23/05/2020, 10.55
INDONESIA
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Jakarta, per la festa di Eid, niente viaggi, si prega in casa (ma ci sono eccezioni)

di Mathias Hariyadi

Per frenare la diffusione della pandemia, i viaggi sono proibiti, ma vi sono milioni che sono sfuggiti al controllo per andare a trovare i parenti. Niente parata religiosa alla fine del digiuno. Tutti sono esortati a pregare in casa. Ma a Tegal, Kudus, Ciamis, Sidrap si pregherà in pubblico.

Jakarta (AsiaNews)  - Per evitare i rischi di una diffusione della pandemia da Covid-19 le autorità politiche e religiose dell’Indonesia sono impegnate da giorni a consigliare, esortare, obbligare a osservare la festa di Eid al-Fitr stando a casa, senza viaggiare o andare a massicci raduni di preghiera in moschea.

La Festa di Eid conclude il Ramadan. In Indonesia essa cade domani, 24 maggio. La festa comincia stasera con il raduno di famiglia che scioglie l’ultimo digiuno. Il raduno familiare dura almeno due giorni e si chiama Silahturahmi. Le autorità esigono che quest’anno il Silahturahmi sia celebrato solo fra i familiari più stretti e nel distanziamento sociale.

Di solito, per tradizione, nel Paese col maggior numero di musulmani al mondo, giorni prima dell’Eid milioni di persone lasciano le città per ritornare ai loro villaggi e radunarsi in famiglia. È un vero e proprio esodo che in lingua locale si chiama mudik.

Quest’anno, a causa della pandemia, il mudik è proibito e le vie di comunicazione sono controllate dalla polizia. Nonostante ciò, vi sono molte persone – forse milioni – che sono riusciti a sfuggire ai controlli, viaggiando di notte o per vie secondarie.

La tradizione vuole anche che stasera, alla vigilia, dopo la cena, in moto o in auto si faccia una parata religiosa per le strade, che dura fino alla mezzanotte. Ma anche questa è proibita quest’anno.

Per l’indomani sarebbe prevista anche una grande preghiera alla moschea. Ma da giorni, anche con messaggi video, il prof. KH Nazaruddin Umar, capo della Grande moschea Istiqlal, spiega che quest’anno “è meglio pregare a casa”. “Perfino in un giorno di pioggia a Medina – spiega – il Profeta ha consigliato ai suoi seguaci di non svolgere la preghiera in moschea, ma nelle loro case. Oggi noi siamo di fronte a una ‘pioggia torrenziale di coronavirus’ e quindi il suo appello risuona più forte: dobbiamo pregare a casa”.

In alcune città, le autorità locali hanno posto regole più lasse. Con ogni probabilità si terranno preghiere pubbliche nella Grande moschea di Tegal  e a Kudus (Java centrale), a Ciamis (West Java) e a Sidrap (South Sulawesi). Per l’occasione sono obbligatori maschere e distanziamento sociale.

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