12/06/2009, 00.00
RUSSIA
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In crisi il ruolo leader della Gazprom nell’energia

Per anni la ditta statale russa ha goduto di una posizione di quasi monopolio. Ma non ha saputo investire in innovazione e sviluppo, limitandosi a concludere contratti a prezzi elevati per mantenere il controllo del mercato. Ora non può onorare gli accordi con l’Asia centrale e i suoi gasdotti sono vecchi e pericolosi.

Mosca (AsiaNews/Agenzie) – Tempi duri per la statale russa Gazprom, leader per l’energia, che nel 2008 è stata considerata la terza impresa più redditizia del mondo con guadagni annui per 350 miliardi di dollari e che ora è precipitata al 40° posto con “solo” 120 miliardi, secondo le stime del Moscow Times.

La ditta per anni ha beneficiato dei continui forti aumenti del prezzo di gas e petrolio e del controllo della rete di oleo e gasdotti russi che sono in gran parte l’unica via per l’energia dei Paesi ex sovietici dell’Asia centrale, quali Turkmenistan, Kazakistan e Uzbekistan. Sul fronte interno russo ha goduto a lungo di una situazione di quasi monopolio.

Ma esperti osservano che la Gazprom non ha saputo approfittare di questa posizione dominante e non ha investito in tecnologia e innovazione, per mantenere la sua posizione di vantaggio. Si è solo preoccupata di mantenere il controllo delle fonti di energia anche dei Paesi esteri, a costo di offrire prezzi elevati.

La ditta, quando il costo del gas era in rapida crescita, ha concordato di pagare prezzi “europei” per il gas di Kazakistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Così ha potuto tenere alla porta l’Unione europea, desiderosa di comprare il gas dell’Asia centrale. Ma il prezzo “europeo” era allora di circa 400 dollari per mille metri cubi (mmc), mentre ora è sceso sotto i 300 dollari e si prevede cali ancora. Il Turkmenistan ha chiesto alla Gazprom di pagare il prezzo “europeo” all’epoca dell’accordo. La Gazprom si rifiuta perché è un prezzo ora elevato e in quanto non ha bisogno di questo gas, dato che i suoi giacimenti già coprono i bisogni interni russi. Queste altre fonti sono sempre state destinate alla vendita in Europa, cosa non conveniente a questo prezzo. Ma questa risposta ha causato grande irritazione ad Ashgabat, per la quale il ricavo del gas è una voce essenziale nel bilancio statale.

Oltre che dall’Europa, gli Stati dell’Asia centrale sono molto corteggiati dalla Cina, che offre di comprare l’energia per alti prezzi.

Fra l’altro la domanda di gas in Europa ha registrato una contrazione nel primo trimestre 2009, anche perché non vuole praticare una politica di flessibilità sui prezzi di vendita. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, nell’Ue il consumo di gas è sceso del 2-3% e l’importazione di gas del 12%, rispetto al primo trimestre 2008. Ma le forniture della Gazprom all’Ue sono diminuite del 39% (con un -50% in Germania ed Italia).

Altri esperti notano che la Gazprom non ha praticato un’adeguata politica di manutenzione e ammodernamento degli oleodotti ereditati dall’epoca sovietica, che costituivano l’unica rete esistente nella zona, di modo che l’energia dell’Asia centrale doveva sempre passare per la Russia. Ora molte condotte sono in cattivo stato e ci sono frequenti rotture ed esplosioni. Intanto Pechino ha costruito un oleodotto dal Kazakistan alla Cina, Pakistan e India offrono di fare nuovi gasdotti, l’Ue insiste per i suoi progetti per portare il gas fino al centro dell’Europa aggirando la Russia.

Inoltre la Gazprom è intervenuta anche nelle dispute politiche, quale quella tra Russia e Ucraina, permettendo che Mosca usasse i suoi gasdotti come arma di ricatto. Cosa che ha fatto perdere credibilità alla ditta e le ha pure suscitato antipatie.

Persino in Russia la ditta perde la sua posizione di monopolista: il 2 giugno l’autorità antimonopolio le ha ordinato di concedere anche ad altri soggetti il passaggio del gas per le sue condotte.

Alcuni analisti osservano che la leadership della ditta non era mai stata gradita da leader russi come il premier Vladimir Putin.

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