03/04/2012, 00.00
VATICANO
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Cristiani e buddisti guidino i giovani al rispetto e alla tolleranza delle religioni

Messaggio del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso in occasione del Vesakh, la principale festività buddista. Formare i giovani a divenire "esseri umani responsabili ed essere pronti ad unirsi a coloro che appartengono ad altre religioni per risolvere i conflitti e promuovere amicizia, giustizia, pace ed un autentico sviluppo umano".

Città del Vaticano (AsiaNews) - Cristiani e buddisti, con l'esempio e l'insegnamento, guidino i giovani  al rispetto delle convinzioni religiose altrui, a conoscere meglio la propria fede e a unirsi "a coloro che appartengono ad altre religioni per risolvere i conflitti e promuovere amicizia, giustizia". E' quanto si legge nel messaggio che il Pontificio consiglio per il dialogo Interreligioso ha inviato ai buddisti in occasione della festa del Vesakh/Hanamatsuri 2012. Il  Vesakh è la festività più importante per i buddisti: in essa si commemorano i principali avvenimenti della vita di Buddha.
La festa del Vesakh/Hanamatsuri 2012, viene celebrata nei Paesi di cultura buddista in date diverse: l'8 aprile in Giappone; il 5 maggio in Sri Lanka, Singapore, Malesia, Birmania, Cambogia, Laos; il 6 maggio in India, Nepal, Pakistan, Indonesia; il 28 maggio in Corea del Sud, Taiwan, Vietnam, Tibet, Cina, Hong Kong e Macau e il 4 giugno in Thailandia.

Intitolato "Cristiani e Buddisti: condividere la responsabilità di educare le giovani generazioni alla giustizia e alla pace attraverso il dialogo interreligioso", il documento afferma che "Oggi, sempre più, nelle aule di tutto il mondo, studenti appartenenti a varie religioni e credenze siedono fianco a fianco, imparando gli uni con gli altri e gli uni dagli altri. Questa diversità pone sfide e suscita una riflessione più profonda sulla necessità di educare i giovani al rispetto ed alla comprensione delle credenze e pratiche religiose altrui, ad accrescere la conoscenza della propria, ad avanzare insieme come esseri umani responsabili ed essere pronti ad unirsi a coloro che appartengono ad altre religioni per risolvere i conflitti e promuovere amicizia, giustizia, pace ed un autentico sviluppo umano".

"Con Sua Santità il Papa Benedetto XVI, riconosciamo che la vera educazione può favorire un'apertura al trascendente ed a coloro che ci circondano. Laddove l'educazione è una realtà, c'è un'opportunità di dialogo, di interrelazione e di ascolto ricettivo degli altri. In tale clima, i giovani si sentono apprezzati per quello che sono e per quel che può essere il loro contributo; imparano a crescere nella stima per i loro fratelli e sorelle le cui credenze e pratiche differiscono dalla propria. Quando ciò accade ne deriva la gioia di essere persone solidali e compassionevoli, chiamate a costruire una società giusta e fraterna dando così speranza al futuro (cfr. Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2012)".

"Come buddisti, voi trasmettete ai giovani la necessaria saggezza di astenersi dal danneggiare gli altri e di vivere una vita di generosità e compassione, una pratica che deve essere apprezzata e riconosciuta come un dono prezioso per la società. Questo è un modo concreto con il quale la religione contribuisce a educare le giovani generazioni, a condividere la responsabilità e cooperare con gli altri. E' un dato di fatto che i giovani sono una risorsa per ogni società. Con la loro autenticità, ci incoraggiano a trovare una risposta alle domande fondamentali sulla vita e la morte, la giustizia e la pace, il senso della sofferenza e le ragioni della speranza. Così ci aiutano a progredire nel nostro pellegrinaggio verso la Verità. Con il loro dinamismo, in quanto artefici del futuro, essi ci spingono a distruggere tutti i muri che purtroppo ancora ci separano. Con le loro domande essi alimentano il dialogo fra religioni e culture".

"Cari amici - termina il messaggio, a firma del card. Jean-Louis Tauran e di mons. Pier Luigi Celata, presidente e segretario del dicastero vaticano -  uniamo i nostri cuori ai vostri e preghiamo perché insieme possiamo guidare i giovani, con il nostro esempio ed insegnamento, a divenire strumenti di giustizia e pace. Condividiamo la comune responsabilità che abbiamo verso le generazioni presenti e future, educandole a crescere come esseri pacifici ed operatori di pace".

 

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