16/06/2018, 10.49
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L’Iran a Kim Jong-un: Non fidarti di Trump. Ma il popolo apprezza l’accordo

Il portavoce del governo di Teheran avverte: Washington potrebbe ritirarsi come ha fatto con il patto sul nucleare iraniano. Scetticismo e perplessità anche dalla tv di Stato. Positivi i commenti in rete. I due leader hanno mostrato “coraggio”. E ancora: Con le bombe nucleari non riempi la pancia al popolo.

Teheran (AsiaNews) - Il vertice fra il presidente Usa Donald Trump e il leader nord-coreano Kim Jong-un ha avuto una vasta eco in Iran, un Paese nel mirino della Casa Bianca dopo la cancellazione dell’accordo sul nucleare (Jcpoa) e l’introduzione delle sanzioni più dure della storia contro Teheran. Con esiti e commenti assai diversi fra loro: il governo della Repubblica islamica invita il leader di Pyongyang a non fidarsi degli Stati Uniti, mentre una nutrita schiera di cittadini rivolge parole di apprezzamento per il passo compiuto.

Interpellato sul faccia a faccia del 12 giugno scorso a Singapore dedicato alla denuclearizzazione della penisola coreana, il portavoce del governo iraniano Mohammad Bagher Nobakht ricorda che Washington si è ritirata dal Jcpoa. Egli ha aggiunto che Trump potrebbe fare lo stesso anche con il patto siglato di recente con Kim Jong-un.

La stessa tv di Stato iraniana si mostra scettica circa la tenuta dell’accordo. In un post affidato alla rete, Elmira Sharifi si chiede come sia possibile fidarsi Trump, quando “è pronto a ritirarsi a ogni momento dalle firme”. Il riferimento è al ritiro della firma sul documento finale del summit del G7, fatto mentre il presidente si trovava sull’aereo che lo portava dal Canada a Singapore.

Tuttavia, sui social e in rete si leggono giudizi diversi e contrastanti. Alcuni plaudono persino alla scelta dei due leader, in particolare al “coraggio” mostrato da Kim a incontrare Trump e ad “abbandonare” il programma nucleare della Corea del Nord. Il leader nordcoreano, scrive un utente, ha capito che “non può riempire la pancia vuota del suo popolo con uranio e bombe nucleari”. Un altro aggiunge: “Kim ha capito che è necessario smetterla di minacciare le altre nazioni per il bene del suo popolo, i leader iraniani no”.

Il riferimento è alla scelta del leader iraniano, il grande ayatollah Ali Khamenei, di mantenere un atteggiamento ben diverso da quello di Pyongyang nell’ultimo periodo. In particolare, l’aver abbandonato il progetto atomico per ottenere in cambio denaro e investimenti. Altri ancora sottolineano come oggi la Corea del Nord non sia più considerata uno Stato canaglia da Washington, che riserva alla Repubblica islamica il triste primato di “dittatura più cattiva e più odiata al mondo”.

Diversi utenti del cyberspazio preferiscono invece usare l’arma dell’ironia e del sarcasmo. Uno di questi è Amir, che ha pubblicato una foto del leader nord-coreano ritoccata con photoshop. Al posto del volto di Kim Jing-un è inserito quello del vice-presidente iraniano Eshagh Jahangiri, con accanto la scritta: “Magari potessimo avere uno ‘Jong Jangiri’ da inviare negli Stati Uniti per negoziati”.

Analisti ed esperti sottolineano infine il diverso trattamento riservato dalla Casa Bianca alla Corea del Nord rispetto all’Iran. Nonostante Pyongyang rappresenti una vera minaccia atomica e disponga, a differenza di Teheran, di armi nucleari e non abbia mai aperto le porte agli ispettori. Secondo alcuni ciò avviene perché Trump non tollera alcuna mossa fatta dal predecessore Barack Obama; per altri perché Washington guarda a Israele, Arabia Saudita ed Emirati come alleati chiave e nessuno di  questi tre Paesi ha interesse a un accordo con la Repubblica islamica.

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