28/03/2019, 12.18
ISLAM-NUOVA ZELANDA
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Christchurch, il velo islamico ‘per solidarietà’ è ‘ambiguo’

di Kamel Abderrahmani

Studioso musulmano: “Mette in discussione la battaglia delle donne islamiche, che ogni giorno combattono contro la sua imposizione”. Dopo gli attentati alle due moschee, sono numerose le manifestazioni di solidarietà dei neozelandesi. Chiamata alla preghiera islamica su radio e tv, recita di un’invocazione in parlamento. Alcuni denunciano: ”eccessiva islamofilia”.

Parigi (AsiaNews) – In Nuova Zelanda, agli attentati contro la comunità islamica di Christchurch sono seguite numerose manifestazioni di solidarietà verso i musulmani: raduni, veglie, preghiere, coccarde verdi. All’islamofobia che ha armato la mano del suprematista Brenton Tarrant, ora si contrappone quella che alcuni ambienti neozelandesi definiscono “eccessiva islamofilia”. Tra le iniziative che più hanno fatto discutere vi sono la trasmissione della chiamata alla preghiera islamica sui canali radio-televisivi nazionali; la recita di un’invocazione in parlamento – dove solo di recente le autorità avevano cancellato un evento religioso cristiano; infine, il gesto di alcune donne neozelandesi, che hanno deciso di indossare il velo islamico come segno di partecipazione al dolore delle vittime. L’idea ha sollevato critiche anche tra i musulmani. Ecco la riflessione di Kamel Abderrahmani, giovane studioso di dottrina islamica.

Dopo una settimana dall’attacco terroristico alle due moschee in Nuova Zelanda – che ha causato la morte di 50 musulmani – i neozelandesi ricordano e mostrano la loro solidarietà con la comunità islamica del loro Paese. Tra i segni di solidarietà, le neozelandesi hanno deciso di indossare il velo chiamato “islamico”.

Essere solidali con gli altri è in effetti un buon segno della possibilità di vivere insieme. Tuttavia, in quanto musulmano che in passato ha vissuto in terra d'islam, potrei considerare ambiguo e allo stesso tempo pericoloso questo atto di vicinanza, o modo di essere solidali con le vittime. Esso ha connotazioni che vanno al di là di ciò che possiamo immaginare.

Coprirsi con il velo come segno di solidarietà con le vittime musulmane potrebbe avere diverse interpretazioni. Il gesto consegna la donna alla sua condizione religiosa. Vale a dire, si riduce la donna musulmana a colei che è velata. Questo mette in discussione la battaglia di quelle donne musulmane che ogni giorno combattono contro l'imposizione del velo da parte delle loro società. Donne che vengono picchiate e colpite da un padre, da un fratello, da un marito o addirittura da un vicino perché non sono velate. Donne che sono quotidianamente soggette alla misoginia religiosa. Inoltre, vorrei anche sottolineare che al giorno d’oggi il velo è anche un segno di dominio islamista.

Vorrei far notare che il rigoroso uso del velo è giustificato dall'islam radicale come un precetto obbligatorio imposto dal Corano. Tuttavia, all'interno della comunità islamica è anche considerato da altre interpretazioni come una scelta personale e non come un obbligo religioso. Dal mio punto di vista, il velo è un accessorio che fa riferimento ad una cultura, un'epoca che non è più la nostra perché nel Corano, il versetto si rivolge a Maometto nel suo status di profeta, ovvero uno status di spazio-tempo.

In genere, le donne musulmane sono soggette alla sofferenza e alla rigidità imposte da tradizioni e costumi comunitari ereditati da un'altra epoca. Quindi, indossare il velo in segno solidarietà con i musulmani non aiuterà certo queste donne a destarsi e acquistare la libertà da tale sottomissione. Sì, il velo non è una libertà personale, ma un'imposizione della società prevalentemente musulmana; un codice sociale! Per questo motivo, è compito delle società occidentali aiutare le donne nella loro emancipazione, evoluzione e liberazione dal giogo di uomini religiosi, società maschiliste che si immergono appieno in uno spirito tribale, clanico e sessista.

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