19/03/2008, 00.00
TERRA SANTA
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Il patriarca di Gerusalemme lascia l’incarico e invoca la pace

Mons. Michel Sabbah lascia la carica di patriarca Latino di Gerusalemme dopo vent’anni e diffonde un messaggio di Pasqua, invocando la pace e la riconciliazione in Terra Santa.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – L’arcivescovo Michel Sabbah, eletto patriarca Latino di Gerusalemme nel 1988, si dimette oggi, nel giorno del suo 75esimo compleanno.

Originario di Nazaret, mons. Sabbah è stato il primo palestinese a capo del patriarcato di Gerusalemme. Il patriarca ha numerosi incarichi, tra l'altro è presidente dell’Assemblea dei vescovi cattolici per la Terra Santa e della Conferenza episcopale dei vescovi latini nella regione, è anche priore dei Cavalieri del santo Sepolcro.

Mons. Sabbah ha guidato la Chiesa latina attraverso periodi di fermento e violenza, diventando un pastore per la comunità dei fedeli che oggi conta circa 75 000 cattolici sparsi nei territori israeliani e palestinesi. A succedrgli sarà mons. Fouad Twal, esperto diplomatico che, per volere di Papa Benedetto XVI, ha lavorato a fianco di mons. Sabbah dal 2005.

Nel suo ultimo messaggio pasquale alla comunità cattolica, mons. Sabbah ha detto: “Prego perché Dio vi infonda la gioia e la speranza della resurrezione. Noi viviamo in Terra Santa, una terra di rivelazione, redenzione e riconciliazione tra i popoli e con Dio. Purtroppo questa terra si macchia di spargimenti di sangue e ignora la sua stessa vocazione”.

Dalla Terra Santa chiamata ad essere luogo di pace, Mons. Sabbah ricorda i morti nella striscia di Gaza, quelli che hanno perso la vita nell’attentato alla scuola ebrea di Gerusalemme, e cita anche il defunto arcivescovo di Mosul, mons. Rahho, vittima della quotidiana violenza in Iraq.

 “Dopo più di un secolo, i fatti dimostrano che la violenza ha fallito - continua mons. Sabbah – e sia i palestinesi che gli israeliani devono capire che le armi non proteggono più la gente ma la espongono alla paura e all’insicurezza.  È tempo di imparare le lezioni che la storia ci insegna; è tempo per ciascun popolo e individuo di accettare la chiamata di Dio a costruire società, non a distruggerle. Perché la violenza può soltanto distruggere, e mai costruire”.

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