28/07/2021, 13.29
THAILANDIA
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Bangkok: giornalisti accusano il governo di reprimere la libertà di stampa

di Steve Suwannarat

Nel loro mirino il decreto di emergenza varato dal governo nei giorni scorsi, utilizzato per controllare l'opinione pubblica. Critiche anche per la disastrosa gestione della pandemia. Diversi focolai nelle carceri: quest'anno il perdono verrà concesso a 200mila detenuti.

Bangkok (AsiaNews) - Il governo della Thailandia è accusato di utilizzare un decreto di recente approvazione per reprimere l’opposizione. A dirlo sono le organizzazioni dei giornalisti, che temono una censura ancora più stretta sull’informazione.

Dal 15 luglio è in vigore un decreto d’emergenza che legittima azioni repressive contro chi diffonde informazioni non veritiere con lo scopo “di causare paura” e “minare la stabilità dello Stato”. Secondo molti giornalisti, la presunta diffusione di “fake news” è però solo una scusa delle autorità per controllare l’opinione pubblica; quella di Bangkok è stata definita come una “politica di controllo della libertà di stampa realizzata tramite la legge d'emergenza in vigore per la pandemia”.

Da tempo la popolazione chiede alla monarchia una maggiore trasparenza e una minore distanza dalla vita dei cittadini comuni. Nell’ultimo anno si sono susseguite proteste contro il governo accusato di tutelare gli interessi di militari, ex-militari e loro associati, che hanno preso il potere con un colpo di stato nel 2014 e hanno continuato a governare in modo repressivo e anti-democratico.

Da più di un anno la società civile ha mosso diverse critiche al governo anche per la disastrosa gestione dell’emergenza sanitaria. Oggi si sono registrati 16.533 nuovi casi di contagio e 133 decessi, segnando un nuovo record negativo per il Paese. Tra gli infetti di oggi si contano anche 202 detenuti. La presenza di focolai nelle carceri è la ragione per cui il perdono verrà concesso a moltissimi di loro quest’anno. Per tradizione, esso viene concesso in concomitanza col compleanno del sovrano, che cade oggi: saranno in 200mila a godere di una scarcerazione anticipata o di una riduzione della pena.

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