04/01/2019, 11.59
INDIA
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Kerala, monaca indù: nessun dio vieta alle donne di entrare nei templi

La polizia ha arrestato 750 persone coinvolte negli scontri degli ultimi giorni. Aswathy Rekha insegna yoga nell’Ekalavya Ashram a Trivandrum. Oltre 100mila fedeli visitano il tempio di Sabarimala ogni giorno. Il cambiamento nella religione “avviene per evoluzione, non tramite rivoluzione”.

Thiruvananthapuram (AsiaNews) – Nessun testo sacrò indù “impedisce alle donne in età fertile di entrare a pregare nei templi. Non c’è alcun riferimento all’impurità del ciclo mestruale. Secondo i guru dell’induismo, uomini e donne sono uguali in tutto”. Lo afferma ad AsiaNews Aswathy Rekha, monaca dell’Ekalavya Ashram a Trivandrum, in Kerala. La sacerdotessa interviene sulla vicenda più delicata degli ultimi giorni: l’ingresso delle donne nel tempio indù di Sabarimala, inaccessibile per secoli alle donne. “Ormai è diventata una questione bollente – dichiara – all’inizio era un semplice problema di genere, ora è stata trasformata in una lotta tra induismo e comunismo”.

La monaca si riferisce alla “catena umana” di 3,5 milioni di donne appoggiata dal partito Cpi (M) in Kerala lo scorso primo gennaio. Ad essa i nazionalisti indù del Bjp (Bharatiya Janata Party) hanno contrapposto una fila di lampade accese dalle donne. La vicenda ha assunto una svolta violenta quando ieri due donne di circa 40 anni sono riuscite a entrare nel tempio dedicato al dio Ayyappa, che per la tradizione mitologica indù è celibe e quindi non può essere “offeso dall’impurità del sangue mestruale”. Gli scontri tra le fazioni hanno portato alla morte di un nazionalista. Ad oggi, la polizia ha arrestato 750 attivisti.

Aswathy Rekha spiega l’origine del divieto imposto alle donne nel tempio di Sabarimala: “Nell’antichità non esisteva nessuna restrizione di genere. Il bando deriva dalla posizione del tempio, collocato sulla sommità di una collina difficile da raggiungere a piedi. Inoltre la località è presa d’assalto da folle di fedeli, anche più di 100mila al giorno, e non esistono strutture adeguate a ospitare simili moltitudini”. La monaca racconta anche del culto di Ayyappa, il dio cui è dedicato il tempio: “Egli voleva che a scalare i 18 gradini che portano in cima fossero solo i Kanni ayyappans, cioè i giovani uomini che hanno completato un rituale votivo di 41 giorni d’astinenza e dieta vegetariana”.

Dalla tradizione antica, evidenzia, “deriva il bando a tutte le donne tra i 10 e i 50 anni. Le donne non si sono mai opposte a questo e anche il movimento femminista è stato debole in Kerala”. Ma ora, continua, “che anche da noi le donne hanno iniziato a far sentire la propria voce, e persino le suore protestano contro un vescovo cattolico”, la politica ha colto la palla al balzo “per distruggere la fede degli indù di Sabarimala”.

Secondo la sacerdotessa, “la questione non sarebbe mai diventata un problema se la politica non si fosse intromessa. La maggior parte delle organizzazioni indù a livello nazionale appoggiano l’ingresso delle donne. Ma i politici locali vogliono sfruttare la situazione: i comunisti atei vogliono distruggere la morale e si oppongono alla creazione di un elettorato indù, sostenuto invece dal Bjp che qui in Kerala non ha mai avuto un grande peso politico”.

Alla fine, è convinta, “le donne entreranno nel tempio. Ma, come sostiene il mio guru Swamy Aswathy Thirunal, non ci può essere rivoluzione ma solo evoluzione nella religione”. “Le masse – conclude – devono essere educate, invece oggigiorno non c’è più tempo per gli studi spirituali, sono troppo prese dal lavoro e a socializzare”.

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