03/06/2020, 14.08
TURCHIA - GRECIA
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La Sura della Conquista di Santa Sofia riapre lo scontro fra turchi e greci

In occasione dei 567 anni dalla conquista ottomana di Costantinopoli, Erdogan avalla una preghiera islamica nella basilica. Ira del governo ellenico, che parla di insulto alla comunità internazionale. La replica di Ankara: sorge in “territorio turco, è una nostra proprietà, riguarda solo noi”. Cattolici e ortodossi favorevoli allo status quo.

Istanbul (AsiaNews/Agenzie) - Le celebrazioni per i 567 anni dalla conquista ottomana di Costantinopoli hanno riaperto lo scontro, in realtà mai sopito, fra Atene ed Ankara attorno al destino di Santa Sofia a Istanbul. Alla vigilia della ricorrenza, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva avallato la recita di una preghiera islamica, la Sura della Conquista, all’interno della struttura nata come basilica, trasformata in moschea e, infine, adibita a museo nel 1935 dietro direttiva di Kemal Ataturk, padre della Turchia moderna.

Erdogan, il quale ha seguito in videoconferenza l’evento tenuto il 29 maggio scorso, ha criticato il governo ellenico “che non ha una sola moschea in tutta la capitale” Atene. A rincarare la dose è intervenuto il direttore delle Comunicazioni dell’ufficio presidenziale Fahrettin Altun, affermando che presto la cattedrale, oggi museo, verrà “presto riconvertita” in luogo di culto musulmano. “Siate pazienti” ha detto rivolgendosi ai cittadini, perché “insieme faremo in modo che accada”. 

Le dichiarazioni dei vertici di Ankara seguono la durissima presa di posizione della Grecia, che aveva definito la recita della preghiera islamica un “inaccettabile tentativo” di modificare lo status di Santa Sofia. Una scelta, aggiunge la leadership ellenica, equiparabile a un “affronto alla sensibilità dei cristiani di tutto il mondo”.

“Questa azione - dichiara in una nota il ministero degli Esteri di Atene - è un insulto alla comunità internazionale” e mostra il disinteresse di Ankara verso il diritto internazionale e il patrimonio cultuale Unesco. Immediata la contro-replica turca per bocca del ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, secondo cui “Hagia Sophia è in territorio turco, è stata conquistata” e “quello che accade nel nostro Paese e riguardante una nostra proprietà, riguarda solo noi”. 

La controversia fra Grecia e Turchia ha tenuto banco anche sulla stampa ellenica, in cui la conquista di Costantinopoli è vista come “una grazia nel mondo islamico” e una “occupazione nell’universo cristiano”. Il presidente della Società greco-americana di Atene ha lanciato una proposta destinata a far discutere: l’apertura dell’edificio al culto, alternandola un mese per i cristiani e un mese per i musulmani. “Se Santa Sofia si apre in questo modo - sottolinea - milioni di cristiani andranno a Istanbul. E voi ne guadagnerete in turismo”.

Cattolici e ortodossi preferiscono che sia conservata come museo. Ma le mire del “sultano” Erdogan e la sua politica a colpi di nazionalismo e islam spingono sempre più nella direzione di una trasformazione della basilica in moschea, a dispetto dell’impronta laica di “Mustafa Kemal”.

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