31/01/2020, 10.29
CINA-EUROPA
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La Belt and Road cinese perde slancio – almeno in Europa

di Emanuele Scimia

Il grandioso progetto di Xi Jinping per potenziare gli scambi commerciali lungo l’antica Via della seta tra Cina ed Europa ha problemi di finanziamento. Pechino continua a offrire solo briciole agli investitori non cinesi. Nel 2019 gli investimenti cinesi nel continente europeo si sono fermati a 20 miliardi di dollari, un calo superiore al 50% rispetto all’anno precedente Sempre più europei si dicono delusi dalla Bri – e irritati dalla diplomazia cinese.

Roma (AsiaNews) - Di recente, il ministero cinese del Commercio ha enfaticamente dichiarato che l’interscambio commerciale tra la Cina e i Paesi europei attraversati dalle nuove Vie della seta è cresciuto dell’8% nel 2019. I leader di Pechino hanno però dimenticato di dire che la Belt and Road Initiative (Bri) fatica a trovare nuovi investitori.

In un documento reso noto il 17 gennaio, Business Europe sostiene che il grande progetto infrastrutturale voluto dal presidente cinese Xi Jinping potrebbe offrire molte opportunità di investimento alle imprese del Vecchio Continente. La Confindustria europea nota infatti che mentre gli istituti di credito cinesi si mostrano disponibili a prestare ingenti somme per la Bri, i cinesi non hanno la forza di finanziare tutte le infrastrutture di cui le nazioni euroasiatiche hanno bisogno.

Secondo il China Global Investment Tracker, tra il 2013 and il 2019 sono stati destinati 730 miliardi di dollari ai progetti Bri. Il governo di Pechino ha dichiarato il 22 gennaio che nel 2019 le imprese cinesi hanno investito 106 miliardi di yuan (16 miliardi di dollari) nelle nazioni toccate dalla Belt and Road, più o meno quanto sborsato nel 2018.

Le aziende europee hanno mostrato interesse nei confronti della Bri sin dal suo lancio, ma la loro partecipazione all’iniziativa è in gran parte circoscritta al ruolo di subappaltatori. La fetta più grande della torta è riservata alle controparti cinesi – che sovrastano ogni competitor straniero – come sottolineato dalla Camera di commercio europea in Cina in un report pubblicato il 16 gennaio.

Ma l’aspetto più deludente della Belt and Road, almeno per coloro che in Europa hanno scommesso molto sulla potenza finanziaria di Pechino per ravvivare le proprie balbettanti economie, è che l’afflusso di capitali cinesi sta diminuendo. Nel 2019 gli investimenti cinesi nel continente europeo si sono fermati a 20 miliardi di dollari, un calo superiore al 50% rispetto all’anno precedente, e che ha colpito soprattutto i progetti infrastrutturali.

Il presidente ceco Milos Zeman, fino a poco tempo fa un convinto sostenitore della Bri, ha accusato Pechino di non rispettare gli impegni di investimento assunti negli ultimi anni. La Repubblica Ceca è un membro del 17+1, un raggruppamento informale che riunisce la Cina e 17 Stati dell’Europa centrale, orientale e meridionale. Il Mercator Institute for China Studies di Berlino fa notare che gli investimenti del gigante asiatico sono concentrati in Europa occidentale e settentrionale. All’’Europa orientale, ad esempio, è destinato solo l’1,5% del totale.

Con poche eccezioni, gli europei hanno una cattiva opinione del colosso cinese e del suo leader supremo, il Pew Research Center ha evidenziato lo scorso 5 dicembre. E il crescente scetticismo riguardo ai possibili benefici prodotti dalla Bri spiega solo in parte tale sfiducia.

L’Unione europea ha spesso rimproverato la Cina per le sue politiche commerciali scorrette, e si è detta preoccupata per i problemi di sicurezza legati all’utilizzo della tecnologia 5G di Huawei, il gigante cinese delle telecomunicazioni. Non solo, molte cancellerie europee hanno mostrato irritazione per i continui attacchi lanciati dai diplomatici cinesi nei loro confronti. Gli inviati di Pechino contestano sempre più le prese di posizione della Ue e di alcuni suoi Stati membri contro le politiche repressive in Tibet e nel Xinjiang, la gestione della crisi a Hong Kong e l’ostracismo della leadership comunista cinese verso Taiwan.

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