22/12/2017, 09.46
YEMEN
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Croce rossa: continua l’emergenza colera in Yemen, oltre un milione di casi

Dall’aprile scorso sono già decedute 2226 persone. L’epidemia è favorita dal deterioramento delle condizioni igienico-sanitarie e dal blocco imposto dai sauditi. Msf: batterio molto resistenze. Timori per un picco nei casi con l’inizio della stagione delle piogge a marzo. Oltre l’80% della popolazione necessita di cibo, carburante, acqua e medicine.

 

Sana’a (AsiaNews/Agenzie) - Il numero di casi (sospetti) di colera in Yemen, dove da tempo è in atto una gravissima epidemia definita dagli esperti la peggiore al mondo, ha raggiunto il milione. È quanto denunciano gli operatori del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), secondo cui sono decedute dall’aprile scorso già 2226 persone.

In un messaggio su twitter il Cicr riferisce che l’epidemia di colera, favorita dal deterioramento delle condizioni igienico-sanitarie, sta “amplificando le sofferenze di una nazione già intrappolata in una guerra brutale”. A novembre l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) aveva annunciato gli oltre 2200 decessi.

In Yemen oltre l’80% della popolazione manca di cibo, carburante, acqua potabile e accesso ai servizi sanitari di base. Ad aggravare la situazione il blocco saudita in atto dai primi di novembre, che ha acuito l’emergenza. L’epidemia ha raggiunto il suo culmine a fine giugno, con oltre 50mila casi sospetti registrati in una sola settimane in 22 delle 23 province che compongono il Paese. Da allora il numero ha subito un lento, ma progressivo declino pur mantenendosi sempre su livelli di allerta. La scorsa settimana gli esperti hanno monitorato 7622 nuovi casi sospetti e un decesso accertato per colera.

Tuttavia, a fronte di un calo nel numero dei casi gli esperi dell’Oms avvertono di una possibile nuova ondata di casi in corrispondenza dell’inizio della stagione delle piogge, a marzo. Per questo essi chiedono, una volta di più, che venga allentata la stretta imposta da Riyadh sul Paese e garantire l’ingresso di aiuti, a livello di cibo e medicine.

“Il vibrione - afferma Marc Poncin, coordinatore di Medici senza frontiere (Msf) - è un batterio molto resistente, che può sopravvivere nelle acque per un periodo molto lungo di tempo”. E può tornare a diffondersi in modo assai rapido “non appena la situazione diventa favorevole”.

Il Paese arabo dal gennaio 2015 è teatro di un sanguinoso conflitto interno che vede opposte la leadership sunnita dell’ex presidente Hadi, sostenuta da Riyadh, e i ribelli sciiti Houthi, vicini a Iran ed Hezbollah. Nel marzo dello stesso anno una coalizione araba a guida saudita ha promosso raid contro i ribelli, finiti nel mirino delle Nazioni Unite per le vittime [fra i civili] che hanno provocato. Tra questi vi sono anche bambini.

Fonti Onu parlano di quasi 9mila morti, di cui il 60% circa civili, e 45mila feriti. Su un totale di 28 milioni di abitanti, il conflitto ha inoltre lasciato fino a 20 milioni di persone (su un totale di 27) bisognose di assistenza e di aiuti umanitari per poter sopravvivere. Di recente anche il vicario apostolico ha confermato ad AsiaNews la gravità del “disastro” che si sta consumando.

 

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