08/06/2018, 11.40
BANGLADESH

Cox’s Bazar, centri per l’infanzia: una nuova speranza per i bambini Rohingya (Foto)

di Sumon Corraya

Nel distretto bengalese al confine con il Myanmar sono accampati circa 700mila profughi. Su un centinaio di “spazi amici dei bambini”, sei sono gestiti dalla Caritas. Insegnanti svolgono lezione in inglese e birmano. Nozioni di etica “possono salvare i minori dalla criminalità”.

Cox’s Bazar (AsiaNews) – Quando lo scorso anno Yousuf Ali, di appena otto anni, è arrivato nel campo profughi per i musulmani Rohingya di Cox’s Bazar, in Bangladesh, era malnutrito e impaurito. Aveva visto suo padre morire davanti ai suoi occhi, ucciso dall’esercito birmano, e per sopravvivere era scappato dal suo Paese insieme alla madre rimasta vedova. Ma ora per lui, e per tanti altri bambini nelle sue stesse condizioni, si è aperta una nuova speranza. Si chiama “Child Friendly Space” (Cfs), un centro per l’infanzia gestito dall’Ong locale Community Development Center (Code).

Il centro per l’infanzia del Code non è l’unico nel suo genere. Anche Caritas Bangladesh ha avviato sei “spazi amici dei bambini” e nei prossimi mesi prevede di aprirne altri cinque. Numerose altre organizzazioni non governative hanno creato nel distretto almeno un centinaio di queste strutture. Qui si tenta di alleviare la sofferenza di minori che, nonostante la tenera età, hanno già sperimentato morte e distruzione.

A Cox’s Bazar e nell’area di Bandarban vivono circa 200mila famiglie di profughi Rohingya, scappati dal Myanmar alla ripresa degli scontri tra esercito birmano e ribelli nello Stato del Rakhine lo scorso agosto. Si calcola che al confine del Bangladesh siano rifugiate almeno 700mila persone. I più vulnerabili sono i bambini, che spesso sono costretti a mendicare per sopravvivere.

I centri per l’infanzia rappresentano una vera ancora di salvezza. Qui insegnanti impartiscono lezioni in birmano e inglese, mentre il governo di Dhaka ha proibito lo studio del bengalese. Mohammod Hasan, assistente insegnante, riferisce ad AsiaNews che “i bambini imparano con entusiasmo. Le materie sono alfabeto, poesia, etica e matematica, in entrambe le lingue (birmana e inglese)”.

Tra gli studenti vi è proprio Yousuf, insieme ad altri 150 minori. “Riceviamo una buona educazione – afferma – inoltre possiamo giocare, ho tanti amici e riceviamo anche del cibo”. Sikander Hossian, un compagno di classe, aggiunge: “Possiamo imparare, cantare e pregare insieme. Ci danno da mangiare. Per questo ringraziamo il Bangladesh e i donatori [stranieri]”.

Amroze Gomes, manager dei progetti Cfs per Caritas Bangladesh, riporta che fin dall’inizio dell’emergenza profughi l’associazione cattolica ha riservato una cura particolare ai bambini. “I minori Rohingya – sostiene – sono stati la nostra priorità. Essi erano perseguitati nella loro terra madre. La maggior parte era denutrita, traumatizzata e con malattie. Hanno lottato all’interno del campo, ma a poco a poco stanno superando tutte le sfide. Non forniamo solo istruzione, ci occupiamo anche di risolvere i traumi [psicologici]”. L’operatore ricorda che nei campi è diffusa la microcriminalità anche tra i bambini, perché alle Ong non è consentito operare dopo le 16 del pomeriggio. “In queste condizioni – conclude – i piccoli hanno bisogno di più educazione etica se vogliono salvarsi dal crimine”.

Bambini Rohingya nei campi profughi del Bangladesh
Bambini Rohingya nei campi profughi del Bangladesh
Bambini Rohingya nei campi profughi del Bangladesh
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Bambini Rohingya nei campi profughi del Bangladesh
Bambini Rohingya nei campi profughi del Bangladesh
Bambini Rohingya nei campi profughi del Bangladesh
Bambini Rohingya nei campi profughi del Bangladesh
Bambini Rohingya nei campi profughi del Bangladesh
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Bambini Rohingya nei campi profughi del Bangladesh
Bambini Rohingya nei campi profughi del Bangladesh
Bambini Rohingya nei campi profughi del Bangladesh
Bambini Rohingya nei campi profughi del Bangladesh
Bambini Rohingya nei campi profughi del Bangladesh
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