12/07/2017, 10.06
MONGOLIA
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La Chiesa mongola ha celebrato i suoi primi 25 anni

Nel 1992 giunsero tre missionari dell’Immacolata. In questi anni i cattolici sono divenuti circa 1.500 e nel 2016 è stato ordinato il primo sacerdote mongolo e c’è un altro seminarista. “La fede di queste persone  è coraggiosa come quei fili d’erba che timidamente spuntano dalla terra ghiaiosa" del deserto di Gobi.

Ulaanbaatar (AsiaNews) – La Chiesa cattolica di Mongolia ha celebrato, domenica scorsa, 9 luglio, i suoi 25 anni. Nel 1992, infatti, tre missionari arrivarono nel “Paese dal cielo blu” e tentarono di ricostituire una Chiesa che la tradizione vuole fondata nel VI secolo, ma che i secoli e 70 anni di dominazione sovietica avevano annientato.

I tre religiosi del Cuore Immacolato di Maria (Cicm) cominciarono la loro missione da un appartamento preso in affitto. Fra loro c’era anche il futuro Prefetto mons. Padilla. Da allora le conversioni al cattolicesimo sono state più di 1.500, le parrocchie da zero sono divenute sei e la comunità cattolica ha creato infrastrutture sanitarie ed educative molto apprezzate nel Paese.

Dal 28 agosto 2016, inoltre, la Chiesa ha il suo primo sacerdote autoctono, Joseph Enkh-Baatar . Ordinato diacono nel 2014, è andato in seminario in Corea del Sud e, una volta rientrato, prima della sua ordinazione ha visitato tutte le parrocchie locali, passando almeno un mese in ciascuna di esse.

Attualmente c’è un altro giovane che mongolo che studia in seminario e continuano a esserci dei battesimi, in un Paese a forte tradizione buddista. Padre Giorgio Marengo, missionario della Consolata, che vive nelle steppe dell’Asia dal 2003, ha raccontato ad AsiaNews che in un Paese come la Mongolia, “dove la maggioranza della popolazione è buddista e sciamanica ed esiste una forte sovrapposizione tra l’elemento religioso e l’appartenenza culturale, l’unico modo per evangelizzare è arrivare al cuore delle persone, sussurrando il cristianesimo”.

E padre Lusuka Mende, parroco della cattedrale di Ulaanbaatar, in una intervista a Radio Vaticana ha detto: “ci sono molte scuole materne. Con Caritas Mongolia abbiamo avuto dei progetti sull’agricoltura nel deserto di Gobi, che sono stati realizzati. Aiutiamo anche il reinserimento sociale dei mongoli che tornano dall’estero”.

A ostacolare la crescita della giovane Chiesa mongola ci sono alcuni ostacoli posti dalle autorità. Come il fatto che solo i mongoli possono essere proprietari di beni, il che non aiuta una Chiesa composta soprattutto di missionari stranieri o che le istituzioni straniere debbono utilizzare dal 75 al 95 per cento di personale mongolo.

Ma, ha raccontato a Pasqua di quest’anno padre Marengo, “la fede di queste persone  è coraggiosa come quei fili d’erba che timidamente spuntano dalla terra ghiaiosa" del deserto di Gobi.

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