22/12/2006, 00.00
TURKMENISTAN
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Dopo Niyazov: poche speranze per la libertà religiosa

Incerta la leadership del Paese. Intanto fedeli di tutte le religioni si chiedono se ci saranno cambiamenti, o se continuerà il culto anche religioso della personalità preteso dall’ex presidente. Il parere di esperti.

Ashgabat (AsiaNews/Forum18) – C’è incertezza sulla successione a Saparmurat Niyazov, per 21 anni presidente e dittatore del Turkmenistan. Convocata per il 26 dicembre la discussione del Parlamento turkmeno, mentre la Costituzione prevede le elezioni presidenziali entro due mesi. La Costituzione prevede, anche, che il potere ad interim sia assunto dal capo del Parlamento, ma Ovezgeldy Ataev non può farlo perché proprio ieri il procuratore generale gli ha mosso accuse di reati; per cui la carica è stata assunta dal vice primo ministro Kurbanguly Berdynmukhamedov.

Attendendo il nuovo presidente, le vittime della sua accesa politica contro la libertà religiosa si chiedono se qualcosa cambierà.

Molti temono che non ci saranno miglioramenti. “I leader della transizione – dice una fonte cristiana protestante locale riportata dall’agenzia Forum 18 – hanno già glorificato Niyazov e la sua politica e annunciato che la proseguiranno”. Tra il 1997 e il 2003 sono state banditi tutti i gruppi religiosi, a parte le comunità musulmane e cristiano ortodosse russe approvate dallo Stato, con una dura repressione contro qualsiasi attività religiosa non autorizzata. L’opinione “pessimista” rileva che è rimasta identica la struttura di controllo statale, compreso il controllo interno sull’islam.

Altri esperti, tuttavia, ritengono probabile che, almeno all’inizio, il potere sia assunto da una giunta che “sarà impegnata per il controllo del potere e delle fonti di gas naturale”, piuttosto che per il controllo delle religioni. Farid Tukhbatullin, protestante in esilio e leader del gruppo Iniziativa turkmena per i diritti umani, rileva che la politica antireligiosa è stata istituita per “volontà personale” di Niyazov perché aveva paura di qualsiasi movimento nella società. Così verso la fine del 2005 è stata fermata lo costruzione del convento femminile ad Ashgabat vicino la chiesa ortodossa di S. Nicola (sebbene questa fede sia ammessa), dopo che il presidente Niyazov aveva ammonito un sacerdote che se la costruzione fosse proseguita, avrebbe demolito tutte le chiese ortodosse.

“Ma – precisa – questo non significa che i suoi subordinati fossero dei semplici esecutori. Quasi tutti condividono questa sua convinzione” antireligiosa. Anche se il nuovo governo potrebbe avere interesse a recepire le richieste internazionali per una maggiore libertà, “tuttavia – prosegue – la schiacciante maggioranza dei funzionari di polizia e il ministro per la Sicurezza dello Stato hanno un chiaro interesse a mantenere la situazione attuale, che dà loro poteri illimitati”.

Ci si chiede, anche, se il governo perpetrerà il culto della personalità preteso da Niyazov, anzitutto ordinando che il suo libro Ruhnama (il Libro dell’Anima) fosse la base dell’educazione nelle scuole e materia d’esame per i concorsi pubblici, fosse letto dalle comunità religiose e tenuto in tutte le moschee. Negli anni scorsi diversi mufti sono stati rimossi e nel 2003 il mufti capo Nasrullah ibn Ibadullah – fiero oppositore al culto della personalità di Niyazov e all’uso del Ruhnama nelle moschee - è stato destituito e poi condannato a 22 anni di carcere sulla base di generiche accuse di avere attentato alla vita del presidente.

Nel Paese di 5,5 milioni di persone oltre l’87% è musulmano, mentre i cristiani sono poco più del 2%. Alla numerosa comunità cattolica armena è da tempo negato il riconoscimento con pretesti e i cattolici possono celebrare messa solo nel territorio diplomatico della nunziatura di Ashgabat.  (PB)

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