21/12/2015, 00.00
ISLAM-EUROPA
Invia ad un amico

L’immigrazione musulmana in Europa: le origini, i fallimenti e le prospettive

di Hochine Drouiche
È necessaria una revisione dell’islam. In Europa si importa dai Paesi arabi un islam emozionale, vittimista, conflittuale, che vuole dominare il mondo, basato su interpretazioni storiche superate. Occorre che il mondo musulmano assimili elementi della cultura europea (ragione, progresso, diritti umani,…) per un dialogo con il mondo occidentale. Altrimenti è la scomparsa o la guerra.

Praga (AsiaNews) –  L’islam in generale e soprattutto l’islam europeo è chiamato a una riforma del pensiero e della ragione, pena il suo essere spazzato via dal tempo o il suo divenire una fonte di preoccupazioni e di guerra. È la tesi che l’imam di Nimes, Hocine Drouiche, ha presentato ad un convegno a Praga dal titolo “Migrazione: una risposta a un trasferimento forzato”. Tenutosi l’11 e il 12 dicembre nella capitale ceca, il convegno è stato organizzato dal Partito popolare europeo, all’interno degli studi e delle politiche verso i migranti. Oltre all’imam Drouiche, vice presidente dell’associazione degli imam di Francia, hanno partecipato anche personalità cattoliche, ebraiche, ortodosse, insieme a politici del parlamento europeo. Per l’imam Drouiche l’islam politico che si diffonde in Europa (esportato dai Paesi di origine, in particolare dai Paesi arabi) è troppo conflittuale e basato su interpretazioni storiche superate. La cultura europea può essere il modello su cui basarsi per riformare e produrre un islam moderno, capace di assimilare ragione e diritti umani.

Gli studi sociali mostrano che non esiste un modello standard di integrazione europea, né un modello proprio ad ogni Paese per quanto riguarda le popolazioni immigrate o seguenti all’immigrazione. Ciò avviene perché nel gergo europeo, il “vivere insieme” suppone la sussidiarietà, ossia la competenza interna degli Stati o delle autorità locali, secondo il Paese di accoglienza. Sarebbe una caricatura forzare l’immigrazione, e l’immigrazione musulmana, rinchiudendola in un qualunque modello francese, cosiddetto repubblicano e giacobino; o anglosassone, cosiddetto comunitario; o tedesco, multiculturale e federalista

L’immigrazione musulmana in Europa rischia di far vivere le società locali in conflitti interculturali. E con la mondializzazione, questi conflitti possono divenire vere e proprie guerre, soprattutto fra gli estremisti delle due parti.

L’immigrazione invita [a guardare] i problemi della storia, le differenze fra le culture e le religioni che sono state le cause di diverse guerre fra i popoli, in particolare fra l’occidente cristiano e l’oriente musulmano.

Secondo molti pensatori musulmani, la tendenza dell’islam e dei musulmani al dominio o alla nuova conquista vengono da una cattiva comprensione della storia dell’islam, emerso fondamentalmente per dare la libertà all’essere umano e renderlo il solo responsabile dei suoi atti. Nessuno ha il diritto di giudicare l’altro o impedirgli di scegliere la propria religione e il suo modo di vivere. Quest’ultima idea ha bisogno di molto lavoro e impegno in seno alla letteratura e alla giurisprudenza musulmana.

L’integrazione, se il termine ha un senso, è il frutto di aggiustamenti continui fra le popolazioni presenti e le politiche messe in atto. Essa è ancor più il frutto di un dialogo spesso conflittuale fra i gruppi dominanti (maghrebini in Francia, turchi in Germania, indo-pakistani in Gran Bretagna), gli attori pubblici, locali e nazionali, e gli immaginari reciproci che nutrono questo faccia a faccia.

Per comprendere i fallimenti, le prospettive e le conseguenze del fenomeno dell’immigrazione musulmana in Europa, occorre tornare alle radici culturali come pure alle fonti di questo rapporto conflittuale che si nota fra i musulmani europei e le società locali.

Occorre guardare a:

- il discorso islamico e il pensiero islamico verso l’Europa;

- la lettura letteralista dei testi religiosi e l’indietreggiare dell’uso della ragione in seno alla vita culturale dei musulmani europei;

- l’importazione di posizioni negative dell’islam politico arabo in Europa (anti-imperialismo, anti-colonialismo, crociate, la Shoà, l’antisemitismo, ecc…);

- l’incapacità a distinguersi dalle posizioni politiche delle società arabe.

Il nostro discorso

Si può constatare con chiarezza che il discorso islamico in Francia è un discorso emozionale, populista e conflittuale. La riforma sulla sua forma e contenuto sono divenuti necessario per la stabilità della società, l’avvenire del vivere insieme come pure per l’avvenire dell’islam in Europa.

E’ un islam vittimista ed emozionale, che incita i giovani al proselitismo, alle diverse forme di jihad (fisica, elettronica, finanziaria,…) e alla realizzazione del dominio mondiale dell’islam, invece che a un discorso razionale, che spinge al rispetto e al diritto alla diversità religiosa e culturale. Questo discorso di forza e di volontà di dominio – importato dai Paesi di origine -  rischia di essere il fattore che destabilizza il rapporto dei musulmani europei con le società occidentali, specie con la crisi economica galoppante e la crescita di estremismi politici in vari Paesi d’Europa.

Di conseguenza, l’islam europeo ha una tendenza al dominio della forza, prima che al dialogo e all’integrazione; alla morte prima della vita; all’imitazione prima dell’analisi e della creatività; all’emozione prima della ragione; al passato prima dell’avvenire. Tale interpretazione letteralista metterà presto o tardi i musulmani e l’islam in conflitto diretto con i valori cristiani, la storia e la cultura delle società locali.

