28/07/2015, 00.00
CAMBOGIA
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Cambogia, la nuova legge sulle Ong “un’opportunità per fare chiarezza”

Il Senato ha approvato la Law on Associations and Non-Government Organizations che prevede restrizioni sull’attività di 5mila Ong. Attivisti temono il bavaglio del governo per le elezioni parlamentari del 2018. Il ruolo delle associazioni civili nello sviluppo del Paese dopo la dittatura dei Khmer rossi di Pol Pot. Le sfide attuali, i risultati raggiunti, la necessità di fare verifiche sui progetti svolti.

Phnom Penh (AsiaNews) - Il controllo del governo cambogiano sulle Ong “non è sbagliato. Bisogna stare attenti e capire più in profondità le implicazioni della nuova legge”. Lo dice ad AsiaNews una fonte cattolica, anonima per motivi di sicurezza ed esperta del tema. Se si tratta di semplice controllo dei bilanci, continua la fonte, “o sui movimenti del denaro che viene dall’estero, a maggior ragione ci deve essere una regolamentazione. Nessuno può assicurare che non ci siano Ong coinvolte in attività illegali. Quindi è bene non considerare quanto sta avvenendo solo come un conflitto tra le diverse posizioni, un dualismo governo-opposizione, ma un’opportunità che si offre alle Ong per fare chiarezza”.

Circa 500 associazioni hanno manifestato davanti al Senato contro la Law on Associations and Non-Government Organizations (Lango), approvata la settimana scorsa dalla maggioranza dei senatori cambogiani. Le Ong lamentano la vaghezza delle nuove disposizioni, che impongono a circa 5mila organizzazioni domestiche e internazionali di registrarsi e fare un resoconto delle attività che svolgono e dei finanziamenti di cui dispongono.

Un controllo è però necessario: “Anche se questi soldi vengono impiegati in attività sociali, e questo è tutto da dimostrare, non vuol dire che siano spendibili in modo immediato o accumulabili in maniera legittima”. “Nella vita sociale del Paese sono mancate le leggi per più di vent’anni. Non è un male che si sia arrivati a questo punto. Anche se un’organizzazione è non governativa non vuol dire che sia di sicuro in buona fede, anzi. Chi lo dice?”.

Gli attivisti denunciano che la Lango prevede la possibilità di negare o revocare la registrazione se una Ong è accusata di “minacciare la pace, la stabilità e la sicurezza pubblica”. L’Ong Licadho, uno dei maggiori gruppi del Paese, lamenta che si richiede agli attivisti di essere “neutrali dal punto di vista politico. In questo modo si mette il bavaglio al dissenso legittimo che è essenziale per la salute di una democrazia”. La fonte condivide la posizione del gruppo: “Sono d’accordo con quanto sostiene Licadho. Ritengo che questa particolare restrizione evidenzi una paura del governo. Nel 2018 infatti sono previste le elezioni parlamentari. Si può credere che la mossa delle autorità di Phnom Penh rientri in un tentativo di arginare le eventuali proteste politiche previste per l’appuntamento elettorale”.

Nel corso degli anni, racconta l’esperto, le organizzazioni sociali hanno avuto un ruolo fondamentale per rilanciare e sostenere lo sviluppo del Paese. Alcune di queste hanno lavorato con portatori di handicap da mine antiuomo, per la riabilitazione della popolazione devastata dalla sanguinaria dittatura dei Khmer rossi guidati da Pol Pot. “Ci siamo occupati dell’insegnamento ai futuri professori cambogiani, abbiamo creato asili nido, riqualificato aree con progetti di community building, attraverso corsi di igiene, infermeria, assistenza alle mamme incinte e bambini neonati. Abbiamo creato centri ricreativi per portatori di handicap, dove le famiglie potevano portare i propri figli per far svolgere attività ludico-didattiche”, continua la fonte.

Se si esclude la diffidenza nei confronti di quegli articoli della Lango che prevedono il controllo sulle attività politiche di questi gruppi, però, “io credo che non bisogna condannare a prescindere questo tipo di regolamentazione. Se le attività sono lecite, per il bene reale della popolazione, allora non bisogna essere preoccupati. Per quanto ne so io, il governo non si è mai opposto ad un progetto che avesse davvero a cuore lo sviluppo del Paese”, dichiara. “La legittimazione vera di una associazione - continua - è quella che questa si guadagna sul campo, nei progetti che porta avanti, nei risultati che ottiene. Quindi dobbiamo rifuggire da questo dualismo forzato governo-opposizione. Le Ong dovrebbero cogliere l’impulso propositivo che proviene dalla legislazione, non temerne le previsioni”.

Ultimo commento sull’azione di verifica dei risultati ottenuti: “Ben venga se questa legge porrà delle verifiche oggettive. Non abbiano paura di far resoconti sui risultati di un progetto, si mettano in gioco. Anzi, dovrebbero iniziare ad immaginare un Paese senza di loro. Se andassero via, cosa lascerebbero? Si vedrebbero i frutti del loro lavoro? Questa secondo me è la sfida più grande”.

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