22/05/2020, 10.36
YEMEN - EAU
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Covid-19, vicario d’Arabia: in Yemen situazione critica, escalation di contagi e morti

Mons. Hinder conferma che l’emergenza sanitaria legata al nuovo coronavirus sta peggiorando. A San’a, Aden e altre città raggiunti livelli di criticità. Msf lancia un appello all’Onu e ai Paesi donatori. Servono strumenti di protezione e sostegno ai sanitari. Alto tasso di mortalità, vittime fra i 40 e i 60 anni. Deceduti 68 pazienti su un totale di 173 ricoverati. 

Abu Dhabi (AsiaNews) - L’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid-19 nello Yemen “sta peggiorando” ad Aden come nella capitale e in altre parti del Paese, sebbene “a causa della guerra non sia facile distinguere fra la portata reale della situazione e cosa è propaganda”. È quanto afferma ad AsiaNews mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale (Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen), il quale riferisce di aver “sentito da persone che vivono a Sana’a di una escalation del virus e di un livello di criticità” ormai raggiunto nelle strutture ospedaliere. 

Dalla sede vicariale ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, dove “siamo ancora sotto forte lockdown” e in cui “le restrizioni resteranno ancora per qualche tempo”, mons. Hinder guarda con preoccupazione a quanto sta avvenendo nello Yemen. Ottenere notizie affidabili resta difficile, “perché vi è la tendenza a tenere nascosta la verità da parte dei governanti”. Ad Aden, spiega il prelato, al momento “non vi sono contatti” mentre “alle nostre comunità a Sana’a ho chiesto di essere molto prudenti e di seguire le misure di protezione personali e verso gli altri”.

Il primo caso di Covid-19 risale al 10 aprile; le prime due vittime il 30 del mese. In queste settimane Ong internazionali hanno lanciato l’allarme per le ripercussioni disastrose di una epidemia di coronavirus nella nazione araba, dove dal 2015 è in atto una guerra fra governativi sostenuti dai sauditi e ribelli Houthi vicini all’Iran. Un conflitto che ha provocato la “peggiore crisi umanitaria al mondo”, sulla quale il nuovo coronavirus rischia di avere effetti “devastanti”.

Gli operatori di Medici senza frontiere (Msf) impegnati in prima linea nella lotta al nuovo coronavirus riferiscono che ad Aden la pandemia ha innescato una “catastrofe sanitaria”. Nel solo centro Covid-19 gestito in città, in tre settimane (30 aprile-17 maggio) sono morti 68 pazienti su un totale di 173 ricoverati. In tutta la città si contano ogni giorno in media 80 decessi; prima dell’arrivo del virus erano 10, con una escalation pari alle città europee nel periodo più critico. 

Ecco perché “è sempre più necessaria una mobilitazione urgente delle Nazioni Unite e dei Paesi donatori”. Questo cui stiamo assistendo, riferisce la coordinatrice Msf in Yemen Caroline Seguin, è solo “la punta dell’iceberg. I pazienti arrivano da noi troppo tardi per essere salvati” e “molte più persone non vengono affatto e stanno morendo nelle loro case. È una situazione straziante”. 

Molti dei malati arrivano nelle poche strutture ospedaliere attive già con sindromi respiratorie acute severe, fattore che rende ancor più difficile la cura. Inoltre, il gran numero di sanitari che hanno contratto la malattia mostra che il virus circola ormai in modo ampio e diffuso. “Occorre trovare fondi - prosegue Caroline Seguin - per pagare gli operatori e fornire loro i dispositivi di protezione necessari”, mentre il Paese ha bisogno “di più macchine per l’ossigeno”. 

Aden era già al collasso dopo cinque anni di guerra e non può affrontare questa emergenza da sola, non vi sono soldi per il personale, scarseggiano i dispositivi di protezione individuale e ci sono pochissimi test. “L’alto tasso di mortalità - conclude la coordinatrice Msf - che vediamo fra i nostri pazienti equivale a quello delle terapie intensive in Europa, ma le persone che vediamo morire sono molto più giovani che in Italia o Francia. Qui sono soprattutto uomini fra i 40 e i 60 anni”. 

“Non ho alcun dubbio - conclude mons. Hinder - nel credere all’allarme lanciato da Medici senza frontiere e ai rapporti drammatici che stanno emergendo. Quanto raccontato ad Aden corrisponde a verità, perché questa città vive da anni nel caos più completo”. 

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