01/10/2020, 07.50
VATICANO-USA-CINA
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Il card. Parolin e Mike Pompeo sulla libertà religiosa. La via negativa della denuncia; la via affermativa della verità

di Bernardo Cervellera

Per il Segretario di Stato Usa, i leader religiosi devono essere “in permanente opposizione ai regimi tirannici”. La Cina è il Paese dove più è coartata la libertà religiosa. Per il Segretario di Stato vaticano, alla radice delle violazioni vi è il “soggettivismo radicale”, che silenzia i credenti accusandoli di avere posizioni “odiose” e “intolleranti”, perché non secondo il “politicamente corretto”. Fuori del simposio sulla libertà religiosa, le reciproche accuse sul Vaticano che perde “autorità morale” nel sottoscrivere l’Accordo con la Cina e sull’uso strumentale ed elettorale della visita di Pompeo a Roma e al papa. Il card. Zen non sarebbe stato ricevuto dal papa. La Santa Sede vuole continuare l'Accordo.

Città del Vaticano (AsiaNews) - C’è una “via negativa”, nel difendere la libertà religiosa e una via “affermativa”: la prima si propone di togliere ogni limite all’esercizio della fede dei credenti; la seconda lavora per trasformare e correggere la mentalità che produce l’oppressione dei fedeli, che è la “radicale autonomia” con cui l’uomo contemporaneo si concepisce, per fargli scoprire “la verità ultima della sua esistenza”.

Così il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha concluso ieri il simposio voluto dall’ambasciata Usa presso la Santa Sede, sul tema “Far progredire e difendere la libertà religiosa nel mondo attraverso la diplomazia”.

Il card. Parolin ha tirato le conclusioni del simposio. Prima di lui, oltre ad alcune testimonianze di personalità impegnate nella difesa della libertà religiosa, hanno parlato – proprio all’inizio dell’incontro – il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo e il Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, mons. Paul Gallagher.

Il simposio si è svolto in maniera civile e rispettosa, ma prima dell’incontro l’atmosfera è stata inquinata dalle polemiche legate a un articolo pubblicato da Pompeo in precedenza, in cui egli consigliava al Vaticano di non rinnovare l’Accordo provvisorio con la Cina sulle nomine dei vescovi, perché rischiava di perdere ogni autorità morale. Dopo l’incontro – secondo resoconti di vari giornalisti – vi sono state le critiche vaticane sul tentativo americano di utilizzare il raduno in funzione delle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Si è parlato anche di un’udienza di papa Francesco a Pompeo, che sarebbe stata annullata perché il pontefice non accetta incontri con personalità politiche in periodo elettorale; altri hanno detto che l’udienza non vi è stata perché non è stata mai richiesta; altri ancora che il pontefice è risentito per l’indebita invasione di campo di Pompeo nelle scelte del Vaticano sulla Cina. Richiesto da Reuters di commentare su queste interpretazioni, Pompeo avrebbe detto: “Sono una follia”.

Al margine di queste tensioni – sempre secondo resoconti della stampa - vi è pure una mancata udienza di papa Francesco al card. Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, venuto in Italia per supplicare il pontefice di dare un vescovo ad Hong Kong, senza lasciarsi condizionare da motivazioni “politiche” verso la Cina, ma decidendo per un candidato che sostenga la missione della Chiesa nel territorio e nel continente. Il porporato avrebbe aspettato tre giorni inutilmente, senza poter vedere il papa, anche se ha potuto consegnargli una lettera (foto 2).

Pompeo: La “orribile misura” della persecuzione in Cina

Al simposio, nel poco tempo messo a disposizione dei relatori (circa 15 minuti), Pompeo ha preso come esempio p. Bernhard Lichtenberg, sacerdote cattolico tedesco, che negli anni ’30 a Berlino aiutava le comunità ebraiche e denunciava l’ideologia nazista, tanto da essere arrestato nel 1941 e deportato a Dachau. È morto durante il viaggio verso il campo di concentramento. “Oggi – è la sua conclusione – mentre pensiamo a quell’uomo, chiedo a tutti i leader dei credenti di mostrare una morale simile, di essere forti testimoni per il bene della libertà religiosa, per la dignità umana e per la pace”.

Pompeo ha citato “regimi autoritari, terroristi, e perfino laicisti, società libere che – in modo differenti – ostacolano la libertà religiosa in tutto il mondo”. E ha fatto i nomi di Arabia saudita, Iran, Nigeria, Cuba. Ma soprattutto ha citato la Cina: “Da nessuna parte la libertà religiosa è sotto assalto più che all’interno della Cina di oggi”. E ha elencato le violazioni alla libertà religiosa che il Partito comunista cinese attua “in un’orribile misura” verso musulmani, tibetani, Falun Gong, protestanti, cattolici.

Citando poi Giovanni Paolo II e papa Francesco, egli ha detto che una Chiesa “in permanente stato di missione” significa anche “in permanente opposizione ai regimi tirannici”. E invitando ancora tutti i leader religiosi a parlare in favore dei loro correligionari perseguitati, ha fatto notare che in questo impegno, gli Stati sono spesso frenati dalle “realtà del mondo politico”, ma le persone di fede devono esercitare una “testimonianza morale contro la persecuzione dei credenti”.

