24/04/2012, 00.00
INDIA
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Gujarat, costretta dal marito ad abortire sei volte: erano tutti feti femminili

di Nirmala Carvalho
Lo sposo e i familiari di lui erano “scontenti”. La donna, 36 anni, ha denunciato loro e i medici. Tracciata una rete di cliniche clandestine, il governo ha già ritirato la licenza a due ginecologi. Membro della Pontificia accademia per la vita: “Gli aborti selettivi femminili stanno alterando la popolazione indiana”.

Mumbai (AsiaNews) - Costretta ad abortire sei volte, perché "incapace" di dare al marito un erede maschio: è accaduto nel distretto di Ahmedabad (Gujarat) ad Amisha Bhatt, 36 anni. La donna ha denunciato tutti i suoi aguzzini: il compagno e la famiglia di lui per molestie; i medici e le diverse cliniche clandestine in cui ha prima subito i test per scoprire il sesso del feto, e poi i sei aborti. "Con il mio gesto - ha dichiarato Amisha - spero di aver aiutato tante altre donne che sono nella mia stessa condizione". Intanto, grazie alla sua denuncia, lo Stato del Gujarat ha avviato indagini approfondite e già ritirato le licenze a due medici.

Dal 1994, con l'approvazione del Pre-Natal Diagnostic Technologies (Pndt) act, in India è illegale l'uso di particolari esami - come l'amniocentesi o le ecografie a ultrasuoni - per determinare il sesso del feto. In base alla legge, i medici sono tenuti a presentare una lista delle pazienti su cui, per ragioni di pura salute, hanno condotto tali esami. Tuttavia, il Pndt non è stato sufficiente per frenare la diffusione degli aborti selettivi femminili, e negli anni si sono diffuse cliniche clandestine. Dopo aver sporto denuncia, Amisha Batt ha scoperto che il suo nome non figurava in nessuna delle liste dei ginecologi che hanno praticato su di lei sei interruzioni di gravidanza.

Pascoal Carvalho, medico e membro della Pontificia accademia per la vita, spiega ad AsiaNews che "aborti selettivi femminili, feticidi e violenze su donne e bambine" sono l'unica cosa che in India "supera le barriere di casta e classe sociale". Questo, aggiunge, "rivela le istanze brutali del pregiudizio diffuso contro le bambine".

Queste pratiche sono ormai una piaga diffusa, legata all'arcaica preferenza culturale verso i figli maschi. Ma questa situazione, sottolinea Carvalho, anche membro della Commissione per la vita umana dell'arcidiocesi di Mumbai, "sta alterando la composizione della popolazione. Secondo l'ultimo censimento del governo (2011), in media nascono 914 bambine ogni 1.000 maschi". Un dato allarmante, perché proprio negli anni in cui il governo ha adottato diverse misure e campagne di sensibilizzazione sul tema, la forbice tra maschi e femmine si è allargata ancora di più. Nel 2001 infatti, la sex ratio era di 927 femmine ogni 1.000 maschi.

Secondo il medico, per cambiare questa situazione e invertire la tendenza è necessario cambiare la mentalità delle persone. "Madre Teresa diceva: se possiamo accettare che una madre uccida il suo bambino, come possiamo dire ad altri di non farlo?". 

 

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