04/10/2017, 12.35
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L’Europa invasa dalle e-bike cinesi. Nuove regole anti-dumping

Fino ad oggi, nel 2017 sono state importate 800mila biciclette elettriche. La Cina ha un sovrappiù di 23 milioni di esemplari. Le nuove regole vogliono penalizzare i prodotti cinesi che vengono sostenuti con incentivi governativi e produzione di massa.

Strasburgo (AsiaNews/Agenzie) - Le importazioni di biciclette elettriche dalla Cina verso l’Europa sono cresciute così tanto da mettere in pericolo - entro due o tre anni - la sopravvivenza delle industrie europee. È quanto afferma una dichiarazione della European Bicycle Manufacturers Association (Ebma), che chiede all’Unione europea di intervenire contro il dumping cinese. La Ebma afferma infatti che le bici cinesi costano poco perché sovvenzionate dallo Stato e a causa della loro sovrapproduzione.

Per il segretario generale della Ebma, Moreno Fioravanti, nei primi sette mesi del 2017 le importazioni di biciclette elettriche  dalla Cina hanno già superato il volume dello scorso anno. “L’importazione di e-bike dalla Cina alla Ue sono aumentate da zero nel 2010 a circa 800mila nel 2017” ha detto Fioravanti.

Secondo dati dell’industria europea delle biciclette, tale incremento è dovuto anzitutto alla capacità produttiva della Cina, che nel 2016 ha prodotto 51 milioni di esemplari, vendendone 28 milioni a clienti cinesi, con una sovrapproduzione di 23 milioni di biciclette. In più, l’export delle e-bike viene sostenuto da facilitazioni del governo di Pechino che copre una buona parte dei dazi.

Al confronto, la produzione totale della Ue nel 2016 è stata di circa un milione di esemplari, con un incremento del 13% rispetto al 2015.

Proprio due giorni fa la Ue è giunta ad un accordo fra tutti i governi europei per nuove regole sul modo di calcolare i dazi e frenare ingiuste pratiche di commercio, soprattutto il dumping cinese.

Il varo delle nuove regole è condizionale al riconoscimento della Cina come economia di mercato. Quando nel 2001 la Cina è entrata nell’Organizzazione mondiale del commercio, essa è stata accolta per un periodo di 15 anni come una economia non-di-mercato, di Paese in via di sviluppo. Ciò le ha permesso molte facilitazioni, ma anche la possibilità di essere colpita da regole anti-dumping, anche unilaterali.

Nel 2016 la Cina dovrebbe essere riconosciuta come economia di mercato, rendendo più difficile l’imposizione di dazi, ma la Ue attende finché le nuove regole non saranno applicate.

Pechino ha già dichiarato che il rifiuto di garantirle piena economia di mercato è un esempio di “nascosto protezionismo” e “doppie misure” da parte dell’occidente.

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