19/10/2018, 11.06
PAKISTAN
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Giovane cattolica vittima di bullismo: ‘Ora ho anche amici musulmani’ (Foto)

di Kamran Chaudhry

Kinza Roma è una insegnate di 27 anni. Al liceo veniva costretta a pulire i bagni ed era trattata come una mendicante. Oggi tiene seminari contro il bullismo e partecipa a incontri per stimolare la conoscenza tra le comunità religiose.

Lahore (AsiaNews) – Molestata dalle compagne del liceo per la fede cattolica, ora sta riacquistando fiducia in se stessa e ha trovato tanti nuovi amici di religione musulmana. È la storia di Kinza Roma, insegnante 27enne di Lahore (v. foto 2, la prima a sinistra). Ad AsiaNews racconta la persecuzione subita durante gli anni delle superiori, quando per via del lavoro del padre è stata iscritta in un ostello dove era l’unica cristiana. Dopo tanti anni, porta ancora nel fisico i segni dei maltrattamenti. Proprio per impedire che altri giovani subiscano quello che lei ha patito, ha deciso di diventare educatrice e tiene seminari sulla prevenzione del bullismo in Pakistan.

Di solito gli anni del liceo vengono ricordati come il periodo più spensierato nella vita di un adolescente. Ma così non è stato per Kinza, che nel 2008 viene iscritta in un ostello dal padre, funzionario della provincia del Punjab per l’educazione tecnica e la formazione vocazionale, che era stato trasferito fuori provincia. “Dovevo terminare i tre anni in ingegneria informatica – ricorda – ed ero l’unica cristiana. Le mie compagne di classe non conoscevano la storia della mia famiglia e pensavano che fossi una spazzina o una mendicante. Mi sputavano in faccia e mi facevano pulire i bagni. Nessuno voleva condividere la stanza con me. Mi rinchiudevano in una stanza al buio, dove io rimanevo a piangere per ore, sola e impaurita”.

Kinza subisce pressioni dalla scuola per non rivelare alla famiglia gli abusi. Tra l’altro, racconta, “all’epoca non esistevano i cellulari e potevo telefonare a casa solo due volte al mese”. La sua salute inizia a peggiorare fin quando non ha un attacco respiratorio. Rimandata a casa dal preside dell’ostello, il padre scopre la sua malattia e sporge denuncia.

Quegli anni di vessazioni hanno lasciato un segno profondo. Oggi Kinza soffre d’asma e di attacchi d’ansia ed è in analisi da uno psicoterapeuta. Diventa nervosa quando deve parlare in pubblico o rapportarsi con qualche musulmano. “Il solo pensiero di stare di fronte a loro – dice – mi fa svenire dalla paura”.

L’educatrice punta il dito contro il materiale scolastico utilizzato nel Paese, pieno di odio e intolleranza contro le minoranze religiose, soprattutto cristiani e indù. Di recente è stata selezionata dalla Youth Development Foundation (Ydf) per partecipare ad un “campo della diversità”, evento che raduna studenti universitari di ogni religione, per stimolare la conoscenza e il rispetto reciproco. Il campo si è svolto in una zona collinare e l’altitudine ha peggiorato i suoi attacchi d’asma. “Ma questa volta – riferisce – la mia compagna di stanza di religione islamica si è presa cura di me per quattro giorni. Grazie a questa formazione, ha acquisito fiducia in me stessa ed è anche cambiata la mia percezione della comunità musulmana. Ora ho tanti amici di fede islamica, anche se ancora mi assale la paura degli incontri affollati”.

Shahid Rehmat, direttore esecutivo di Ydf, spiega che i campi servono a “formare attivisti di pace che possano risolvere i conflitti nelle aree in cui vivono. Mescoliamo i giovani di differenti religioni nelle stanze, in modo che siano costretti ad avere contatti. A volte le discussioni su pace e religione si trasformano in dibattiti sulla teologia e sul ruolo della religione nella violenza e nella costruzione della pace”. Poi conclude: “Il pregiudizio nasce dalla distanza tra le comunità religiose. Inoltre è molto difficile ottenere i permessi burocratici per organizzare simili attività scolastiche. La lotta per l’anima del nostro Paese non è mai stata così ardua”.

Giovane cattolica vittima di bullismo:
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