26/11/2020, 10.42
LIBANO
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Beirut, crisi politica e banche nell’incontro fra il presidente Aoun e il patriarca Raï

Il porporato ha incontrato il capo dello Stato prima della partenza per il Vaticano. Egli incontrerà papa Francesco e parteciperà al concistoro del 28 novembre. Le preoccupazioni condivise per lo stallo sulla formazione del nuovo governo. Necessario sostenere l’inchiesta per “scoperchiare” la corruzione nelle istituzioni.

Beirut (AsiaNews/Agenzie) - Alla vigilia della partenza per il Vaticano, dove è in programma un incontro con papa Francesco, il patriarca maronita card Beshara Raï si è intrattenuto a lungo ieri pomeriggio con il capo dello Stato Michel Aoun, al palazzo presidenziale di Baabda. Al centro dei colloqui la crisi politica, economia e sociale attraversata dal Libano: al riguardo, il porporato ha rinnovato l’appello per una rapida formazione del nuovo governo e l’analisi forense della Banca del Libano e di tutte le istituzioni finanziarie. 

“Vado dal presidente della Repubblica - ha dichiarato il primate maronita - alla vigilia di un viaggio all’estero”, perché la visita odierna “precede un viaggio in Vaticano per ringraziare papa Francesco per essere stato accanto al Libano dopo la doppia esplosione al porto di Beirut”. A Roma il porporato parteciperà al concistoro in programma il 28 novembre, all’interno del quale verranno creati 13 nuovi cardinali. 

Fra i temi al centro della discussione, e che saranno oggetto anche dell’incontro con il pontefice, il movimento lanciato dal card Raï a favore della neutralità libanese, oggetto di ampie discussioni nell’ultimo periodo. Egli ha quindi rinnovato la propria preoccupazione per molti dei temi dell’attualità libanese, fra cui l’analisi forense della Banca del Libano “che deve essere seguita dal governo” e una inchiesta “da estendere a tutti i ministeri e istituzioni statali” per “scoperchiare” i possibili casi di corruzione. Dal porporato giunge dunque il pieno sostegno alla posizione del presidente Aoun, che preme per una indagine approfondita anche se l’organismo internazionale preposto (la Alavarez & Marsal) ha abbandonato il Paese. 

“Il Primo Ministro designato - ha poi sottolineato il card Raï - deve preparare una bozza completa e presentarla al presidente della Repubblica perché possa fare le sue valutazioni”. Il Paese, aggiunge, “sta morendo e questo non è il modo giusto per formare governi […] Vogliamo un esecutivo di emergenza, apolitico e apartitico”. Tuttavia, le trattative in atto da oltre un mese sembrano essersi impantanate di fronte alle richieste dei vari schieramenti.

A metà ottobre Aoun ha affidato il mandato al già tre volte Primo Ministro Rafic Hariri, per favorire la nascita di un nuovo esecutivo. La crisi attraversata nell’ultimo anno è solo una delle difficoltà che riguardano politica, economia e le stesse istituzioni. Una situazione precaria, cui il Covid-19 e la doppia esplosione al porto di Beirut hanno dato il colpo di grazia, spingendo il 55% della popolazione sotto la soglia di povertà in un contesto di emergenza continua. L’estrema precarietà ha innescato un aumento dei suicidi e una corsa all’acquisto dei pochi farmaci rimasti, mentre gli ospedali versano in condizioni catastrofiche.

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