21/09/2009, 00.00
VIETNAM
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Il cardinal Van Thuan esempio di santità per i cattolici vietnamiti

di J.B.Vu
Più di mille persone nella cattedrale di Ho Chi Minh City nel settimo anniversario della morte e a due anni dall’inizio della causa di beatificazione. Vescovo esemplare, trascorse 13 anni in prigione, senza essere mai processato.
Ho Chi Minh City (Asianews) - “Un esempio di santità per i cattolici del Vietnam e del mondo intero”. E’ il cardinale Francis Xavier Nguyen Van Thuan nelle parole con le quali il vescovo ausiliare di Ho Chi Minh City, mons. Pierre Nguyen Van Kham, lo ha ricordato nel settimo anniversario della morte. Per l’occasione, il 16 settembre, in cattedrale c’erano più di mille persone.
 
Lo stesso 16 settembre di due anni fa, nel 2007, è cominciato il processo di beatificazione del porporato. Lo stesso Benedetto XVI, nell’occasione, ha espresso la sua “profonda gioia” per la notizia del’apertura ufficiale della causa. La notizia ha toccato profondamente anche la Chiesa vietnamita e la Conferenza episcopale.
 
Francis Xavier Nguyen Van Thuan era nato il 17 aprile 1928 a Hue, nella parrocchia di Phu Cam. Entrato negli anni seguenti nel seminario minore di An Ninh, seguì poi gli studi in filosofia e teologia e fu ordinato sacerdote l’11 giugno 1953, dal vescovo Urrutia.
 
Dal 1964 al 1967 era stato vicario generale dell’arcidiocesi di Hue. Il 13 aprile 1967 Paolo VI lo nominò vescovo di Nha Trang. In tale compito non risparmiò sforzi per lo sviluppo della diocesi, puntando in modo particolare sulla formazione. Gli studenti del seminario salirono da 42 a 147 e quelli dei minori da 200 a 500, creò movimenti laicali e gruppi giovanili, costruì scuole e promosse consigli pastorali.
 
Ebbe numerosi incarichi dall’episcopato vietnamita, compresa la presidenza dei comitati Giustizia e pace e Comunicazioni sociali, fu tra i fondatori di “Radio Veritas”. Nominato consultore del Pontificio consiglio per i laici (1971-1975) in tale veste conobbe l’allora arcivescovo di Cracovia, il futuro Giovanni Paolo II, del quale apprese le esperienze pastorali durante il periodo più difficile del regime comunista. Quello del suo Paese, nel  1975 lo mise in prigione, dove restò fino al 1988, senza subire alcun processo. Nel 1991 fu costretto a lasciare il suo Paese. Giovanni Paolo II lo accolse nella Curia romana e nel 1998 lo nominò presidente del pontificio Consiglio per la giustizia e la pace.
 
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