16/12/2010, 00.00
CINA - ZAMBIA
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Lo sfruttamento dei minatori africani da parte della Cina comunista

Nei Paesi africani, le ditte cinesi investono miliardi di euro e costruiscono infrastrutture, ma talvolta negano fondamentali diritti al salario e alla sicurezza sul lavoro. Nello Zambia, dirigenti cinesi sparano a minatori che protestano per le paghe da fame.

Pechino (AsiaNews/Agenzia) – Ci sono voluti dei “quasi-omicidi” per aumentare gli esigui salari dei minatori zambiani. Nella miniera di carbone Collum, nel meridionale distretto rurale di Sinazongwe (Zambia), i minatori hanno protestato per i salari molto inferiori al minimo di legge. Hanno lanciato sassi contro gli uffici della direzione, e i dirigenti cinesi Xiao Lishan e Wu Jinhua si sono “difesi” sparando e ferendo 13 operai: ma per questo non sono stati nemmeno processati. In compenso, i salari sono stati portati al minimo legale.

Ora Ngula Simukuka, padre di 4 figli, dice che riceve 500mila kwacha (100 dollari circa) al mese, ma solo per l’affitto paga 100mila kwacha.

Nella miniera di carbone Collum ci sono 855 lavoratori, tra cui 62 dirigenti cinesi. Ma le misure di sicurezza sono spesso trascurate, i minatori zambiani lavorano in tunnel poco sicuri a centinaia di metri sotto terra, senza maschere per proteggersi dalla polvere di carbone, senza scarpe di sicurezza, talvolta nemmeno ricevono abiti da lavoro e devono usare i propri.

Accuse che i dirigenti cinesi respingono, dicono che danno ogni anno due uniformi complete da lavoro a ogni minatore e che non gli interessa se invece di usarle le danno ai parenti.

La miniera non ha portato la ricchezza alla zona, molte abitazioni hanno ancora muri di fango essiccato e mancano dei servizi essenziali. Il fiume Sikalima e il lago Kariba, fonti di acqua potabile nella zona, si riempiono di polvere e sedimenti di carbone. Il lavoro offerto dalle ditte cinesi è solo in fondo alle miniere, i dirigenti sono tutti cinesi, come pure buona parte dei tecnici.

A ottobre è esplosa la protesta per il salario minimo, che all’epoca era di appena 286mila kwacha mensili. I due dirigenti cinesi che hanno sparato a 13 operai non sono stati poi processati, hanno risarcito i feriti (da 20 a 45 milioni di kwacha, da 4mila a 9mila dollari circa) e questi hanno ritirato le denunce. Inoltre la ditta cinese ha dovuto portare le paghe minime ai 450-500mila kwacha richiesti dal governo. Il processo è stato rinviato a gennaio.

I molti infortunati sul lavoro, invece, non sempre sono risarciti. Lavoratori e cittadini protestano che i “potenti stranieri” fanno come vogliono, impongono le loro leggi. Esperti accusano che la sicurezza su lavoro è stata spesso trascurata dalle ditte cinesi: nel 2005, 46 operai locali sono morti nell’esplosione di una miniera di rame guidata da cinesi, cosa che scatenò un’ampia protesta popolare. Ma non è cambiato molto.

Gli investimenti cinesi in Zambia, Paese di 12 milioni di abitanti, sono stati di 1,2 miliardi di dollari nel 2009, 400 milioni nelle sole miniere. Circa i due terzi delle nuove costruzioni coinvolgono ditte cinesi o guidate da cinesi.

Ma forse qualcosa inizia a cambiare.Di recente il ministro zambiano per la zona, Elijah Muchima, ha visitato la miniera e protestato che “i lavoratori devono essere pagati in modo adeguato”. “I vostri  investimenti sono importanti – ha detto ai dirigenti cinesi – ma il nostro lavoro è più importante. Se pensate che l’impresa non vi porti profitto, chiudete. Qualcun altro verrà”. “Se non aveste avuto un profitto, non sareste rimasti per 9 anni”.

Ma per ora ha ottenuto solo l’indicato adeguamento delle paghe ai salari minimi. Del resto Austin Liato, ministro zambiano del Lavoro, ha spiegato con chiarezza la dipendenza da Pechino: “la nostra economia è in transizione, non ci possiamo permettere di perdere la mucca che ci dà il latte”.

La miniera Collum produce circa 150mila tonnellate di carbone l’anno, per un valore di oltre 6 milioni di dollari.

La situazione preoccupa anche Pechino, anche perché non è solo un caso locale. A luglio il ministero cinese per il Commercio e la protezione ambientale ha pubblicato una Guida per il comportamento ambientale degli investitori cinesi all’estero.

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