31/05/2017, 15.00
FILIPPINE
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Il Milf si accorda con Manila per un corridoio umanitario a Marawi

Il gruppo armato, in dialogo con il governo, invierà i suoi combattenti per contribuire alla caduta dei terroristi del Maute. L’accordo può rappresentare un punto di svolta per la fine della crisi. Le forze governative controllano il 70% della città. Apparso in un video il sacerdote sequestrato lo scorso 23 maggio.

Zamboanga (AsiaNews) – Il presidente filippino Rodrigo Duterte e i leader del Moro Islamic Liberation Front (Milf) hanno approvato l'istituzione di un cosiddetto “corridoio di pace” a Marawi, per facilitare il salvataggio dei civili intrappolati negli scontri tra le forze governative e i terroristi Maute, legati allo Stato Islamico.

Duterte ed i capi del Milf ieri hanno tenuto dei colloqui a Davao, dove si è discusso della crisi in corso nel sud delle Filippine. All’incontro erano presenti anche il gen. Eduardo Año, capo di stato maggiore delle Forze armate filippine, e Irene Santiago, presidente del Comitato per gli accordi di pace del governo.

Il Milf è un gruppo armato islamista che ha base nell’isola di Mindanao, nel sud del Paese, dove è concentrata la minoranza islamica filippina (circa il 20% della popolazione). Esso mira alla creazione di una regione autonoma dal governo centrale per il popolo Moro ed in passato ha condotto numerose azioni militari e terroristiche. Il Milf è la più importante milizia islamicha della regione ed è attualmente impegnato in colloqui di pace con l’amministrazione Duterte.

Al termine degli incontri di Davao, il governo e il Milf hanno deciso di creare un spazio sicuro in cui possa esser prestata assistenza alla popolazione non ancora evacuata da Marawi. In quest’area il personale umanitario potrà trasportare i feriti e recuperare i corpi delle vittime del conflitto per la sepoltura.

Il Milf ha accettato di aiutare il governo a garantire la sicurezza delle aree in cui non vi sono corridoi di pace. In precedenza Duterte aveva accolto con favore l'offerta del Moro National Liberation Front di inviare i suoi combattenti per contribuire a far cadere il gruppo terroristico Maute, che assedia Marawi dallo scorso 23 maggio. Nel corso della settimana i rappresentanti del governo filippino e i leader del gruppo armato si incontreranno di nuovo per stabilire i dettagli operativi  dell’iniziativa umanitaria.

L’accordo tra le autorità e il Milf è un fatto molto importante perchè può rappresentare un punto di svolta per la fine della crisi. Anzitutto esso chiarisce la posizione del Milf nei confronti dei Maute, visti come espressione di un’ideologia che non appartiene alla popolazione locale, ma che è importata dalle organizzazioni internazionali del terrore. Seppur influenzata da aspirazioni islamiste, la battaglia del Milf contro il governo centrale ha avuto radici storiche, etniche e culturali. I terroristi Maute, che tra le loro fila vantano numerosi stranieri, soprattutto indonesiani e malaysiani, vengono così delegittimati delle loro aspirazioni. La voce del Milf è autorevole nel Mindanao musulmano, i Maute non troveranno l’appoggio del popolo Moro.

Nel frattempo continuano i combattimenti a Marawi. Ieri, ottavo giorno di scontri, il governo filippino ha intimato la resa ai terroristi, sfiancati dalle operazioni militari dell’esercito, condotte con carri armati ed elicotteri d’assalto. Il gen. Eduardo Año ha dichiarato che le forze governative sono ora in controllo del 70% di Marawi, ammettendo che riconquistare il restante 30% sarà una vera sfida. Esso rappresenta infatti la parte di città con la maggiore densità di popolazione non ancora evacuata. Dall’inizio del conflitto sono 100 le vittime del conflitto: 19 civili, 20 soldati, tre poliziotti e 65 terroristi.

Le violenze a Marawi sono scoppiate lo scorso 23 maggio, quando l’esercito filippino ha tentato la cattura di Isnilon Hapilon, leader islamico estremista. Hapilon e più di una dozzina dei suoi uomini hanno trovato il sostegno dei guerriglieri Maute e in circa 50 sono riusciti ad entrare nella città. I combattenti hanno occupato alcune parti di Marawi, bruciando edifici, tra cui la cattedrale di Our Lady Help of Christians, e facendo numerosi ostaggi, tra cui il vicario generale della città, p. Teresito “Chito” Suganob.

P. Chito, tenuto prigioniero insieme a più di 200 civili, è apparso ieri in un video che lo ritrae lanciare un appello al presidente Duterte affinché consideri la difficile situazione degli ostaggi e dia l’ordine di fermare le operazioni militari contro i loro sequestratori. “Chiediamo il vostro aiuto, per favore accordate ai vostri nemici quanto chiedono”, dice Suganob in un video circolato ieri su un canale della piattaforma Telegram utilizzato dallo Stato Islamico e rivolto a Duterte. “Se avete a cuore la nostra situazione – continua la clip – non dimenticatevi dei circa 240 prigionieri di guerra. Ci appelliamo al vostro buon cuore, per favore ricordatevi di noi. Vogliamo vivere ancora per un altro giorno, vogliamo vivere un altro mese, vogliamo vivere altri tre anni – e ancora di più”.

Il sacerdote dichiara di essere tenuto prigioniero insieme a una professoressa della Mindanao State University, due impiegate della chiesa e alcuni insegnanti del Dansalan Foundation College, due uomini e cinque donne. Insieme a loro ci sono circa altre 200 persone: operai, lavoratori domestici, bambini e giovani. “Gli ostaggi sono quasi tutti cristiani e tribali Subanen. Non è un caso, sono stati scelti perché appartenenti alle minoranze della città”, dichiara ad AsiaNews una fonte a Mindanao.

P. Chito è una personalità conosciuta e molto stimata, anche dalla comunità islamica. Il suo è un vicariato “di frontiera”, piccolo ma molto attivo nel dialogo interreligioso con la maggioranza musulmana della città.  Egli è il cappellano della Mindanao State University, costruita ai tempi del dittatore Marcos come simbolo della convivenza tra cristiani e musulmani. Un’altra fonte dichiara ad AsiaNews: “Fatti come il sequestro di p. Cito e gli altri ostaggi non sono nuovi. In passato ci sono stati numerosi rapimenti e i cristiani sono da sempre l’obiettivo preferito delle violenze dei guerriglieri islamisti per avanzare richieste al governo. I cristiani hanno paura, ma né loro né il governo vogliono porre l’accento sulla questione religiosa, per non inasprire le tensioni. La speranza è che le iniziative umanitarie destinate alla popolazione di Marawi, di cui i cristiani si sono resi subito protagonisti, migliorino i rapporti”.

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