Se l’islam è venuto per liberare gli uomini e le donne da ogni forma di schiavitù e di persecuzione, [offrendo] una religione di pace, di uguaglianza e del vivere insieme. I musulmani attuali soffrono di diversi pericolosi handicap, che li frenano dall’essere compatibili con i veri valori della loro religione e con i valori universali che plasmano oggi la famiglia universale.

Ai musulmani di oggi tocca un grande lavoro da compiere su:

  • la chiusura;
  • il sentimento di superiorità della nazione musulmana rispetto alle altre nazioni;
  • l’assoluta certezza della santità e della superiorità della cultura musulmana;
  • l’assenza e il rifiuto di ogni pensiero critico verso le direttive religiose o la vita culturale in senso alla società musulmana;
  • il ritorno verso un passato perfetto e sacro (e poiché il modello ideale esiste nel passato, non si deve cercare nel futuro) e il rifiuto al cambiamento.

L’islam, che è un laboratorio di vita e di speranza, si trova oggi in una crisi reale, che l’ha resa una religione di morte, di odio e di terrorismo.

La civiltà occidentale è unica nelle sue invenzioni, costruzioni, creatività, tecnologia, ma anche dal lato dei diritti dell’uomo, delle libertà individuali, del suo umanesimo e della sua capacità di progresso e di riforma.

Il pensiero islamico moderno, dominato dall’islam politico contemporaneo, non riconosce per nulla questi valori che sono i migliori meccanismo di governo politico conosciuto dall’umanità; oppure esso considera questi meccanismo come in contraddizione diretta coni valori dell’islam. Di conseguenza, democrazia, liberalismo, laicità , dal punto di vista islamista divengono incredulità e apostasia!

Musulmani perseguitati dall’islam

Molti pensatori, giornalisti, donne e uomini di confessione musulmana sono stati assassinati, imprigionati o esiliati in Europa e negli Stato Uniti perché essi sono laici, liberali e talvolta perché essi hanno cambiato la loro religione o sono divenuti atei.

L’islam politico anticoloniale e anti-imperialista ha riformattato, riprogrammato la ragione musulmana mediante una vittimizzazione basata sulla teoria del complotto globale, che porta avanti un’idea catastrofista secondo cui il mondo intero delle università, dei centri di ricerche e dei think tank è stato creato per complottare contro i musulmani!

Questo islam politico, che ha subito un grave scacco nel mondo arabo, ha importato lo stesso progetto di “resistenza” in Europa, proprio dove i musulmani sono passati dalla situazione di immigrati o rifugiati ad essere cittadini a parte intera, grazie agli eccezionali valori di democrazia e umanesimo dell’Europa. Ricordiamo qui che vi sono musulmani che vivono da decine d’anni in Arabia saudita, Libano, Kuwait, ecc.. e non hanno alcun diritto di voto o di cittadinanza!

Occorre invitare i musulmani europei a riverificare e rivedere i loro progetti di adattamento dell’islam con i valori delle società locali, per essere realisti e fermare il nostro orgoglio che diversi rappresentanti dell’islam politico presentano oggi con sudore sulla scena europea.

L’occidente con i suoi valori e il suo progresso è forse il miglior esempio per costruire un avvenire prospero. Altrimenti si continuerà a vivere nel nostro “wishful thinking” immaginario (i.e. un pensiero irrealizzabile) che vuole riprodurre il passato considerato santo e sacro!

Da molti secoli il mondo musulmano soffre di un ritardo scientifico, tecnologico, economico e sociale. Questo ritardo si è trasformato in una crisi culturale e razionale profonda. Come conseguenza, la mondializzazione ha reso mobili e transitive le crisi locali. Il mondo intero comincia a soffrire per le crisi dei musulmani. Tale sofferenza potrebbe divenire una forma di rifiuto, oppure un odio.

E’ chiaro: se l’élite musulmana in Europa non si assume la sua responsabilità storica e morale per riformare il discorso religioso e trovare un equilibrio positivo e sincero, senza alcuna volontà di dominio culturale o religioso, rassicurando le società locali in rapporto alla loro cultura, religione, avvenire,..

La maggior parte dei musulmani non si riconosce più in questo islam che spinge più verso il passato che l’avvenire, verso la forza più che al dialogo, verso l’odio più che all’amore.

Da secoli i razionalisti non hanno il loro posto in seno alla vita intellettuale musulmana: dai mutaziliti a Ikhwane safa, a Avicenna, Al Fârâbî, fino ad Averroé, a Mohammed Arkoun, Nasr Abou Zayd e Taslima Nasreen e tanti altri. Tutti questi pensatori liberi hanno combattuto un sistema culturale e religioso chiuso e talvolta violento e terrorista.

Per fortuna l’immigrazione musulmana verso l’Europa non porta avanti le stesse idee. L’Europa è divenuta terra di rifugio per molti musulmani che non si riconoscono più nelle loro società o che non accettano il modello di islam politico che viene proposto da differenti gruppi islamici che oggi finiscono con l’ammazzarsi gli uni gli altri.

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
P. Samir: Islam nella paralisi e nella guerra; occidente senza memoria
01/12/2009
Sinodo per il Medio Oriente: annunciare il Vangelo nei Paesi islamici
27/04/2010
P. Samir: In Svizzera sì ai minareti, ma non al muezzin
27/11/2009
P. Samir: Imbavagliare Fitna e Wilders non serve al dialogo fra le civiltà
14/02/2009
Papa: Vengo in Libano come pellegrino di pace, amico di tutti gli abitanti della regione
14/09/2012