05/11/2018, 14.18
PAKISTAN
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Caso Asia Bibi, la Chiesa ai cristiani: ‘Non pubblicate commenti contro l’islam sui social’ (Video)

di Kamran Chaudhry

Le proteste dei radicali sembrano cessate, dopo l’accordo con il governo per la revisione della sentenza di assoluzione. Il marito della donna cristiana diffonde un video-messaggio in cui chiede aiuto a Regno Unito e Usa.

Lahore (AsiaNews) – Dopo l’assoluzione di Asia Bibi, e le proteste scatenate in tutto il Paese dai radicali islamici, la Chiesa cattolica del Pakistan ha chiesto ai fedeli cristiani di astenersi dal pubblicare commenti contro l’islam sui social media. Ieri, a conclusione della messa domenicale, p. Inayat Bernard, rettore della cattedrale del Sacro Cuore di Lahore, ha lanciato un appello: “Non commentate o mettete ‘mi piace’ o condividete nessun post sulle altre religioni. Abbiamo appena sofferto un doloroso tormento. Non lasciatevi coinvolgere in discussioni sulla religione a lavoro o con i vostri amici. Rispettate gli altri, promuovete la pace e l’armonia. Abbiate un ruolo positivo e rimanete saldi nella vostra fede”.

Ieri erano alti i livelli di sicurezza posti a protezione delle chiese, mentre in Pakistan la situazione ritornava alla normalità. I partiti islamici hanno manifestato per tre giorni, in seguito alla sentenza della Corte suprema che ha ordinato la liberazione della madre cristiana accusata di blasfemia.

La calma è tornata dopo l’accordo tra governo e partiti estremisti per una revisione della sentenza. I servizi telefonici e internet rimangono sospesi in diverse città, dove i manifestanti hanno bloccato incroci stradali, incendiato veicoli, aggredito giornalisti e fotografi.

Contattate da AsiaNews, diverse chiese si sono rifiutate di rilasciare commenti su Asia Bibi e la sua vicenda. Nel frattempo Ashiq Masih, il marito della donna, ha diffuso un video-messaggio da una località ignota. “Chiedo – dice con tono accorato – al primo ministro del Regno Unito e al presidente degli Stati Uniti di aiutarci in Pakistan. Noi siamo in difficoltà. Sono 10 anni che combatto con Joseph Nadeem (direttore esecutivo della Renaissance Education Foundation). Per favore, aiutate le nostre famiglie. Saremo grati per la vostra gentilezza, non vediamo l’ora di recarci in un posto sicuro”.

Farooq Tariq, segretario generale del partito di sinistra Labor Party, bolla come una “vergogna” l’accordo tra radicali ed esecutivo di Imran Khan, che in un primo momento sembrava voler resistere alle loro pressioni. Egli sostiene: “L’inizio del processo per inserire il nome di Asia Bibi nella Exit Control List [impedendole di fatto di lasciare il Paese, ndr] è un inquietante dietrofront, una mossa tipica del governo guidato dal Pakistan Tehreek-e-Insaf. Questo accordo è una vittoria dei fondamentalisti. È una nuova forma di fascismo che sta colpendo la società”.

(Foto di un un incontro con papa Francesco nel 2016: a sinistra, Joseph Nadeem; al centro, Ashiq Masih; a destra, una delle figlie di Asia Bibi)

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