Mons. Gallagher: La violenza del “politicamente corretto”

Mons. Gallagher ha rivendicato anzitutto l’impegno mondiale della Santa Sede per la libertà religiosa, ma ha preferito sottolineare soprattutto le violazioni che avvengono soprattutto nelle società avanzate (occidentali), dove si cerca di spegnere la voce dei credenti “anche attraverso l'ideologia del politicamente corretto, nel nome della tolleranza e della non discriminazione". Si tratta, ha detto, di un "attacco contro la stessa società". Il Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati ha citato "leggi che vanno contro la libertà di coscienza" e di pensiero in nome di un atteggiamento sintetizzabile nella formula del "fai quello che vuoi".

Contro questo tentativo secolarizzante di soffocare la voce della religione, egli ha citato il ruolo delle religioni per il rispetto della libertà di ognuno, ricordando la Dichiarazione sulla Fratellanza Umana firmata da Papa Francesco nel 2019 con il grande imam di Al Azhar ad Abu Dhabi. E ha sottolineato che questa è la pista che papa Francesco sta seguendo e che proporrà nell'enciclica “Fratelli tutti” che verrà pubblicata il 4 ottobre ad Assisi.

Secondo alcune agenzie di stampa, fuori del convegno mons. Gallagher si sarebbe lamentato del poco tempo messogli a disposizione, rivendicando la prassi “diplomatica” di non citare alcun nome preciso di Paesi violatori della libertà religiosa.

Card. Parolin: Il soggettivismo radicale causa di oppressione alle fedi

Quasi a fare la sintesi fra la “via negativa” dell’impegno contro l’oppressione, e la “via affermativa” di un richiamo alla conversione alla dimensione religiosa, vi è stata la conclusione del card. Parolin. Egli ha sottolineato che “la protezione e la promozione della libertà religiosa è un marchio dell’attività diplomatica della Santa Sede”. Per il porporato, i problemi contemporanei derivano da un “fondamentale fraintendimento del significato di libertà umana”.

Gli attacchi contro la libertà religiosa – ha detto - nascono da “paura e ideologia: sia da regimi totalitari che usano il potere per imporre restrizioni draconiane, come testimoniato, ad esempio, in nazioni dove la pratica di certe tradizioni religiose è proibita e le ‘minoranze’ sono attivamente perseguitate; sia da voci intolleranti del ‘politicamente corretto’ che ‘silenziano’ e condannano quei credo religiosi, tradizioni e pratiche che si scontrano con la loro ideologia progressista, bollandole come ‘odiose’ e ‘ intolleranti’”.

“La libertà religiosa è in crisi – ha aggiunto – perché la nostra comprensione della verità della persona umana e la sua antropologia è in crisi”. E citando Giovanni Paolo II egli ha indicato come radice di tale crisi il “soggettivismo radicale”, o “l’esaltazione della libertà individuale come un assoluto… Il ‘bene più grande’ è ora divenuto l’eradicazione di ogni ostacolo alla ‘autonomia radicale’, come è la legge morale naturale o la legge divina”.

“La via negativa – ha aggiunto - che afferma che non ci dovrebbe essere nessuna coercizione nella pratica della religione”, è “solo una parte della comprensione della libertà religiosa”. L’altra parte dovrebbe essere “la via affermativa”, che è “la libertà di cercare la verità”, una “libertà per credere”, così che vi sia “la scoperta della verità ultima dell’esistenza di una persona”.

“Nella nostra discussione sulla libertà religiosa – ha concluso - che comprende la sua promozione attraverso l’attività diplomatica, è utile per noi ricordare non solo ciò che noi speriamo di difendere e promuovere, ma anche le minacce che ci sono davanti. Questo include senz’altro l’oppressione fisica, la persecuzione e l’imposizione ideologica, ma include pure la negazione della vera natura dell’uomo”.

Il simposio sulla libertà religiosa – con le forti accuse contro la Cina – si è celebrato in un momento molto delicato per la Santa Sede: il 22 settembre è scaduto l’Accordo provvisorio firmato due anni fa con la Cina per le nomine dei vescovi e il Vaticano vorrebbe rinnovarlo ancora in modo provvisorio e per altri due anni. Ma dalla Cina non sono ancora giunti segnali decisi sulla volontà di sottoscriverlo ancora. Molti cattolici cinesi valutano l’Accordo come un freno alla missione della Chiesa e un bavaglio alle denunce sulle violazioni alla libertà religiosa. In un articolo sull’Osservatore romano (29 settembre 2020), il giornalista Andrea Tornielli sottolinea invece che “i risultati — anche a causa della pandemia che di fatto ha bloccato i contatti negli ultimi mesi — sono stati positivi, pur se limitati, e suggeriscono di andare avanti con l’applicazione dell’Accordo per un altro periodo di tempo”.

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