27/03/2018, 15.42
PAKISTAN
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Giovane pakistano: Creare l’armonia religiosa con il rispetto reciproco

di Anna Chiara Filice

Daniel Bashir proviene dalla diocesi di Karachi. È il presidente nazionale del movimento dei missionari laici del Pakistan. “La Chiesa ascolti le richieste dei giovani”. “Diffondere il Vangelo tramite le proprie azioni”. “Pregare per i fondamentalisti”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Serve una conversione dei cuori e delle menti” per creare l’armonia tra le religioni e bisogna “imparare a rispettarsi a vicenda” per creare una società di pace. È quanto afferma ad AsiaNews Daniel Bashir, 28 anni, giovane pakistano di Karachi. Lo incontriamo a Roma, a margine dell’incontro pre-sinodale che ha raccolto 300 giovani da tutto il mondo. Il giovane, neo-laureato in Medicina e coordinatore nazionale di Jesus Youth, il movimento dei missionari laici del Pakistan, è stato l’unico ragazzo del suo Paese a partecipare. “Per me è stata una grazia – riferisce – e sono stato benedetto due volte: per il fatto di essere qui e per aver avuto l’opportunità di incontrare papa Francesco. Ringrazio Dio per questo grande dono”. Ora, aggiunge a proposito dello scopo del raduno pre-sinodale, “spero che la Chiesa universale ascolti e accolga le richieste di noi giovani”.

Daniel proviene da una famiglia cattolica e sta per entrare in seminario. “La mia famiglia voleva che io terminassi gli studi in medicina – racconta – e finalmente a giugno inizierò la mia formazione religiosa”. Il ragazzo si sente benedetto da Dio, e non riesce ancora a realizzare di aver “potuto abbracciare per due volte il Santo Padre. La prima è stata all’apertura del raduno. La seconda durante la messa per la Domenica delle Palme in piazza San Pietro. Mi hanno chiesto di far parte del gruppo che sarebbe salito sull’altare per consegnare al pontefice il documento dei giovani. Ho iniziato a piangere dalla gioia e alla fine ho anche chiesto a papa Francesco di scattare un selfie. Ero talmente emozionato, mi sono rivolto al Signore e gli ho reso grazie”.

Il leader cattolico sottolinea l’aspetto ecumenico che ha contraddistinto il lavoro dei giovani: “Eravamo più di 300. Non erano presenti solo i cattolici, ma c’erano anche musulmani, ebrei, sikh e indù. È stata un’occasione unica offerta dalla Chiesa cattolica ai giovani di tutto il mondo di ragionare e interrogarsi sulla fede, affrontare i problemi esistenti nelle varie culture, religioni e società”. Ad ispirare i lavori, continua, “sono state le parole del papa. Egli ci ha detto in maniera molto chiara: ‘Voi siete i giovani del mondo e i giovani sono i profeti’. Quindi ci ha invitato a essere profeti nei nostri Paesi. Inoltre ha ammesso che in passato la Chiesa non ha mai parlato dei giovani. Invece ora, per la prima volta, la Chiesa parla con i giovani ed è disposta ad ascoltare la nostra voce”.

Il documento presentato al pontefice, aggiunge, “evidenzia le difficoltà e le sfide dei giovani d’oggi. Si tratta di sfide differenti in base ai Paesi e alle società. Per quanto mi riguarda, le questioni maggiori per un cattolico pakistano sono quelle che riguardano la sfera della sessualità e delle relazioni amorose. Mi riferisco all’omosessualità, al divorzio e ai matrimoni misti. Di fronte a tutte queste difficoltà, abbiamo chiesto alla Chiesa di dare le migliori risposte e di aiutarci ad affrontare queste circostanze, di non essere lasciati soli davanti a tutto questo, ma di sostenerci e accompagnarci nella vita di tutti i giorni”.

Per quanto riguarda il contesto pakistano, e in particolare i giovani cattolici, Daniel riporta che “il movimento dei laici è molto attivo. Io lavoro nella diocesi di Multan, dove cerchiamo di coinvolgere i ragazzi sulle questioni apologetiche e di diffusione della fede”. Il modo migliore per professare i valori cristiani in un Paese a maggioranza islamica, quale è il Pakistan con oltre il 90% dei 200 milioni di abitanti che professa l’islam, “e non offendere nessuno, è attraverso le proprie azioni. Io mi rivelo per quello che sono attraverso i miei gesti, il mio lavoro, il mio servizio. Sono gli altri che poi si rendono contro del mio valore e riconoscono ‘Sì, tu sei diverso, tu sei cattolico’”.

Sul rapporto con giovani di altre religioni, dice che “il mio migliore amico è un musulmano e ho diversi altri amici di religione islamica. Abbiamo studiato insieme e continuiamo a frequentarci. Ci incontriamo e facciamo festa insieme. Partecipiamo ognuno alle festività religiose dell’altro”.

Secondo Daniel, “il vero problema del Pakistan è la discriminazione, che i bambini apprendono fin da piccoli nelle scuole, durante gli anni di studio. Nel nostro sistema educativo, viene fatto passare un messaggio: se tu non sei credente (believer), sei un infedele (koffar). La discriminazione è insita nella mente del bambino, che preferisce non andare a scuola piuttosto che essere considerato infedele”. “Perciò il primo campo in cui dobbiamo agire – ribadisce – è l’educazione, se vogliamo superare questo tipo di difficoltà”.

Il Pakistan, ammette, “è spesso segnato da episodi di estremismo e fondamentalismo islamico, che però non colpisce solo i cristiani, ma anche le moschee musulmane. Tutte le religioni sono toccate dallo stesso problema”. Secondo me, conclude, “l’unica cosa che possiamo fare è pregare per loro. Non è possibile dialogare con gli estremisti, dobbiamo pregare per loro. Pregare affinchè Dio li aiuti e cambi la loro vita. Se noi ci affidiamo completamente a lui, lui ci salverà. Dobbiamo pregare per i fondamentalisti, non perché essi cambino la propria fede, ma perché Dio converta i loro cuori e le loro menti”.

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