23/03/2018, 08.52
MALDIVE
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Maldive, revocato lo stato d’emergenza

La misura restrittiva era in vigore da 45 giorni. Ex presidente-dittatore Maumoon Abdul Gayoom indagato per terrorismo. Sbaragliata l’opposizione all’attuale capo di Stato Yameen. Campo libero per gli accordi commerciali con Pechino.

Malè (AsiaNews/Agenzie) – Il presidente delle Maldive Abdulla Yameen Abdul Gayoom ha revocato lo stato d’emergenza, in vigore da 45 giorni. La decisione è stata presa ieri, il giorno successivo all’incriminazione per terrorismo dell’ex capo di Stato Maumoon Abdul Gayoom (v. foto), fratellastro di Yameen e dittatore che ha governato l’isola per 30 anni fino al 2008. Di fatto, l’attuale presidente ha sbaragliato l’opposizione e si avvia verso un governo incontrastato e la rielezione prevista per la fine dell’anno.

La situazione nell’arcipelago dell’Oceano indiano, meta prediletta del turismo occidentale, è precipitata all’inizio di febbraio, quando i giudici della Corte suprema all’unanimità hanno stabilito il rilascio degli oppositori appartenenti al Maldivian Democratic Party (Mdp) e la riapertura dei processi a loro carico. Inoltre la sentenza definiva come “incostituzionale” il dibattimento che ha portato Mohamed Nasheed, primo presidente democraticamente eletto nel 2008, alla condanna per terrorismo. Quest’ultimo, dopo l’inatteso verdetto, si preparava a rientrare nella capitale e a competere alle elezioni presidenziali, dopo anni di esilio tra Londra e Sri Lanka.

Nel timore che il Parlamento potesse votare l’impeachment contro di lui, Yameen ha sospeso i diritti costituzionali e dichiarato lo stato d’emergenza. Prevista all’inizio per 15 giorni, la misura è rimasta in vigore per 45. Nel frattempo il presidente ha ottenuto l’arresto del presidente della Corte suprema Abdulla Saeed e del giudice Ali Hameed. Poi lo scorso 21 marzo anche l’imputazione per terrorismo a carico di Saeed, del fratellastro ex dittatore e di altre nove persone. Il massimo organo giudiziario, rimasto senza leadership, ha poi ritirato la decisione di scarcerare gli oppositori dell’Mdp. “Non ci arrenderemo – ha twittato Nasheed dall’esilio – combatteremo e vinceremo”.

Il ripristino di una situazione di normalità ha consentito anche la riapertura dei rapporti con i Paesi esteri, primo tra tutti la Cina. Mohamed Faisal, ambasciatore presso Pechino, ha dichiarato al South China Morning Post che le Maldive sono pronte a ridare slancio ai progetti cinesi e vogliono attirare nuovi investimenti dalla Cina, nonostante le ripercussioni che questi potrebbero avere nei rapporti con l’altro grande rivale dell’area, l’India.

La crisi costituzionale ha infatti inasprito il confronto tra Delhi e Pechino, entrambe desiderose di mantenere le proprie sfere d’influenza nella regione. L’attuale presidente Yameen è considerato vicino alle posizioni di Pechino, con cui ha siglato accordi per la “Belt and Road Initiative”. Al contrario il predecessore Nasheed gravita attorno all’orbita di Delhi e di recente ha accusato la Cina di “sequestro di terre” per la costruzione delle sue rotte commerciali verso l’Europa.

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