al tessuto sociale della nazione. Questa riconciliazione deve essere promossa con franchezza e considerando il nostro cammino comune nella storia. Essa inizia con noi stessi, passa attraverso i nostri fratelli e sorelle, e finisce per coinvolgere il nostro rapporto con Dio. 

La riconciliazione con noi stessi è il nostro più grande sforzo per unire il nostro comportamento esteriore alle nostre più intime convinzioni, senza dissimulare il nostro desiderio di unità e armonia. 

La riconciliazione con i nostri fratelli e sorelle è basata sulla nostra considerazione di essere partner gli uni con gli altri, e non avversari. Dobbiamo impegnarci per costruire rapporti veri e onesti con gli altri, mediante la comprensione, il riconoscimento e accettandoci gli uni con gli altri, senza cercare di impossessarci dei beni di un altro o di cancellarne la presenza. 

Inoltre, dobbiamo pensare in modo serio a come riaprire le strade interrotte, a come abbattere i muri, rimuovere le barriere psicologiche, di modo che guardiamo gli uni agli altri come persone libere e responsabili, con il rispetto necessario per la diversità e le opinioni differenti. In questo modo, diventiamo più forti e uniti contro le forze che cercano di dividerci e che ci allontanano gli uni dagli altri. 

Il potere non è una mera leadership, esclusività, superiorità, e possesso, ma il suo scopo più intimo è quello di servire il popolo e il bene comune, in particolar modo quanti sono senza speranza e oppressi. 

La riconciliazione con Dio è una relazione personale e sociale, che si raggiunge attraverso la riconciliazione con noi stessi e con i nostri fratelli e sorelle. Questo rapporto di rispetto e vicinanza con Dio ci permette al contempo di stringere rapporti sempre più intimi e profondi con gli esseri umani. Scorre nelle nostre relazioni con gli altri, come una forma di amore e cura senza fine per gli altri, all’insegna dell’amicizia e del desiderio di costruire una comunità più grande in cui predominano comunicazioni aperte e una forte collaborazione. 

La base più autentica per una vera riconciliazione è la lealtà all’Iraq, l’unica terra formata da tutti i suoi cittadini, e non solo da alcuni individui o gruppi di persone. 

Per quanto concerne le differenze che si riscontrano fra persone, possono essere un fenomeno sano se sapremo adottare un modo civile per dialogare, negoziare e dare priorità al bene comune. Questi contrasti sono parte integrante della ricchezza della nostra cultura e della nostra società, come un luogo di incontro gioioso e leale, anche se a volte difficile, dove la vita scorre all’insegna del rispetto reciproco, pur in un contesto caratterizzato da differenze fra noi.

La riconciliazione significa anche farsi carico delle proprie responsabilità con determinazione e fiducia, con devozione, saggezza e visione, sapendo fare concessioni che portino alla pace, alla stabilità e alla prosperità del Paese per il benessere del suo popolo. La nostra forza oggi consiste nella forza della nostra economia e non nella forza del potere militare. La nostra economia dovrebbe contribuire essa per prima allo smantellamento dell’ideologia militante! 

 La riconciliazione sul piano nazionale e politico è una scelta essenziale date le circostanze attuali, e implica la revisione delle attuali istituzioni e la loro rilevanza, per rapportarle ai nostri tempi. Dobbiamo trovare nuove organizzazioni, basate su concezioni più efficaci e adeguate a uno Stato moderno, forte e civile, che sia sostenibile e rappresentativo degli ideali migliori e più realistici della sua gente. Uno Stato di questo tipo dovrebbe essere non solo resistente “al collasso”, ma vitale in se stesso, fiducioso, capace di attenzione e cura verso le nazioni vicine e in seno alla comunità delle nazioni. 

Promuovere una economia solida, che sappia risolvere il problema della disoccupazione e della povertà, e costruire solide infrastrutture, fornendo servizi efficaci ai cittadini e contribuendo alla stabilità della nazione. Questo è il loro vero sogno. 

Un nuovo modello educativo e nuovi curricula, e un apparato informativo che sia edificante, perché attraverso la consapevolezza e l’educazione possiamo eliminare gli estremisti che spingono all’odio e alla violenza. 

Ripristinare il ruolo della classe media, un elemento di grandissima importanza, perché questa sia di sostegno alla mobilità sociale ed economica. 

L’ambito religioso deve mantenere il suo ruolo profetico nella difesa dei diritti delle persone e nella definizione delle loro responsabilità. Parlando del suo ruolo profetico, intendiamo che il linguaggio usato dalle autorità religiose dovrebbe contribuire allo sviluppo e alla stabilità della società, dirigendolo verso i suoi valori più alti. 

Il governo irakeno dovrebbe emanare una legge che criminalizza le attività basate sul disprezzo della religione e dei luoghi sacri, così come le forme di discriminazione, la diffusione di odio e divisioni attraverso i vari mezzi di espressione. 

Infine, è oggi ancora più urgente il desiderio di una vera riconciliazione nazionale per raggiungere l’obiettivo di una pace duratura e per permettere agli sfollati delle varie denominazioni di tornare alle loro case, ai loro campi, alle loro città e ai loro affari. Ciò che dobbiamo conseguire, attraverso questo processo di riconciliazione, sono l’audacia e il coraggio di una volontà politica che dia vita a una posizione morale e nazionale capace di salvare il Paese e la sua gente. 

* Patriarca di Babilonia dei Caldei e presidente della Conferenza episcopale irakena

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