03/12/2019, 08.57
NEPAL
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Festa di Gadhimai: al via il grande sacrificio indù degli animali, nonostante il bando

Migliaia di persone si stanno recando nel villaggio di Bariyarpur dove si trova il tempio dedicato alla dea del potere. Nel 2015 il comitato del tempio ha vietato i bagni di sangue, ma la legge viene disattesa.

Kathmandu (AsiaNews/Agenzie) – Nonostante il divieto imposto nel 2015, questa mattina è iniziato in Nepal il più grande sacrificio di animali al mondo per la festività indù di Gadhimai, la dea del potere. Migliaia di persone stanno raggiungendo il villaggio di Bariyarpur, dove si svolgono i rituali, portando in offerta alla divinità ogni genere di animali: capre, bufali, pecore, piccioni e persino topi.

La festa si svolge ogni cinque anni nel tempio intitolato alla dea, a circa 150 chilometri dalla capitale Kathmandu. La cerimonia rituale prevede l’offerta alla divinità tramite la preghiera e la decapitazione degli animali. I sacrifici avvengono con l’utilizzo di spade smussate, mentre tra i fedeli scorrono fiumi di alcool.

L’evento raduna milioni di pellegrini provenienti soprattutto da India e Nepal. Non è l’unica festività indù in cui si massacrano animali e il Paese è stato più volte oggetto di critiche interne e internazionali per tali pratiche considerate veri bagni di sangue.

Nel 2009 sono stati uccisi davanti al tempio più di 500mila capi di bestiame. Nel 2014 invece il numero è diminuito a 200mila, grazie anche ad una decisione della Corte suprema dell’India che aveva proibito il passaggio transfrontaliero degli animali. Tuttavia la legge rimane per lo più inapplicata e tuttora il 70% degli animali proviene dal Paese confinante.

Nel 2015 il comitato del tempo di Gadhimai ha vietato la carneficina, spinto da una sentenza della Corte suprema nepalese che chiedeva al governo di scoraggiare il bagno di sangue. Nonostante sia bandita e osteggiata dagli animalisti di tutto il mondo, la festa rimane una delle più attese dai fedeli, che sperano di ricevere abbondanti benedizioni dalla dea. Come Sabu Sahani, 25 anni, giunto al tempio con la famiglia dal Bihar, in India, portando una capra come offerta. “Sono felice di essere qui – racconta a AFP – la dea mi ha ascoltato. Non avevamo figli, ma mia moglie ha dato alla luce una bambina”.

Al festival di quest’anno è attesa la macellazione di migliaia di animali. Da una parte, gli attivisti lamentano che le autorità non sono state in grado di far rispettare la legge. Dall’altra Mangal Chaudhary, della 10ma generazione della famiglia che serve il tempio, sostiene: “Noi seguiremo la tradizione ed eseguiremo i rituali nel tempio. Ciò che accade all’esterno riguarda il volere dei devoti”.

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