05/09/2019, 08.52
IRAN - STATI UNITI
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Gli Usa hanno cercato di ‘corrompere’ il capitano della petroliera iraniana a Gibilterra

Dal Dipartimento di Stato Usa milioni di dollari all’indiano Akhilesh Kumar per farsi consegnare l’imbarcazione in un porto alleato. Davanti al rifiuto, la decisione di inserirlo nella lista nera delle persone soggette a sanzioni. Teheran pronta ad abbandonare tutti i limiti alla ricerca e allo sviluppo sul nucleare. 

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Una personalità di primo piano dell’amministrazione Usa ha offerto diversi milioni di dollari al capitano, di nazionalità indiana, della petroliera battente bandiera iraniana e sospettata di trasportare petrolio in Siria. Per diverso tempo la nave, bloccata a Gibilterra, è stata al centro di una controversia internazionale e solo l’intervento della Corte suprema del territorio d’Oltremare del Regno Unito ha permesso di sbloccare la situazione. 

Secondo alcune fonti sarebbe inoltre emerso che il capitano dell’imbarcazione non ha voluto “rispondere” alla “offerta” - o al tentativo di corruzione - di Washington; per questo l’amministrazione Usa ha aggiunto l’uomo nella lista nera delle persone soggette a sanzioni. 

Il Financial Times rivela che Brian Hook, l’incaricato del dossier iraniano all’interno del Dipartimento di Stato, ha inviato più di una mail al capitano Akhilesh Kumar, prospettandogli la “buona notizia” di milioni di dollari in contanti per vivere una vita agiata. In cambio, egli avrebbe dovuto dirigere la Adrian Darya 1 in un porto dove gli Stati Uniti avrebbero potuto esercitare il sequestro del mezzo con la forza (e la connivenza del governo locale). 

“Abbiamo visto l’articolo” sottolinea la portavoce del Dipartimento di Stato Usa “e possiamo confermare che i dettagli contenuti all’interno sono accurati”. Inoltre, già in passato gli Stati Uniti hanno cercato di corrompere, o in alternativa di colpire, capitani di mezzi e imbarcazioni che trasportavano merci o carburante a sostegno dei Pasdaran o altri gruppi nella lista nera Usa. 

La Adrian Darya 1 ha trascorso circa sei settimane sotto sequestro a Gibilterra, con il sospetto di trasportare petrolio verso la Siria (in violazione anche alle sanzioni europee contro il governo del presidente Bashar al-Assad). La nave, che in origine si chiamava Grace 1, ha potuto riprendere il mare il 18 agosto dopo garantito che non si sarebbe diretta verso nazioni nel mirino di Bruxelles. 

Sul fronte iraniano, a commentare la vicenda è intervenuto il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, il quale ha deriso l’iniziativa di Hook. “Avendo fallito con l’atto di pirateria - ha scritto in un tweet il capo della diplomazia di Teheran - gli Stati Uniti ricorrono al ricatto: consegnaci il petrolio dell’Iran e ricevi diversi milioni o sarai tu stesso vittima di sanzioni”.

Sullo sfondo resta il braccio di ferro fra Teheran e Washington, innescato nel maggio 2018 dalla decisione del presidente Usa Donald Trump di ritirarsi dall’accordo nucleare (Jcpoa) raggiunto tre anni prima dal predecessore Barack Obama. Al riguardo, in queste ore il presidente iraniano Hassan Rohani ha annunciato l’abbandono di tutti i limiti alla ricerca e allo sviluppo in materia di nucleare da parte della Repubblica islamica. L’agenzia atomica nazionale, afferma il presidente, “ha ricevuto l’ordine di prendere tutte le misure necessarie in materia di ricerca e sviluppo e di abbandonare tutti gli impegni in vigore nel settore”. 

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